Non è stata una conferenza quella di Mounia El Fasi e di Rita Torti qualche giorno fa presso la parrocchia delle SS. Stimmate, ma una conversazione a schema libero nella quale le due “relatrici” si sono rivolte domande, hanno accennato risposte, rilanciato obiezioni, commenti, approfondimenti. Cercherò di riportare il dialogo tra la mediatrice culturale musulmana e la saggista e storica cattolica mantenendone, almeno in parte, la spontaneità.

RITA: a causa della situazione afghana, si sente spesso dire: “Ecco, vedi l’Islam? È violento e si accanisce contro le donne”. Qual è la tua reazione di fronte a questi giudizi?

MOUNIA: perfino papa Francesco afferma che non si può parlare di “violenza islamica”! I talebani non sono l’Islam ma interpretano e strumentalizzano il Corano in base ai loro interessi.  È vero, il mondo islamico ha le sue colpe, ma tutto il mondo ne ha. E anche qui, in Italia, quasi ogni giorno ci sono donne uccise da uomini che probabilmente sono stati battezzati…ma non colleghiamo la violenza che commettono alla loro appartenenza religiosa. Il messaggio dell’islam è un messaggio di pace. E le donne afghane non vanno lasciate sole.

RITA: Quindi tu affermi che “questo non è l’islam”. Beh, anche noi di fronte alla cultura patriarcale, alle discriminazioni e alle violenze possiamo dire “Non è il cristianesimo” perché il vangelo non ha nulla a che fare con tutto questo. Ma dobbiamo anche aggiungere che, invece, in parte, “è il cristianesimo”. Nel senso che dopo i primi decenni dopo la morte e resurrezione di Gesù, il cristianesimo ha stabilito un legame stretto e non critico con il patriarcato. La libertà dei primi decenni è stata ben presto imbrigliata. Ciò che ha salvato le donne dall’essere annullate è stata la fede, non la religione: hanno amato e amano troppo Dio per accettare i dettami della religione!

MOUNIA: io credo molto in Dio ma ci sono alcune interpretazioni del testo sacro che mi mettono in difficoltà. Le interpretazioni corrette devono cogliere nel testo sacro una sorta di capacità di adattamento. Alcune risposte che erano adeguate 1400 anni fa oggi possono non esserlo più.

RITA: qualcuno ritiene che l’adattamento sia un tradimento, ma non è così! Il problema è capire come i testi sacri parlano all’oggi. Quello che tu dici per il Corano vale anche per la Bibbia.  All’interno della chiesa cattolica oggi c’è molta libertà, sia per le donne che per gli uomini. Fa eccezione, però, l’ambito fondamentale e potente del culto nel quale il ministero ordinato è riservato agli uomini. Nel mondo ci sono donne imam (rare, e non nei paesi islamici, ma ci sono), ci sono rabbine, ci sono pastore, presbitere e vescove nelle Chiese riformate e anglicana, ma nel cattolicesimo no.  Dobbiamo chiederci che conseguenze può produrre per le persone in crescita vedere solo uomini in determinati ruoli.

MOUNIA: In Italia ci sono donne che dirigono centri islamici e che combattono per una nuova interpretazione del testo sacro. Nei mass media purtroppo non sentiamo parlare di queste conquiste. Si preferisce dare spazio ai pregiudizi.

RITA: nella chiesa sono spesso stati gli uomini a dire cosa sono le donne. Le donne sono state dette in base allo sguardo maschile. Dal versante esterno, d’altra parte, siamo oggetto di pregiudizi: molte non credenti pensano che noi non siamo libere o che non possiamo essere femministe.

MOUNIA: spesso a noi musulmane viene posta la questione del velo. Io dico sempre che la donna musulmana velata è una donna svelata perché si manifesta chiaramente per ciò che è. In certi paesi il velo è simbolo di sottomissione e privazione della libertà ma questo viene dalla cultura patriarcale, non dall’islam. Il velo può essere scelto consapevolmente e in piena libertà.

RITA: se siamo convinte che i testi sacri e la fede in Dio non possano tradursi in discriminazione verso le donne, dobbiamo tutti impegnarci per cambiare le cose. Ma oggi sono soprattutto gli uomini a doversi muovere. C’è una riflessione sul maschile da fare, un nuovo modo di essere uomini da inventare anche per comprendere che la libertà delle donne non è una perdita per gli uomini ma un guadagno per tutti e tutte.

MOUNIA: In molti paesi musulmani è diffuso un analfabetismo religioso che porta a strumentalizzare il testo sacro. Ma molte donne combattono perché la cultura dei diritti entri nella religione islamica. D’altra parte, il profeta Muhammad ha riconosciuto molti diritti, anche alle donne.

Alla fine di questa conversazione ho pensato che se il dialogo interreligioso fosse affidato alle donne, forse si farebbero più rapidamente passi avanti nella comprensione e collaborazione reciproche. Le donne, infatti, qualunque sia la loro religione, si sentono spesso accomunate dal desiderio e dall’impegno di una nuova interpretazione dei testi sacri che sia liberante per ogni persona. E su questa base sono forse più disposte a mettere da parte disquisizioni teologiche, sfere di influenza, tradizioni secolari… per convergere su ciò che conta veramente: testimoniare il Santo Mistero e rispondere alla sua chiamata all’amore reciproco.