Se ne parla da decenni e ora finalmente sono stati fatti importanti passi avanti. La variante alla via Emilia storica, la cosiddetta Via Emilia Bis, potrebbe essere inserita nel prossimo contratto di programma triennale di intervento sulla rete stradale regionale da stipulare con Anas nel corso dell’anno 2022. L’ho chiesto, insieme ad altri colleghi con una risoluzione firmata e depositata in Regione. Abbiamo raccolto gli appelli dei cittadini che abitano a ridosso della Via Emilia storica, schiacciata da un traffico insostenibile, che chiedono di investire risorse sulla qualità della vita delle frazioni attraversate dall’antico asse viario, per recuperare condizioni di sicurezza, socialità e benessere. Nel mese di luglio scorso si è costituito anche un Comitato che sta dando il suo contributo di proposte per la riqualificazione della vecchia strada consolare e spinge perché si acceleri nella soluzione di un problema che riguarda tutto il tratto compreso tra Parma e Reggio Emilia. L’esortazione che arriva a gran voce è che si proceda con un progetto comune da attuare per stralci successivi.

«Vorremmo sottoporvi un esempio chiarificatore – scrivono gli associati – Quando pensiamo alla esigenza della Via Emilia bis tra Parma e Reggio Emilia noi pensiamo al traffico caotico che una trentina d’anni fa coinvolgeva, ad ovest della città di Parma, la via Emilia e la frazione di Pontetaro. In quel caso la costruzione dello svincolo della tangenziale nord con il nuovo ponte sul fiume Taro, il passaggio vicino al Cepim e lo sbocco oltre Pontetaro e vicino a Noceto, ha risolto egregiamente il problema. Altrettanto ad est di Parma c’è bisogno di una bretella stradale a due corsie, a nord della ferrovia, senza alcun accesso privato e riservata al traffico di scorrimento veloce. Dopo lo spostamento all’esterno del traffico pesante la vecchia strada consolare potrà essere rimodulata prevedendo nella stessa sede attuale, due corsie di scorrimento più ristrette e con velocità limitata e una vera pista ciclopedonale che colleghi Parma a Reggio Emilia. Il nostro obiettivo è quello di mantenere vivo e presente questo non più dilazionabile problema. Sappiamo che la Via Emilia bis non sarà costruita immediatamente, ma sappiamo anche che altre soluzioni si sono rivelate inutili e improponibili. Pensiamo che mantenere presente la problematica sia l’unica strada che porterà le Istituzioni interessate alla soluzione del problema». Progettazione e programmazione competono ovviamente a enti pubblici superiori, ma il territorio si sta muovendo positivamente, costruendo un fronte comune.

In questi anni Le Province coinvolte di Parma e Reggio Emilia e le istituzioni locali hanno già realizzato o stanno per realizzare alcuni stralci significativi che di fatto rappresentano un “raddoppio a tratti” della via Emilia. Queste varianti bypassano la storica SS9 e potrebbero, una volta collegate tra loro, costituire il nuovo asse parallelo, posizionato a nord della linea ferroviaria, in grado di garantire una viabilità scorrevole e meno inquinante, capace di “liberare” dal pericolo, dal traffico asfissiante e dall’insopportabile inquinamento acustico e ambientale le popolazioni dei centri sulla via Emilia consolare. La Via Emila sconta anche gli intensi volumi di traffico dell’Autostrada A1 che oggi è percorsa mediamente da oltre 240.000 veicoli pesanti al giorno: ogni volta che si verifica un incidente di una certa entità sul tratto autostradale il traffico si riversa sulla viabilità ordinaria, intasandola. L’idea della liberazione dal traffico pesante dell’attuale arteria SS9 comparve già negli anni ottanta a seguito di vari gravi incidenti intorno alla frazione di San Prospero. Col tempo il traffico si è ulteriormente intensificato soprattutto quando, con il moltiplicarsi delle criticità nel tratto locale dell’Autostrada del Sole, i veicoli venivano deviati sulla viabilità ordinaria. La legge speciale varata in occasione dell’assegnazione della sede Efsa di Parma, all’inizio del terzo millennio, prevedeva anche, quale opera indispensabile a reggere la nuova centralità della città, la realizzazione di una via Emilia bis. Da allora le amministrazioni che si sono succedute hanno intrapreso un importante e assiduo lavoro per arrivare alla realizzazione di questa fondamentale opera pubblica culminato con l’approvazione all’unanimità – anno 2008 – di un documento che impegnava il Sindaco di Parma a coordinarsi con i sindaci di Reggio Emilia e Sant’Ilario, oltre che con i due Presidenti delle Province, per la realizzazione della nuova infrastruttura. La crisi della Giunta Vignali, l’arrivo del Commissario Governativo e un bilancio in profondo rosso hanno reso irrealizzabile ogni iniziativa e tagliato anche il progetto. Da una decina d’anni per chi vive nella frazione di San Prospero e in tutta la zona est di Parma la situazione si è fatta intollerabile. Nel frattempo è stato aperto anche il casello autostradale di Campegine -Terre di Canossa e il traffico dei mezzi pesanti sulla vecchia strada consolare è aumentato a dismisura. In situazioni particolari di ingorgo o incidente grave e in occasione di importanti avvenimenti fieristici si arriva anche al blocco completo dell’intera circolazione. Occorre quindi procedere, programmare, progettare e realizzare la variante alla Via Emilia tra Reggio e Parma – Via Emilia bis – in modo da poter riqualificare la Via Emilia SS9, finalmente liberata dal traffico e poterla dedicare ai progetti di sviluppo del trasporto pubblico e della mobilità ciclabile, migliorare radicalmente la sicurezza stradale e ricucire i paesi e la connessione tra Reggio Emilia, Sant’Ilario e Parma. La realizzazione della rotatoria di Calerno, quella della Val d’Enza che collega la via Emilia con il casello autostradale di Campegine e i comuni della Bassa va in questa direzione e rappresenta già un primo stralcio dell’opera. Le tangenziali delle due città, Reggio Emilia e Parma, sono ulteriori tasselli per completare il progetto, così come la Variante Sant’Ilario. L’intera operazione diventa essenziale anche per migliorare la qualità dell’aria non solo nel tratto considerato, ma dando un contributo significativo all’area vasta padana, da sempre soggetta a sforamenti dei limiti delle polveri sottili.

Il progetto, trasferendo il traffico veicolare dai centri abitati sull’attuale Via Emilia verso il nuovo asse stradale, potrebbe dare il là ad ulteriori interventi “green” sulla Via Emilia storica con la realizzazione di un sistema di trasporto pubblico finalmente efficace e competitivo rispetto all’utilizzo delle auto private, la rigenerazione urbana dei centri abitati, il completamento della ciclovia Emilia tra Parma e Reggio, la costruzione di percorsi pedonali attualmente mancanti in diversi suoi tratti e predisponendo una dotazione di verde che ne attenui l’insolazione estiva, oltre a ripensare il sistema degli attraversamenti e la loro messa in sicurezza. Ritengo che il tema delle infrastrutture e la loro armonizzazione nel territorio sia fondamentale per lo sviluppo. Continuerò a mantenere i contatti con il “Comitato per la realizzazione della Via Emilia bis”, a sostenere le loro istanze e a impegnarmi per fare rete tra le istituzioni e gli enti locali. Oggi ci sono le condizioni perché la via Emilia Bis diventi realtà.