È risaputo che a partire dagli anni successivi alla riforma Gentile del 1923, era entrato nel modo di pensare degli italiani che il dialetto fosse una lingua rozza e volgare, patrimonio degli analfabeti e semianalfabeti. Fortunatamente da qualche tempo la nostra magnifica seconda lingua non è più percepita in quel modo anche se non si è ancora del tutto liberata da incrostazioni di quel genere. Ormai tutti abbiamo frequentato la scuola per cui nessuno può pensare che chi parla in dialetto conosca soltanto quello ma deve pensare che conosce anche quello ed è una persona bilingue come auspicava anche Piero angela che, di recente, scriveva: …essere bilingui rafforza lo sviluppo cerebrale… ma vorrei aggiungere che oltre a parlare l’italiano e l’inglese, lingua ormai universale, bisognerebbe parlare anche il dialetto della propria regione. I dialetti sono lingue vive, molto ricche di espressioni, sfumature, che hanno richiesto tempi lunghissimi per formarsi…

ALLARME SOCIALE PER IL DIALETTO

Sono parecchi gli intellettuali che elogiano il dialetto e che auspicano che non muoia ma non loro soltanto. È difficile infatti incontrare persone, a qualunque ceto appartengano, che non dicano di apprezzare il dialetto e che si dicono dispiaciuti per il fatto che non venga quasi più parlato. Mi è capitato spesso, dopo una mia battuta, in un bar o in un negozio, di sentire commenti del tipo: “Cme l’è bél sentir ancorra parlär al nostor djalett…” Non deve stupire perché è proprio quando ci si rende conto che si sta perdendo qualcosa di importante che si apprezza maggiormente. Anche nelle scuole ho sempre trovato, da parte degli insegnanti, un sincero apprezzamento del dialetto. Stando così le cose si direbbe che non dovrebbero esserci preoccupazioni circa la salute del dialetto. Purtroppo non è così perché troppe persone che conoscono e stimano il dialetto per una sorta di scrupolo, per non dire di vergogna, non lo parlano. Se chi lo conosce non lo parla i giovani non lo apprenderanno mai.

IL DIALETTO SI SALVA PARLANDOLO

Per contrastare questa situazione, la Consulta per il dialetto, su intuizione del prof. Giovanni Mori, da tempo, sta dando vita al progetto “Diciamolo in dialetto” che ha lo scopo di dimostrare che parlare in dialetto è bello e non può più essere considerato un segno di ignoranza e di volgarità tant’è vero che anche persone di riconosciuta cultura non hanno remore a parlarlo. Testimoni che si sono prestati, ad oggi, sono stati: il prof. Almerico Novarini, la prof. Isa Guastalla, l’assessore alla Cultura del Comune di Parma prof. Michele Guerra, il prof. Luigi Roncoroni, il vescovo di Parma mons. Enrico Solmi. Avevamo la promessa del Rettore prof. Andrei ma la pandemia ha bloccato tutto. Speriamo in futuro.

DIALETTO LINGUA AUTONOMA

Il prof. Guido Michelini autore della poderosa grammatica “Il dialetto di Parma – Il sistema linguistico”, sosteneva che il dialetto, oltre a parlarlo, …sarebbe auspicabile saperlo scrivere per elevare questo alla dignità dell’italiano e di qualsiasi altra lingua, superando tradizioni di analfabetismo durate secoli. Il dialetto, lingua autonoma non meno nobile dell’italiano, va parlata sia per verificarne potenzialità espressive diverse da quelle dell’italiano sia per ribadire la propria appartenenza ad un contesto locale di cui esso è uno degli elementi di spicco. Posso anticipare che, a breve, la Consulta per il dialetto renderà fruibili gli esiti di due progetti in cui i testi oltre ad essere scritti in italiano e in dialetto potranno, contemporaneamente, essere ascoltati in audio.

Intanto, per chi fosse interessato, indico l’indirizzo del nostro sito: http://consultadialettoparmigiano.org/wordpress/ Cliccando su SUSSIDI si apre una tendina e si può scegliere, ad esempio, Corso di dialetto 2020.