Se in politica si imparasse a usare le parole con coraggio e gentilezza, se si esercitasse l’arte del dubbio ponendo e ponendosi domande, gran parte dei problemi che soffocano il dibattito politico sarebbero risolti. Perché è sotto gli occhi di tutti che i conflitti più forti in campo politico non riguardano la diversità di idee e proposte ma il modo di esprimersi e di porsi rispetto a compagni di partito, avversari politici, elettorato…Per questo, Gianrico Carofiglio, qualche mese fa, ha dato alle stampe un piacevolissimo e utile volumetto dal titolo “Della gentilezza e del coraggio. Breviario di politica e altre cose” Feltrinelli Milano 2020. Pagine 119 €14,00

Uno degli elementi centrali del testo riguarda il conflitto. Nella vita umana il conflitto è inevitabile, tanto più in politica. Ciò non è affatto negativo: c’è conflitto perché ci sono differenze e sono le differenze alla base della vita, della creatività, del progresso. Ciò che dobbiamo fare è accettare il conflitto e gestirlo senza violenza. Sembra facile ma non lo è affatto perché non è facile ascoltare davvero, essere disposti a cambiare idea, avere fiducia che anche gli altri possono avere qualche ragione…insomma non è facile mettere da parte il proprio ego. Quanti disastri politici a causa di ego smisurati! Anche la stupidità è un gran problema della politica perché un certo numero di politici non si preoccupa affatto di accertare la verità e afferma tranquillamente inesattezze e falsità. Il fatto è che molti elettori ed elettrici non se ne preoccupano e sono i primi a non esercitare l’arte del dubbio. Carofiglio fa molti esempi che riguardano Donald Trump e il suo elettorato ma è possibile che troviamo esempi anche più vicini a noi. Molto indicativo lo stile linguistico usato da alcuni politici demagoghi e con tendenze autoritarie: “sintassi frammentaria e sconnessa, vocabolario minimo, ripetizione continua delle stesse parole e delle stesse espressioni” (p.37).

E che dire di chi legge la realtà come il risultato di continui, oscuri e mai documentati complotti? Dagli ebrei che volevano impossessarsi del mondo secondo “I protocolli degli anziani di Sion” (un falso che servì a rafforzare l’antisemitismo) alle presunte armi di distruzione di massa possedute da Saddam Hussein che servirono a scatenare una guerra… c’è chi cerca il consenso seminando sospetti e paure di un nemico nascosto e infido. Ma inesistente. Di fronte a certe affermazioni siamo noi, cittadine e cittadini, che dobbiamo pretendere le prove. Diffidando sempre di chi semina continuamente paure. Rafforzare le paure, motivate e immotivate, è infatti il metodo dei populisti per conquistare il potere. L’analisi di Carofiglio è molto approfondita e ricca di indicazioni pratiche per decifrare i segnali del linguaggio politico e imparare a usarlo correttamente. Come ulteriore e ultimo esempio che spero faccia nascere il desiderio di leggere tutto il libro richiamo la parte sull’umorismo come virtù politica. Essere capaci di umorismo e quindi di autoironia, è un segno molto positivo perché implica la capacità di uscire da sé per osservarsi “dall’esterno” e vedere i propri pregi e difetti. La sua mancanza “si accompagna a certezze tanto radicali quanto infondate e spesso grottesche, su sé stessi, gli altri, il mondo” (p.77) Carofiglio ci informa che Francis Scott Fitzgerald scriveva: “Il banco di prova di un’intelligenza superiore è la capacità di sostenere simultaneamente due idee contrapposte senza perdere la capacità di funzionare” (p.79) È uno dei tanti esercizi che vengono suggeriti nel libro e che ciascuno di noi potrebbe provare a fare per poi proporli anche ai nostri rappresentanti in politica. Buona lettura!