Il decreto legge n.41/2021 del governo Draghi è incentrato su interventi economici a favore di tutti i soggetti – singoli cittadini, imprese e comuni – danneggiati in vario modo dagli effetti della pandemia. Ha utilizzato l’intero importo di 32 miliardi di euro di ulteriore ampliamento del debito pubblico già autorizzato dal Parlamento su proposta del governo Conte 2. In quel contesto, cioè interventi di sostegno, sono state inserite alcune norme (art. 4,comma 4)   riguardanti, seppure in misura molto contenuta, la cancellazione delle cartelle esattoriali risalenti al periodo 2001/2010 di importo non superiore a 5000 euro per crediti di cui è riscontrata l’inesigibilità nei confronti dei debitori. E’ una misura di bandiera della Lega che per questo ha fatto pressioni sul Presidente del Consiglio Draghi in chiaro spregio all’appello del Presidente Mattarella relativo alla richiesta di fiducia ad un governo che “..non debba identificarsi con alcuna formula politica.”, appello esplicitamente accolto dalla stessa Lega per la formazione del nuovo governo ma che ne è dimentica ogni giorno con le rivendicazioni di chiaro stampo populistico lanciate dal suo segretario Salvini. Gli interventi di sostegno, certamente insoddisfacienti, devono essere considerati, circa la dimensione e la scelta dei beneficiari, in connessione con le linee di politica economica annunciate e perseguite da Draghi, in primo luogo con la definizione degli obiettivi del Piano, da definire entro aprile, collegato all’utilizzo dei finanziamenti, in parte sotto forma di erogazione a fondo perduto e in parte come prestito a condizioni molto favorevoli, da erogarsi dall’U.E.

E’ del tutto evidente che tali interventi sono del tutto emergenziali e collegati all’andamento della pandemia, per cui sarà il raggiungimento degli obiettivi del piano di vaccinazione, per sconfiggere in modo definitivo il virus covid19, a determinare il passaggio da interventi emergenziali all’attuazione di interventi economici pianificati verso la ripresa della nostra vita sociale nel contesto europeo. Pretendere che interventi emergenziali siano completamente risolutivi delle situazioni di disagio è da lasciare all’ambito di un populismo di giornata. Come ci si può liberare dall’assillo populistico? Solamente con l’avvio di una seria politica economica e sociale che si proietti almeno nel prossimo decennio. Impresa ardua per la quale è indispensabile che la politica si liberi dall’ansia del consenso giorno per giorno per destinare le sue energie e quelle indispensabili di tutti i cittadini, a perseguire obiettivi con elevato grado di realizzabilità e coerenti con l’inderogabile esigenza di superare i danni creati dalla pandemia, soprattutto in termini di indebolimento delle aspettative, per traguardi reali di forte giustizia distributiva sul piano economico, culturale e sanitario come spesso richiamati da Draghi.

Questo sforzo ricostruttivo deve partire dalla consapevolezza dei gravi deficit di cui soffre la nostra società. Ci sono alcuni dati strutturali che devono essere evidenziati e non sottaciuti. Mi riferisco alla drammatica evidenza del deficit di natalità che aggrava ogni anno di più il rapporto fra persone in età produttiva e persone che non sono in condizioni di produrre (previsioni autorevoli ci segnalano che nel 2038 avremo 265 anziani per ogni 100 giovani),  il calo della popolazione totale, il crescente fenomeno dell’abbandono scolastico con un preoccupante aumento dell’analfabetismo, la fuga dei giovani con preparazione verso l’estero e infine, per non parlare di altri fenomeni negativi, il continuo aumento del debito pubblico che a fine 2020 ha già raggiunto 2.570 miliardi di euro, che in rapporto al Pil fa 160%. In questi tempi il problema del debito pubblico non preoccupa gli Stati industrializzati perchè è indispensabile sostenere le popolazioni in grave disagio. Ma rimane il fatto che un debito pubblico particolarmente elevato, anche se il suo costo unitario è a livelli bassissimi, dovrà essere ripagato e peserà consistentemente, anche per il problema demografico soprarichiamato, sugli sforzi per far riprendere la crescita dell’economia. Il quadro dei rapporti internazionali si sta complicando generando forti preoccupazioni. Più che ad un comune impegno delle potenze dominanti per un nuovo equilibrio che assicuri la necessaria tranquillità, il mondo sembra essere in una condizione di duro confronto per affermare un’egemonia. Quindi tempi di pericolo.  Non va dimenticata infine la nostra Unione Europea in cui il coronavirus ha messo allo scoperto problemi e debolezze che ne minano le sue stesse prospettive. Soltanto la protervia con cui Ungheria e Polonia hanno messo in discussione principi democratici basilari e la loro tendenza ad aggregare forze populiste e cosiddette sovraniste con l’evidente scopo di bloccare ogni sforzo per far avanzare l’UE, generano preoccupazioni aggiuntive che non possono essere sottovalutate.

Concludendo sento la necessità di manifestare la convinzione che, particolarmente la Lega di Salvini ora parte della maggioranza e F.lli d’Italia della Meloni ora all’opposizione, perseguano l’obiettivo di far saltare l’attuale governo man mano che si avvicina il gennaio 2022 in cui il Parlamento eleggerà il nuovo Presidente della Repubblica. Alcuni segnali sono già stati lanciati dalla Lega di Salvini, segnali e gesti che potranno accentuarsi a partire dal prossimo luglio quando non sarà più possibile sciogliere le Camere sino all’insediamento del nuovo Presidente della Repubblica. Dover affrontare una così grave pandemia che ancora non dà segni di spegnimento e mettere in moto il ponderoso programma di politica economica e sociale collegato al piano di finanziamento dell’UE, rende indispensabile che l’attuale governo presieduto da Draghi possa proseguire il suo lavoro fino al marzo del 2023 in cui si dovranno tenere le elezioni generali. E’ un periodo estremamente delicato in cui le forze politiche europeiste senza riserve dovranno mostrare capacità di mobilitazione dell’opinione pubblica per contrastare ogni azione che tenda ad impedire a Draghi di portare a compimento almeno l’avvio del piano di ricostruzione.