L’aeroporto, lo Stadio, la Cittadella, e poi i “sempreverdi”: la Stazione TAV,  l’autostrada TIBRE…Sono tanti i progetti che interessano in queste settimane la nostra città e che a turno balzano all’attenzione della cronaca. Si tratta, va aggiunto subito, di opere con caratteristiche e origini molto diverse tra loro: alcune progettate su iniziativa di privati, altre di natura “mista”, altre ancora prettamente pubbliche, ma tutte destinate comunque a impattare, nel bene o nel male, sul futuro di Parma e dei suoi abitanti. Non è questa ovviamente la sede – se non altro per motivi di spazio – per approfondire l’analisi e la valutazione sulle singole opere sopra elencate; può invece essere utile evidenziare, anche se sommariamente,  le modalità idonee per far sì che questa valutazione sia corretta ed appropriata. Innanzitutto, va evitato quello che si suole definire il “tifo” aprioristico pro o contro (anche quando si parla di stadio… ): quello di chi è favorevole “a prescindere” alla realizzazione di qualunque progetto , utile o anche inutile, e quello di chi, dagli spalti opposti, ne è invece altrettanto pervicacemente contrario, sempre e comunque. Ma, andando oltre questa ovvia premessa (che però, guardandosi un attimo intorno, tanto ovvia non è) c’è un aspetto che va tenuto in massima considerazione nell’analisi e nel giudizio relativamente a questi e altri eventuali progetti: quello della loro “compatibilità” con la visione di città che Parma, per il tramite dei suoi amministratori,  si è data. Visione che, naturalmente, non può e non deve essere statica e immodificabile, ma che al tempo stesso non può prescindere da alcuni punti fermi, da poche ma fondamentali linee-guida da cui derivano le scelte che si andranno a fare nel corso del tempo. Questo significa, ad esempio, superare la logica dell'”opportunità” come primo e fondamentale criterio di valutazione: per fare un esempio banale ma efficace, se ad uno di noi viene proposto l’acquisto a prezzo scontato di un mobile bellissimo ma che non si sa dove mettere perchè troppo ingombrante, il buon senso ci dice di rinunciare a comprarlo anche se è “un’occasione”. Altrimenti a furia di “occasioni”, si rischia di avere una casa piena zeppa di cose di valore ma in cui non c’è letteralmente più posto per le persone…Ma di contro, proseguendo in questa metafora “domestica”, è altrettanto vero che se c’è bisogno di comprare un determinato oggetto e si ha bene in mente dove metterlo, sarebbe assurdo rinunciare ad acquistarlo ad un prezzo conveniente solo perchè si è abituati ad una certa suddivisione degli spazi o per il timore che il cambiamento provochi dei problemi imprevisti. Vi è poi, certo non meno importante, la questione della partecipazione, cioè della condivisione delle scelte da parte dei cittadini. E qui si apre un capitolo delicatissimo e che richiederebbe davvero uno spazio ben maggiore. In queste poche righe è sufficiente ricordare che, come si suol dire, la partecipazione è il sale della democrazia; ma, come sa bene chiunque è un po’ pratico di cucina, quanto sale mettere in questo  o quel piatto è sempre una scelta delicata e decisiva per la gradevolezza della pietanza, in quanto può esaltarne o al contrario comprometterne il sapore… Tutti i temi accennati in queste righe – lo sviluppo della città, la “visione” che deve accompagnarlo, le forme della partecipazione – sono al centro dell’“Agenda Parma 2022” che il nostro Circolo sta portando avanti in questi mesi. Anzi, proprio il contributo dell’associazionismo, del volontariato, della cosiddetta “società civile” è una delle componenti essenziali di una democrazia realmente partecipata: non un accessorio o un soprammobile, ma proprio uno dei muri portanti.