Proprio pochi giorni fa il mondo ha assistito a quella sorta di “miracolo” che è stata la visita del Papa in Irak, nel corso della quale tanto le autorità civili che quelle religiose islamiche hanno concordato sul diritto dei cristiani irakeni non solo a praticare liberamente la propria religione, ma anche ad essere considerati cittadini a piano titolo e senza discriminazioni. Se si pensa che solo alcuni anni fa buona parte dell’Irak era occupato dalle milizie del Daesh, è facile concludere che si è trattato di un gigantesco passo in avanti sul cammino dei diritti. Ma nel giro di poche settimane, quasi a confermare che non si tratta di un percorso lineare e senza ostacoli, sono arrivate altre due notizie di segno opposto, una proveniente sempre dall’area medio-orientale, di cui si parlerà più avanti, l’altra invece proprio qui “a casa nostra”, ovvero la cancellazione del Centro Islamico di via Campanini dal registro regionale delle associazioni di promozione sociale, che, in sintesi, significa che d’ora il poi i mussulmani di Parma non avranno più un luogo dove incontrarsi e pregare.  Quello che insomma è stato appena  riconosciuto ai cristiani irakeni viene di fatto negato  ai mussulmani di Parma…. Naturalmente (in fatto di ipocrisia noi occidentali siamo indubbiamente più bravi degli altri) nessuno nega apertamente che possa esistere un luogo di culto per i musulmani di Parma, purchè “rispetti la legge” ; ma va da sè che – come già successo tante altre volte in giro per l’Italia– appena si profilerà l’ipotesi di realizzare la Moschea in questo o in quel luogo, subito scatteranno le proteste, più o meno “spontanee”: qui no, non va bene,   meglio da un’altra parte, e poi la destinazione urbanistica non è compatibile, e poi ci sono ben altre priorità, e poi …

L’altra cattiva notizia, come si diceva, arriva invece dalla Turchia: proprio la nazione in cui nel 2011 venne firmata la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne ha deciso ora di uscire da questo importante accordo internazionale, con la motivazione che la dignità delle donne è garantita dalle tradizioni e dai costumi nazionali; secondo i commentatori, si tratta di una nuova mossa – come quella di consacrare nuovamente S. Sofia al culto islamico  –  per cancellare l’impronta laica della Turchia moderna  e sostituirla con uno Stato confessionale e autoritario.                                   .

Oggi L’Italia celebra Dante, uno dei suoi figli più illustri; e tra i tanti messaggi contenuti nella sua opera, e ancora attuali, vi è la fortissima avversione per la commistione tra potere religioso e potere temporale. Ai suoi tempi, erano Papi e Vescovi e esercitare indebitamente funzioni e compiti propri delle autorità civili e Dante non perde occasione per fustigarli con la sua penna; oggi, se fosse vivo, il Sommo Poeta bacchetterebbe quei politici che, senza esserne richiesti, pretendono di rappresentare e incarnare i valori e le tradizioni religiose. E non solo in Turchia.