Al termine della 7^ edizione di Borgo Lab mi ero proposta di elaborare e condividere una riflessione sull’esperienza di questa “particolare” edizione, innanzitutto per diffondere il senso e la funzione di questa ottima iniziativa de Il Borgo, ma anche per collocarla in un ambito più ampio: la formazione alla cittadinanza in senso lato.Brevemente; Borgo Lab nasce nel 2014; ricordo ancora la prima conferenza stampa di presentazione cui partecipavo quale referente del liceo Sanvitale in cui insegnavo; e ricordo la curiosità dei presenti per quel primo esperimento di formazione alla cittadinanza rivolto ad un’utenza, gli adolescenti, particolarmente difficile da intercettare e coinvolgere.Borgo Lab era nato da un’ottima intuizione dei soci de Il Borgo: nel mondo giovanile si manifestava da tempo una forte “apatia politica”, una certa avversione per la scena politica, quasi un disagio civico diffuso su cui era urgente intervenire o almeno… provarci. Ottima intuizione; una sorta di pre-visione in quanto pochi anni dopo, nel 2019, il Parlamento Italiano emanava la legge n.92 (del 20 agosto) che sanciva l’introduzione dell’insegnamento scolastico dell’educazione civica in ogni ordine e grado del sistema scolastico.Dal 2014 ad oggi tanti giovani hanno partecipato alle conversazioni di Borgo Lab condotte da esperti su temi di natura sociale, politica, economica, giuridica, ma anche antropologica e psicologica. Temi complessi. Diritti, Libertà, Giustizia, Democrazia, Cultura, Beni Comuni, Mass media, Cittadinanza e tanti altri sono stati affrontati e spiegati sempre nell’ottica di suscitare riflessioni, risvegliare domande, dialogare; poiché finalità essenziale ribadita e condivisa dal Consiglio Scientifico è la seguente: la formazione della persona e del/la cittadino/a attraverso l’esperienza sociale di cui il dialogo e il confronto sono pilastri emblematici.

Ma veniamo ai tempi recenti, a questi tremendi mesi pandemici che hanno costretto tutti a trasformare la propria vita e che, ovviamente, hanno inciso anche sulla progettazione della 7^ edizione di Borgo Lab. Una progettazione “a distanza”, quasi innaturale, dopo anni di viva presenza e vicinanza; una progettazione difficile (come i tempi); ma nella difficoltà l’intesa del team di progettazione è rimasta solida ed ha avuto la meglio. La formula innovativa di questa 7^ edizione, conversazioni seguite dai lavori di gruppo su compiti di realtà, è stata una scommessa ardua, ma vincente.Ragazze e ragazzi di Istituti scolastici diversi, guidati da ottimi coordinatori, sono stati capaci di lavorare insieme, seppure a distanza, per affrontare compiti di realtà connessi ai 4 temi affrontati (ecologia urbana, multiculturalismo, Beni comuni, media e cittadinanza) riuscendo a produrre messaggi, proposte, prodotti multimediali accuratamente archiviati. E’ stato emozionante e quasi stupefacente veder sfilare l’esito del loro impegno collettivo…. nonostante le tante difficoltà di questi mesi! Questi ragazzi e ragazze ci hanno testimoniato, con il loro impegno, che è tempo di dar loro fiducia e soprattutto lasciar spazi, creare occasioni affinchè emerga la loro presenza, il loro pensiero, bisogni e proposte. Penso che Borgo Lab sia essenzialmente questo: uno spazio e quindi un’opportunità di esperienza civica in cui questi giovani cittadini e cittadine esercitano ed affinano insieme competenze importanti. Anche la Scuola e la società tutta, nelle sue varie espressioni, sono teatro di formazione civica; senza dimenticare che la famiglia, in primis, e talora inconsapevolmente, dà un imprinting indelebile a tale formazione civica avviando il bambino/la bambina all’acquisizione di quei comportamenti sociali che esprimono e concretizzano la relazione civile umana; rispetto, accoglienza, vicinanza, solidarietà; ma purtroppo talvolta viene veicolato esattamente l’opposto: disprezzo, chiusura, ostilità, violenza nei confronti dell’altro. IL Ministero dell’Istruzione Italiano (e quindi i vari Governi che si sono succeduti), per troppi anni ha dimenticato l’importanza della formazione alla cittadinanza (espressione che prediligo rispetto a “educazione civica”) lasciando un vuoto nei curricoli scolastici e quindi nel percorso formativo di ogni studente/studentessa. Introdotta nel 1958 per volere di A. Moro, l’educazione civica viene soppressa nel 1990/91 e subisce molte vicissitudini e metamorfosi; di fatto è rimasta assente o latente per troppi anni. Ancor più grave il fatto che il Legislatore non abbia compreso il radicale cambiamento socio-economico e culturale in atto dagli ultimi decenni del Novecento e quindi non sia intervenuto adeguatamente, a livello normativo, per rinforzare i pilastri e la finalità civica dell’azione formativa dell’Istituzione scolastica.  Penso che queste vicende rappresentino un vulnus pedagogico, ma soprattutto politico su cui riflettere in quanto la Pedagogia ha sempre un’anima politica. La finalità pedagogica dell’azione educativa si ispira, da sempre, ad un certo modello antropologico, diverso nei tempi e nei contesti, comunque definito e veicolato dall’Istituzione Politica (dal Potere). Nella paideia greca la finalità/il modello era la formazione integrale del cittadino ateniese; nell’età medievale cristiana era il fedele devoto, nell’età moderna il borghese istruito, ma oggi quale idea di cittadino vorremmo porre quale finalità dell’azione formativa scolastica? Nelle scuole italiane, tranne rare esperienze, è prevalso per decenni un modello educativo individualistico, competitivo che rinforzava l’obbedienza passiva e il nozionismo.  A questo modello si oppose Don Milani che per primo a Barbiana seppe coniugare l’istruzione dei suoi ragazzi con la loro formazione civica. Finalità pedagogica della Scuola di Barbiana era: essere cittadini ed esercitare i propri diritti in una società (anni Sessanta) ancora fortemente classista. Anche J. Dewey, (1859-1952) filosofo e pedagogista statunitense ha illuminato la pedagogia democratica già nella prima metà del Novecento; per D. la scuola è una comunità democratica in cui “si impara facendo insieme agli altri” e proprio la scuola forma cittadini democratici capaci di affrontare democraticamente e pragmaticamente i problemi che la vita sociale comporta.  “Democrazia e educazione” (1^ pubblicazione 1916 ) sono binomio inscindibile e la scuola “attiva e progressiva” è,  per D., garanzia di progresso sociale.

  1. Morin, intellettuale poliedrico tuttora vivente, ci ha fornito molti spunti pedagogici per formare cittadini “dalla testa ben fatta”, capaci di pensiero critico e di comprendere la complessità dei fenomeni, quindi di agire responsabilmente. Nel cap. 6 de “La testa ben fatta”(1^ ed. 1999) Morin ribadisce l’importanza di una formazione civica volta a integrare identità nazionale, europea e mondiale per superare i rischi dei nazionalismi e dell’odio. L’Autore invoca una riforma del pensiero e una riforma dell’insegnamento per poter affrontare le numerose sfide dell’era globale che stiamo vivendo.

L’Unione Europea dal 2006 ha sottolineato l’importanza delle competenze di cittadinanza quale sfondo del processo di formazione del soggetto, raccomandando ai Paesi membri dell’Unione di rivedere ed aggiornare gli strumenti della valutazione e quindi la progettazione scolastica nel suo insieme. Il lento processo di cambiamento pedagogico-didattico del sistema scolastico italiano è ormai in atto. Un segnale di tale processo è stato proprio l’introduzione dell’educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado; disciplina trasversale declinata, secondo le Linee guida ministeriali (del 2019) in tre fondamentali nuclei tematici: Costituzione, Sviluppo sostenibile, Cittadinanza digitale.  Me ne rallegro. “NON E’ MAI TROPPO TARDI” (diceva il maestro Manzi) Ma vorrei sottolineare un ulteriore aspetto della scommessa educativa in campo; l’educazione civica, come sottolinea Milena Santerini, pedagogista italiana ed ex- deputata , non è un sapere teorico di nozioni; è un saper fare ed un saper essere e questa è la scommessa formativa più ardua.  Conoscere gli articoli della Costituzione Italiana è sicuramente importante, ma ancor più importante è la comprensione del senso profondo dei valori ispiratori di tali articoli: libertà, giustizia, rispetto, solidarietà, per imparare ad agire responsabilmente verso se stessi, gli altri, il mondo che ci circonda. Concludo citando un grande maestro, Norberto Bobbio che nel testo “Il futuro della democrazia” (1^ pubblicazione 1984) analizzava la crisi democratica e ne individuava le cause.  Sintetizzo per esser breve: la democrazia non fiorisce senza l’istruzione del popolo sovrano. Quindi la crisi della democrazia si annida in quelle che Bobbio definiva “le promesse non mantenute” della democrazia; l’Istruzione (con la I maiuscola) comprensiva dell’educazione alla cittadinanza è una di queste promesse mancate. Verità evidente. I governi italiani per troppi anni hanno usato, ignorato e bistrattato la Scuola pubblica (come le Università e la Ricerca) ignari delle gravi conseguenze di questa miope incuria.  Ma i fatti hanno parlato e parlano da soli. Al pessimismo della ragione ora occorre affiancare una forte dose di ottimismo della volontà illuminata da uno sguardo ampio e lungimirante di cui la formazione alla cittadinanza può rappresentare l’orizzonte.  E’ un dovere pedagogico e politico, aggiungerei etico, quello che si delinea con urgenza al mondo degli adulti: la responsabilità di educare, istruire, formare, perché tutti vogliamo vivere in una società migliore.