Nel “kairos” dell’oggi pandemico è emersa una nuova e condivisa attenzione per il mondo della sanità, mondo che nei mesi cruciali del 2020 ci ha accompagnato quotidianamente nell’eroico tentativo di salvare più vite possibili, facendo scelte non facili e lavorando nel buio. Oggi che il buio si è in parte dissipato perché cure e vaccini non mancano, e soprattutto i DPI che tanto sarebbero stati necessari all’inizio del contagio, si apre lo scenario di una comunità “tutta da curare”, nell’anima e nel corpo, nelle relazioni interpersonali e in quelle sociali fino a quelle inter istituzionali. Vengono alla luce le criticità presenti e le necessità ipotizzate per il futuro. Grazie all’associazione Luigi Battei si è potuto realizzare l’incontro di lunedì 8 febbraio avvenuto nella “stanza” di BetaniaOnline di Giorgio Pagliari, incontro che ha raccolto questa esigenza di ripensare la sanità facendo  interloquire gli attori principali della sanità parmense con il Movimento “Prima la comunità”, rete rappresentata dal dott. Prandi Franco, già direttore Ausl di Reggio Emilia ed oggi tra i promotori dell’idea che per curarsi ci vuole una comunità unita e prossima. Comprendiamo che il concetto di Casa dalla Comunità si potrebbe sostituire al quello tradizionale di  Casa della salute, creando una prospettiva di cura molto più composita che potremmo definire  anche olistica e diffusa. Non più un luogo fisico di sportelli anonimi (l’impressione a volte è che andare in Posta o in via Pintor non sia molto diverso…), o un labirinto di stanze su cui cercare la targhetta dello specialista di turno, ma un luogo e spazio/contenitore di relazioni di cura e prossimità alle persone, animato dalla società civile del territorio: luogo la presenza della medicina di gruppo con infermieri disponibili a piccoli e quotidiani trattamenti, situazioni di inclusione per le persone anziane e sole, occasioni di ristoro per i/le care giver caricati spesso di un peso eccessivo e vissuto in solitudine. Lo ha specificato molto bene il sociologo Marco Ingrosso,  indicando i paradigmi che la politica può accogliere per realizzare nel proprio territorio forme di cura che “vanno verso i pazienti” e non viceversa, come oggi spesso avviene: una visione i cui pardigmi primari sono prossimità e partecipazione. Tale allargamento del concetto sanitario alla socialità permette di creare una sussidiarietà della struttura sanitaria condivisa anche con il terzo settore e gli enti locali. Il dott. Bruno Agnetti,  anche consigliere comunale di minoranza, ripropone come indispensabile e urgente la forma di una casa della salute/comunità in cui il cuore pulsante sia una medicina di gruppo anche specialistica che valorizzi i giovani medici, gli infermieri e il volontariato sociale del territorio, creando reti di prossimità soprattutto per le persone più sole, come già accade nel suo ambulatorio di medicina di gruppo. In città per fortuna esistono già esempi virtuosi ed innovativi come questi, lo conferma l’esperienza di Villa Ester, iniziata poco più di un anno fa (su progetto di Asp con l’associazione Altzheimer.) con lo scopo di includere le forze migliori del quartiere compresa la scuola. Un’ esperienza che mostra come una co- progettazione con il terzo settore e sostenuta dall’ente locale sia foriera di nuovi legami e rinnovamento di un territorio.  Emerge con chiarezza come l’ente locale abbia un indispensabile ruolo di controllo e governance delle Case della comunità e delle politiche legate alla cura, e poiché durante la pandemia si è invocata la medicina territoriale, ora è il momento di prenderne coscienza.  Il lavoro della governance  deve diventare una co-governace sempre più comprensiva della società civile che assuma come propria la reciprocità della cura, in un concetto di welfare che non delega tutto ma coinvolge tanti,  rendendo vicino e sicuro il medico, lo psicologo, il fisioterapista, lo sport terapeutico, il terzo settore, le famiglie, gli anziani,le scuole, le biblioteche…

Sulla governance delle istituzioni sanitarie locali qualcuno sul finale lancia la sfida: troppa politica nelle nomine dall’alto e disincarnate dai territori, la prossimità comincia da qui: il direttore Fabi ammette che tanto ci sia da fare in questo senso, nello stesso tempo ricorda come l’Ente ospedaliero nella pandemia abbia messo in gioco dinamiche completamente nuove, smantellando dipartimenti e reti cliniche e mettendo a servizio del Covid-19 competenze inaspettate e ritrovate: un lavoro di squadra riuscito anche grazie alla forte umanità che si è naturalmente  sviluppata, nuovi rapporti tra colleghi e con i pazienti a causa di quella lontananza e solitudine che gli stessi vivevano, soprattutto avvicinandosi alla morte. Siamo corpi fragili e le nostre relazioni sono preziose perché sostanziano di senso i momenti di dolore e di malattia, che diventano cura prima di tutto dando sicurezza al malato e alla sua rete di relazioni, creandola se manca. Il discorso sulla sanità è apparso davvero enorme e complesso, significativa la partecipazione : più di 70 persone sempre connesse e i tanti interventi anche di medici specialistici come il prof. Stefano Gandolfi, il dott. Lugi Capra, il dott. Crialesi che ha sottolineato la necessita di fare rete, di creare vasi comunicanti tra i nodi della rete territoriale. Una serata che ha aperto scenari che vanno approfonditi e incarnati con gradualità e concretezza, con una certa velocità anche, partendo dalla politica locale nella più stretta collaborazione con tutte le parti sociali e le aziende sanitarie.

Chi lo desidera può riascoltare la serata sul canale  Fb di BetaniaOnline usando questo link https://www.facebook.com/watch/live/?v=897178157753159&ref=search