Grande successo di pubblico, circa 380 iscritti fra studenti, professionisti e direttori e dirigenti dell’Università di Parma, per il Webinar del 29 gennaio sulla prevenzione e il contrasto della corruzione e della criminalità organizzata che ha avuto come protagonista principale il dott. Raffaele Cantone, Procuratore della Repubblica di Perugia, già Presidente dell’Autorità anticorruzione. Come è noto il Seminario ha dato l’avvio anche ai Lavori dell’Agenda 2022  dell’Osservatorio della città della città del Borgo per Parma Città sostenibile. Dopo i saluti del Magnifico Rettore che ha manifestato l’attenzione dell’Ateneo di Parma per l’iniziativa e ha riconosciuto nel magistrato uno degli interlocutori nazionali più autorevoli per affrontarla, ho introdotto i lavori illustrando la strategia e le linee di azioni delineate in questi anni dalla nostra Università. Di questa è stata asse portante la firma di un Protocollo d’Intesa con l’Anac, che impronta l’iniziativa dell’Ateneo sul tema alla logica della prevenzione attraverso la formazione di una cultura della legalità intesa in senso non solo formale ma anche etico sostanziale. I suoi snodi decisivi sono stati principalmente sia la formazione del personale dirigente e direttivo, sia quella degli Ambasciatori della legalità, ossia nostri studenti disponibili a diffondere nelle scuole della Provincia i valori della Costituzione. In tale logica l’Ateneo ha anche implementato, da quest’ anno, la realizzazione di un Osservatorio permanente della legalità, discendente da un Accordo di Programma siglato fra il Magnifico Rettore e il Presidente della Regione di cui fa parte anche la realizzazione del Webinar con Raffaele Cantone. Il magistrato ha improntato la propria relazione, attraverso le domande poste dal dott. Elia Minari, coordinatore dell’Osservatorio, su tre temi principali, la strategia dei piani anticorruzione, la formazione del personale pubblico e il contrasto della criminalità organizzata e mafiosa e del suo controllo sul territorio.   L’istituzione dell’Autorità nazionale anticorruzione e la presidenza di questa affidata a Raffaele Cantone erano improntate alla centralità di quella che fu definita “filosofia della prevenzione” che segnò un cambio di passo decisivo in materia di contrasto della corruzione. L’approccio repressivo, che caratterizzava fino ad allora la strategia contro la corruzione, fu concepito come un passato da superare. Il cambio di passo fu epocale. L’azione dell’Anticorruzione infatti non era improntata a reprimere comportamenti illegali ma ad impedire che nel futuro potessero verificarsi, attraverso regole dell’azione amministrativa che rendessero più stringenti non solo i procedimenti ma soprattutto le condizioni e gli obiettivi che devono realizzare e in cui si muovono. La funzione dell’Autorità, dunque, era anzitutto nel fatto di esserci, fatto percepito e vissuto come valore in sé, simbolo di una lotta per un sistema che deve offrire garanzie di rispetto della legalità a tutti, non solo al sistema pubblico ma anche a cittadini e imprese.  Sul primo versante, due sono i rischi principali che, a parere di Cantone, bisognerebbe evitare nel redigere un piano di prevenzione: l’astrattezza e l’eccesso di vincoli burocratici sull’azione amministrativa che ne possono minare la funzionalità. L’adozione di un piano non è un adempimento formale e astratto ma dovrebbe essere preceduto da un’attenta mappatura delle situazioni di rischio e poi portare, nella fase della gestione del rischio, il cd. risk assessment, alla scelta della misura più efficace al fine di ridurlo, anche attraverso una conoscenza della storia degli uffici per cui è indispensabile la collaborazione del personale addetto. Le misure proposte, se corrette, diventano allora un’occasione per migliorare il buon andamento della Pubblica Amministrazione, ai sensi dell’art. 98 della Costituzione, quindi una risorsa per accrescere la funzionalità e la performance dell’organizzazione amministrativa.     Non ci dev’essere dunque trade off fra lotta alla corruzione e buon andamento della PA. È nell’autonomia delle Pubbliche Amministrazioni nella scelta delle misure di prevenzione più opportune che risiede – a parere del magistrato – l’opportunità offerta dai piani: è come se questi fossero una scommessa sulla capacità, da parte delle singole amministrazioni, di autoprodurre i propri anticorpi per contrastare comportamenti e prassi illecite o comunque non imparziali.

Sul versante della formazione del personale pubblico Cantone ha ricordato come i riferimenti obbligati restino il dettato costituzionale e il codice di comportamento dei dipendenti pubblici. L’art. 54 Cost. affida al dipendente pubblico, oltre al dovere di servire l’interesse generale (è al servizio esclusivo della Nazione), e di assicurare l’imparzialità del proprio agire, quello di operare con disciplina ed onore. Come ha precisato il Prof. Bernardo Mattarella in uno degli Eventi organizzati sul tema dall’Ateneo di Parma, ai dipendenti pubblici si chiede un supplemento di cura rispetto ai dipendenti privati nell’adempimento della funzione loro affidata, in modo che siano di esempio agli altri cittadini, dato che rappresentano lo specchio dell’istituzione di cui fanno parte.   Quanto ai codici di comportamento, l’impianto si articola in un primo codice nazionale, comune a tutti i dipendenti pubblici, adottato dal governo e promulgato dal Presidente della Repubblica nel 2013 e un secondo, a livello locale, con carattere integrativo, speciale e decentrato, proprio di ciascuna amministrazione, attraverso cui si dovrebbero dettare principi adeguati alle caratteristiche specifiche di ciascuna amministrazione.   Il codice contiene misure volte a disciplinare in positivo i comportamenti dei funzionari pubblici per rafforzare la loro imparzialità, cercando di orientarne l’azione. La logica di fondo è quella di contrastare la corruzione puntando sulla dimensione dei valori e dei doveri dei dipendenti pubblici, promuovendo in positivo il corretto adempimento della prestazione lavorativa; si cerca infatti di promuovere l’etica del funzionario e la sua integrità, concetto, quest’ultimo, che nel dibattito internazionale definisce la qualità di chi agisce conformemente alle norme e ai valori riconosciuti per assicurare la cura dell’interesse pubblico

Quanto al tema della prevenzione della criminalità organizzata, nella relazione della Direzione Nazionale Antimafia sul 2019, spedita da poco ai vertici istituzionali, il capitolo dedicato alla criminalità economica e finanziaria connessa all’emergenza Covid-19 abbraccia anche il periodo della pandemia, fino al settembre 2020. Come ha messo in luce la relazione della DNA, attraverso gli spunti investigativi della Procura nazionale antimafia e antiterrorismo su operazioni sospette, segnalate da intermediari finanziari e professionisti, la criminalità organizzata si prepara ad approfittare della compravendita di materiale sanitario post pandemia da Covid-19 e delle rilevanti risorse pubbliche in via di erogazione (o già erogate). Le organizzazioni criminali «hanno saputo cogliere – si legge nella relazione della Dna – il carattere dell’estrema urgenza nella tutela della salute pubblica, subentrando anche attraverso la pre-costituzione di reticolate schermature societarie, nelle procedure pubbliche dirette all’affidamento della fornitura di beni e servizi, anche in deroga alle norme previste dal Codice degli appalti». Alcuni tentativi – come scrive testualmente la Dna – saranno stati anche «maldestri» ma ciò non toglie che l’attenzione spasmodica all’emergenza pandemica, ha portato cosche e clan a guardare oltre, estendendo il raggio di azione oltre che alla pratica dell’usura e all’attrazione fatale per i finanziamenti garantiti dallo Stato con il cosiddetto decreto “liquidità” – ad un aspetto, invece, di criminalità finanziaria “creativa”. Alcuni spunti pre-investigativi – che provengono dalla segnalazione di operazioni sospette – riferibili all’emergenza sanitaria, evidenziano condotte di presunto riciclaggio di ingenti capitali collocati all’estero. Il meccanismo è semplice. Con il pretesto del finanziamento a favore di società italiane, destinato a non meglio precisate attività volte a sostenere l’emergenza sanitaria, alcuni soggetti riconducibili alle organizzazioni criminali hanno tentato (e tenteranno ancora) di far rientrare in Italia i capitali oltrefrontieri.  Cantone ha esortato a tener conto e a contrastare tale influenza della criminalità economica sul tessuto locale e il nostro Ateneo ha siglato a tal fine un accordo di collaborazione con le associazioni di categoria proprio per studiare i modelli di contatto di tale criminalità con le imprese locali e supportarle nella prevenzione.

A seguito del Webinar con Raffaele Cantone si è insediato infine, venerdi scorso, un Tavolo di lavoro coordinato da me e l’avvocato Andrea Bertora per capire come tradurre le preziose sollecitazioni emerse nel Seminario in proposte per la nuova amministrazione di Parma 2022.