Sarà la storia dei prossimi mesi (o anni) a svelare se le sorprendenti “svolte” politiche di questi giorni – in primis naturalmente quella della Lega – sono davvero sincere e “epocali” o se si tratta solo di un posizionamento tattico, originato dalle contingenze politiche dell’oggi ma destinato prima o poi a rientrare; se, in sintesi, la “svolta europeista” della Lega va annoverata tra i più significativi cambiamenti politici – ma anche culturali – della politica italiana del nuovo millennio o se Salvini, novello Principe di Salina, ha solo fiutato il vento e si è con furbizia collocato tra i vincitori, con l’auspicio che “tutto cambi perché tutto rimanga com’è”. E’ chiaro che, qualora l’ipotesi giusta fosse la prima, per la politica e la società italiana sarebbe davvero un cambio d’epoca straordinario – in meglio, naturalmente: la competizione tra i partiti, infatti, non si svolgerebbe più tra “visioni del mondo” diverse e incompatibili (sovranisti contro europeisti, partiti tradizionali e legati alle grandi tradizioni occidentali contro altri – tra i quali anche formazioni politiche non strutturate e “liquide” –  con tendenze populiste o addirittura autoritarie), ma tra schieramenti legittimamente contrapposti e avversari ma accomunati dagli stessi riferimenti ai valori e ai principi della Costituzione e alla tradizionale collocazione internazionale – europea ma anche atlantica – del nostro Paese.

Ma al di là di quanto accadrà in futuro c’è un dato che va sottolineato e che segna – questo sì – un’inversione di tendenza probabilmente irreversibile rispetto al recente passato (anche perché confermato da quanto è avvenuto, ad esempio, con le recenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti e da analoghi segnali provenienti da altri Paesi), e che si potrebbe definire “la riscoperta della competenza”: l’idea, cioè, tanto (apparentemente)  ovvia quanto vituperata e denigrata da qualche anno a questa parte, che, per risolvere un problema, è meglio affidarsi a chi ne sa ed è esperto, piuttosto che al primo arrivato – in tutti i campi, compresa naturalmente anche la politica. In questa rivalutazione del sapere e delle conoscenze un ruolo decisivo l’ha naturalmente giocato la pandemia, che ha rivelato in modo impietoso la distanza tra chi ha scelto di affrontarla facendo riferimento, per quanto possibile, alla scienza e alle evidenze empiriche e chi si è affidato a tutt’altri strumenti, con esiti inevitabilmente disastrosi (qualcuno si è persino “giocato” la Casa Bianca…). Anche ”ll Borgo” nel suo piccolo, volendo immaginare la città dei prossimi anni, ha dato la priorità appunto all’ascolto degli esperti, prima quelli nazionali e poi quelli locali: è così che, a partire dai primi incontri di queste settimane, prenderà forma l’Agenda Parma 2022. Poi, naturalmente, saranno i cittadini a scegliere liberamente le persone ed i programmi che riterranno migliori: nel segreto dell’urna elettorale l’”uno vale uno” vale davvero.