Manuel Marsico, ex allievo del Borgo Lab, si è recentemente laureato in Economia ed è studente di filosofia. Ci ha inviato la  presentazione di un progetto di partecipazione politica, che volentieri pubblichiamo

Parma 22 32 nasce come laboratorio politico, di riflessione, di proiezione.

In un mondo fluido, destrutturato, scomposto e frenetico, le forme della partecipazione hanno trovato strade bizzarre. Queste strade partono dai problemi reali delle persone, dall’essere parte della società che si declina nella forme consuete di lavoro, impresa e tempo libero. Per immaginare il futuro di un territorio non si può, infatti, prescindere da un’analisi dei problemi strutturali che affliggono il nostro tempo. Nel mondo del lavoro la crescente disintermediazione , la nascita di nuove forme di impiego e il moltiplicarsi delle formule contrattuali, hanno dato vita ad una generale confusione nella quale le giovani generazioni vengono assorbite. Ciò impedisce lo sviluppo pieno di una generazione che sta ancora pagando il costo della peggior crisi dal ‘29 e che sarà la prima a dover vivere in condizioni peggiori rispetto alla precedente. Inoltre, la rivoluzione digitale, causa tra l’altro dell’espansione repentina dell’economia della piattaforme, impone un radicale cambiamento per quanto riguarda la concezione del fare impresa ai nostri giorni. La transizione sarà faticosa – quando non dolorosa – per un tessuto imprenditoriale costellato di piccole e micro imprese. Infine, il tempo libero di ciascuno finisce sempre più con l’essere schiacciato sull’idea di consumo e costretto in schemi che non favoriscono l’aumento di socialità, ma che, anzi, trovano nutrimento nella solitudine. A queste criticità, che caratterizzano la partecipazione passiva (il fare parte di una società), non corrisponde un’organizzazione del pensiero né in quanto a strumenti interpretativi, né in termini di spazi nei quali provare ad elaborare soluzioni.    Sempre più spesso ad affrontare enormi questioni ci si ritrova soli, in un mare di informazioni da studiare, analizzare, comprendere. Dalla solitudine, nei migliori casi, nascono esperienze concrete, che danno risposte a micro-problematiche e che cercano, in questo modo, di estrarre modelli di società. Ciò è bello, ma non basta.   È necessario tornare a costruire un pensiero, un’idea che riguardi la città, che riguardi la società in generale. Come si è soliti dire: meno non sarà sufficiente. Provando, quindi, a percorrere la strada nel senso opposto  – dal micro al macro – rispetto a quanto si era soliti fare nel secolo scorso, caratterizzato dalle grandi ideologie, il laboratorio cerca di raccogliere le problematiche reali, le buone prassi che vivono nella società civile e i conseguenti spunti valoriali per organizzarli e strutturarli. In più, tutto ciò deve prendere atto di un contesto mondiale che impone di agire, talvolta in maniera drastica, sulle nostre abitudini di vita. La questione ambientale è diventata prioritaria nel momento in cui i cambiamenti climatici riguardano la più stringente attualità e sono motivo di sofferenza in termini di desertificazione e aumento di eventi estremi. Al contempo, soprattutto nella nostra pianura, i dati circa i gravi danni causati dall’inquinamento alla salute delle persone rilevano come non ci possa essere vita sana in un contesto non salubre.  La dimensione locale diventa, perciò, un tassello imprescindibile dell’azione collettiva di risposta a queste problematiche: una città fondata sul concetto di prossimità, che plasmi i servizi su questa idea, con lo scopo di aumentare il livello di benessere per i cittadini è, oggi, necessità.   In secondo luogo, nella nostra società assistiamo impotenti ad un progressivo impoverimento ed a una costante stagnazione della produttività; sempre più persone vivono in condizione di fragilità economica e umana, anche nel nostro territorio. La soglia di attenzione delle amministrazioni deve innalzarsi per cercare di garantire pari dignità e opportunità a ciascuno, nel rispetto dei diritti umani e costituzionali. Tutto ciò ci impone di riflettere sulle scelte fatte (e da fare) per il nostro territorio: infrastrutture, welfare, sviluppo cittadino e rigenerazione urbana, cultura, turismo e tanto altro. Non sempre le convinzioni che hanno guidato la nostra terra si sono fondate su questi valori. La grande sfida sarà quella, quindi, di tenere insieme l’idea di giustizia ambientale con la l’adesione ad un patto sociale dal quale nessuno si senta escluso.

Insomma, oggi non è possibile temporeggiare né lasciando indietro pezzi enormi di una società impoverita, né evitando la sfida della sostenibilità. Tutto questo, tuttavia, deve vivere di una partecipazione libera e diffusa, che riscopra la possibilità di organizzarsi. Il laboratorio parte da qui.

 

 

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