E’ decisamente grottesca la situazione nella quale si è trovato  l’(ormai) ex-Presidente Trump, che,  dopo aver esortato i suoi adepti ad assaltare la sede del Parlamento, si ricorda improvvisamente di essere un Repubblicano, quindi  un fautore di “legge e ordine” e in base a questo principio chiede ai manifestanti di fermarsi. Il Trump populista ed eversivo, insomma, “bloccato” dal Trump repubblicano e conservatore…  Ma in realtà questa alternanza tra la repressione di qualunque violazione dell’ordine pubblico – quando si è al potere – e, viceversa, l’assalto violento e senza regole contro tale ordine –quando al potere ci sono gli altri – è una costante dell’estrema destra, fin dai tempi del Fascismo. E, si badi bene, si manifesta anche in forme assai meno pericolose per la sicurezza nazionale, ma non per questo meno inquietanti: il pensiero va, ad esempio, a quanto accaduto un paio di anni fa a Roma, allorchè una famiglia di origine rom assegnataria, in modo del tutto legittimo, di una casa popolare, venne minacciata fisicamente e impedita a prendere possesso dell’alloggio da esponenti di movimenti di estrema destra – gli stessi, che, naturalmente, invocano la “tolleranza zero” quando qualcuno (magari proprio un rom)  compie atti contrari  alla legge. Ma il discorso si può applicare ad altri campi e ad altri “doppiopesismi” : che dire, ad esempio, di chi invoca (giustamente) la severa repressione della criminalità comune e poi chiude un occhio, o anche due, di fronte all’evasione fiscale e agli abusi edilizi?

Naturalmente questa ambiguità di fronte al rispetto della legge non è certo il principale nè il più pericoloso tra gli atteggiamenti dell’ex-Presidente americano e dei suoi seguaci, eppure rivela in modo inequivocabile la deriva a cui può portare una certa idea di “popolo” separata, o addirittura contrapposta, a quella di istituzioni, di regole, di divisione dei poteri. In fondo, proprio per evitare rischi autoritari come quelli sperimentati nel ventennio fascista il primo articolo della nostra Costituzione, dopo aver ricordato che “la sovranità appartiene al popolo”, aggiunge subito “che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”   – che, poi, a pensarci bene, altro non è che un aggiornamento e un’attualizzazione del senatus populusque romanus  di più di 2000 anni fa (e a proposito di antichi Romani, forse non è un caso che la sede del potere repubblicano fosse collocata sul Campidoglio, il cui nome e le cui funzioni sono state “copiate” da quel Parlamento americano  sfregiato e profanato dai sostenitori di Trump…)

Tornando alla nostra Costituzione , nell’articolo sopra citato è particolarmente significativo il richiamo ai limiti della sovranità. Più in generale, il “limite” della politica – che non può ,e non deve, risolvere tutti i problemi – è un concetto che era molto caro ad Aldo Moro e va sempre tenuto presente, tanto più in un momento storico in cui è evidente come nessun governo e nessun leader – democratico, populista o autoritario – riesce a contrastare con efficacie la pandemia e i suoi effetti. Ma, specularmente, , è vero anche, come recita un noto adagio,  che “ogni pazienza ha un limite”, cioè che la attese e le richieste dei cittadini non possono essere frustrate e disattese troppo a lungo, pena appunto il rischio che la rabbia e la disperazione portino a superare “il limite”. Nel cominciare un nuovo anno l’augurio che ci sentiamo di rivolgere a tutti – e in particolare a chi ha responsabilità pubbliche ( avendo anche davanti quello che sta succedendo a Roma in queste ore) –  è quindi quello di impegnarsi ogni giorno con passione e competenza , ma senza considerarsi indispensabili o addirittura onnipotenti:  un altro modo di dire, antico ma sempre valido,   ricorda infatti  che, purtroppo,  l’unica realtà alla quale non c’è limite è il peggio.