Nella narrazione mediatica dell’Evento di Assisi sull’Economy of Francesco si percepiscono parole nuove ed echi del passato, rivisitati in chiave evangelica. Non del tutto nuovo è l’impulso che pervade e anima, nel complesso, l’Evento: non un semplice restyling dell’attuale modello economico ma una rivoluzione profonda che scardina dalle fondamenta l’economia lineare: il compra, consuma e getta di un passato non lontano. Un atto che rifonda, com’è stato annunciato, l’economia attuale e, in chiave evangelica, le restituisce un’anima. «Quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda».

    Nella Rivista Bioscienze, nel 2017, un gruppo di scienziati autorevoli, in realtà, aveva già espresso un grido di allarme sull’insostenibilità del modello economico attuale. L’urgenza del cambiamento era motivata, con un forte accento, sul peggioramento delle sue dinamiche disfunzionali. L’assetto sistemico infatti, accentuando le interrelazioni, accresce inevitabilmente i danni all’ecosistema e allo spreco di risorse naturali. Il rischio era quello di alimentare la nostalgia del passato e tornare indietro, la retrotopia evocata dal titolo dell’ultimo libro di Zygmunt Bauman, perdendo speranza e progettualità verso il futuro. Alzare muri, ripristinare dazi doganali, far regredire l’avanzare del processo europeo. Era un’evoluzione possibile che però è stata scongiurata. È infatti senza alcun dubbio uno sguardo profondamente aperto agli scenari del futuro quello che anima non solo il progetto di Papa Francesco ma anche il pensiero e la cultura economica che lo hanno sostenuto e preceduto.

Non del tutto nuovo è anche il richiamo ad un sforzo corale di tutti gli attori del sistema sociale ed economico nella responsabilità del cambiamento (Un evento che ci aiuti a stare insieme e conoscerci, e ci conduca a fare un “patto” per cambiare l’attuale economia e dare un’anima all’economia di domani). Un tessuto sociale attivo, quello partecipe all’evento, ricco di proposte in settori diversi: dalle nuove tecnologie, all’intelligenza artificiale, dal consumo responsabile alla tutela dell’ambiente. Il metodo suggerito richiede un’interconnessione profonda fra le frontiere economica, sociale e ambientale. Già l’Agenda 2030 dell’Onu imponeva di tenere insieme competitività economica, qualità dell’econosistema e coesione sociale. Non può inseguirsi lo sviluppo economico e lasciar persistere rilevanti diseguaglianze di condizioni economiche, sociali e culturali. Ha scritto monsignor Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e presidente del Comitato di ‘The Economy of Francesco’ – che l’evento ricorda tutti gli spogliati della storia, invocando per loro un’etica della solidarietà capace di vicinanza, di premura, di condivisione. Ad Assisi San Francesco si spogliò delle sue ricchezze: un gesto profetico e simbolico, come la scelta di questo luogo per rifondare l’attuale modello economico.

Lo sguardo verso il futuro è evocato anche dalla massiccia presenza di giovani, di tutte le nazionalità, circa 2000 di cui il 44% donne. Fin dal Rapporto Brutland del 1987 lo sviluppo può dirsi sostenibile se soddisfa i bisogni dell’attuale generazione senza pregiudicare quelli delle generazioni future. L’uso efficiente delle risorse, al centro del nuovo modello dell’economia circolare, le risparmia per utilizzarle nel futuro.

Lo sforzo corale, infine, non annulla o assolve la responsabilità personale poiché ogni scelta e comportamento reca con sé effetti sull’ecosistema. Il documento «Io cosa posso fare», distribuito prima dell’Evento, evoca questa responsabilità perché – si legge – tutti siamo ‘attori economici’, attraverso le decisioni che prendiamo ogni giorno, a volte liberamente, a volte spinti dalla necessità.

L’Evento di Assisi, dunque, rilancia echi del pensiero e dei documenti internazionali recenti ma li pervade di una carica profetica, quella evangelica. È un messaggio forte e non eludibile alle scelte e alle responsabilità politiche del legislatore, senza le quali il moto di rifondazione, già avviato, non può realisticamente avere seguito, né futuro.