In questi giorni il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al disegno di legge delega sulla famiglia, il cosiddetto Family Act, nuovo pacchetto di misure per la famiglia varato dal governo Conte per sostenere la genitorialità, la conciliazione di vita familiare e lavoro, soprattutto per le donne, e la crescita di bambini e giovani Non molti se ne sono accorti, angosciati dai difficili momenti che si stanno attraversando. E tuttavia tale legge potrebbe davvero cambiare la vita di tante famiglie del nostro Paese.

Sulle misure ufficiali del nuovo pacchetto” Family Act” e più in generale sulle politiche familiari, si è svolto un interessante incontro promosso dall’avvocato Giorgio Pagliari ( con Amici di Betania)che ha visto la presenza dell’onorevole Lepri ( Partito democratico)relatore della proposta di legge sull’Assegno unico  universale e di altri esponenti del mondo sociale , sindacale e del Terzo settore- L’incontro è stato moderato dal giornalista Gianluca Zurlini ( Gazzetta di Parma). Bisogna ricordare innanzitutto che in questi decenni si è molto parlato di politiche familiari ma poco si è fatto per le stesse, confondendo spesso le scelte compiute per contrastare la povertà sociale (ovviamente sempre importanti) con quelle di sostegno alle famiglie tout court. Ne è prova il fatto che la nascita dei figli (dal 2° in avanti) costituisce un importante e diffuso fattore di povertà e che l’andamento demografico italiano è sempre più in picchiata, potendosi appoggiare sempre meno all’aiuto dei nonni e con una classe media ormai in via di estinzione. Da tempo si guarda alle altre esperienze europee, che in modi diversi, hanno favorito le politiche demografiche: in Italia, sia da destra che da sinistra, per motivazioni diverse, si è visto invece con sospetto ogni provvedimento a favore dei figli e del lavoro di cura che svolgono le famiglie lungo tutto l’arco della vita.

Sollecitato dalle domande, l’on.Lepri ha così presentato questo Disegno di Legge che ha tra i suoi scopi proprio quello di favorire la genitorialità, contrastare la denatalità e ridurre le diseguaglianze. Scelte ormai ineludibili a parere di molti: forse per questo la legge è stata approvata all’unanimità alla Camera ed è entrata, almeno per la parte relativa all’assegno unico, in legge di bilancio per il 2021, per potere partire con le concrete erogazioni nella prossima estate. Si vuole qui ricordare che il nuovo assegno riformerà radicalmente le politiche familiari, prevedendo un assegno universale, a partire dal 7° mese di gravidanza e fino al compimento del 21° anno di età e interessando quindi circa 12,5 milioni di bambini e ragazzi ,stando gli ultimi dati Istat. Per i figli successivi al primo l’assegno subirà una maggiorazione del 20%. Tale assegno (per cui è prevista una copertura di almeno 15 miliardi di euro) andrebbe a sostituire le diverse misure (almeno 8) che attualmente vengono erogate in presenza di figli e dovrebbe riguardare anche i 2,4 milioni di famiglie con reddito autonomo, attualmente escluse dai cosiddetti assegni familiari. Una misura di questo genere, semplice, immediata e sicura, andrebbe davvero incontro a tutte quelle famiglie, già presenti o in costituzione, che guardano al welfare dello Stato per potere costruire il loro futuro con maggiore fiducia. Non bisogna dimenticare infatti, che dietro alla “fuga dei giovani cervelli” in Europa, non c’è solo l’attrattiva di un lavoro spesso meglio pagato e di una carriera più veloce da realizzare, ma anche la consapevolezza di trovare in altri paesi uno Stato amico, in grado di erogare aiuti concreti alle coppie con figli; aiuti non legati al colore politico di chi governa e sicuri per un certo numero di anni Chi decide oggi di fare figli, sa benissimo che il suo è un investimento a lunghissimo termine e da cui non si torna indietro: tante sono le incertezze e le difficoltà che si trova a affrontare una giovane famiglia e poter contare su sostegni economici certi può aiutare a prendere decisioni più serene. Sollecitato anche dal Forum delle famiglie, il Governo ha dato l’assicurazione che tale assegno unico non potrà in nessun caso essere inferiore a quanto già percepito dalle famiglie, in particolare da quelle numerose.

La professoressa Laura Fruggeri, dell’università di Bologna ha ricordato l’importanza di aiutare le famiglie sia nel campo educativo che in quello formativo: oggi infatti le famiglie sono molto fragili e oltre allo spettro della povertà subiscono la complessità di una vita lavorativa che male si concilia con l’essere genitori e che sfavorisce anche la vita di coppia. Senza la cura della relazione, anche la genitorialità fatica ad essere esercitata. Ecco quindi l’auspicio di costruire servizi all’infanzia che si affianchino alle famiglie e che ne sappiano intercettare i nuovi bisogni. Patrizia Maestri, sindacalista, ha peraltro ricordato come il lavoro femminile continui a risentire del carico del lavoro di cura ancora mal distribuito e della persistente difficoltà di assumere il personale femminile : la maternità continua ad essere vista dalle aziende come uno svantaggio e i” nuovi “lavori poco tutelano i diritti delle lavoratrici madri. Nel disegno di legge sono in effetti contemplate anche una serie di altre misure di supporto: più giorni ai congedi parentali, sgravi per l’affitto, bonus babysitter, più posti al nido: tutte misure che se realizzate comincerebbero ad allineare l’Italia a quei  Paesi europei fino ad ora guardati da lontano. D’altronde il tempo per l’Italia è ormai scaduto: non lo dicono solo i dati demografici ma anche quella diffusa incertezza nel pensare al futuro (dovuta anche ma non solo alla precarietà del lavoro), nella considerazione che i figli sono stati considerati per troppo tempo un” piacere personale” e non una ricchezza per l’intero Paese (Noi madri e padri di figli ci siamo sentiti dire tante volte:- Hai voluto la bicicletta? pedala!)

Vedremo presto se l’Italia sarà capace di voltare pagina, se sarà davvero capace di offrire non le briciole, non la compassione, non la carità alle famiglie, ma misure di giustizia distributiva, di sostegno alla parità di genere, investendo sul futuro che solo le generazioni che devono ancora venire potranno costruire dopo di noi.