Con un forte richiamo ad un “ sentimento di solidarietà che solo tiene e può tenere unita una comunità”, solidarietà intesa come “la capacità di considerare gli altri insieme a sé stessi, i loro bisogni insieme ai propri e di operare per la soddisfazione delle proprie esigenze, senza mai negare l’esistenza dell’altro e dei suoi bisogni” Giorgio Pagliari ha introdotto nei giorni scorsi un interessante dibattito in video-conferenza nell’ambito degli incontri di Betania Online dedicato al tema “ Il futuro è dei giovani.  Il problema intergenerazionale nel tempo del Covid”. Richiamando l’art.3 della Costituzione Italiana che afferma che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”, ha sottolineato  quanto sia “centrale in questa prospettiva la creazione di condizioni che consentano ai giovani di poter credere in una prospettiva futura, di poter pensare di avere un futuro e, soprattutto, di poter costruire il futuro che desiderano”. Una tale prospettiva oggi interroga soprattutto “la politica, quella con la P maiuscola che oggi non si vede, perché chiama a una grande capacità di sfida, di progetto e di scommessa non velleitaria”.

Sono stati invitati a parlare del tema Beatrice Aimi, Dirigente Scolastico,  Chiara Scivoletto, docente di Sociologia dell’Università di Parma, Elisa Soncini, educatrice , assistente sociale e coordinatrice di diversi circoli giovanili, Don Luigi Valentini, vicario generale della diocesi e responsabile della Comunità Betania di Parma e il giovane  Yuri Ferrari, Presidente del Consiglio degli Studenti dell’Università  di Parma.
Ha moderato il confronto Anna Maria Ferrari, editorialista della Gazzetta di Parma, la quale, dopo aver richiamato alcuni significativi dati dall’indagine dell’Istituto Toniolo sull’incidenza del Covid sui progetti dei giovani rispetto al loro futuro, ha sottolineato, citando una frase di Mario Draghi, che “privare un giovane del futuro  è una delle più gravi forme di diseguaglianza” e ha indicato come uno degli obiettivi della serata quello di contribuire a “ricostruire proposte di senso” per i giovani stessi.

La scuola, la sua funzione educativa e formativa come fondamentale aiuto e garanzia per un futuro soddisfacente per i giovani è stata al centro del contributo di Beatrice Aimi, che si  è chiesta se anche prima dell’esperienza Covid la scuola fosse in grado, in realtà, di incidere significativamente sul futuro dei giovani e di rappresentare ancora un efficace ascensore sociale . Ha sottolineato come da diverse ricerche  emerga una diffusa riduzione del livello di preparazione degli studenti, in parte collegata al rilevante fenomeno della dispersione scolastica, ma con una distribuzione fortemente legata al livello socio-economico e culturale delle famiglie d’origine. In tal modo, ha sottolineato, si creano nel mondo giovanile delle differenze e delle situazioni di diseguaglianza che poi si mantengono nella vita successiva.

Queste disuguaglianze sono state richiamate anche nell’intervento di Chiara Scivoletto, collegando ad esse, accentuate anche dal contesto Covid, l’aumento delle situazioni di povertà in tutto il mondo, in particolare nelle famiglie numerose e per l’Italia in particolare nelle regioni del Sud. Per i percorsi formativi ha sottolineato la necessità di rafforzare tutte quelle pratiche ed esperienze che aiutano i giovani ad aumentare la loro capacità di autonomia anche facendo sentire la loro voce. A livello di studi universitari ha evidenziato i benefici di una crescita nei giovani anche di competenze trasversali ai diversi ambiti del sapere, molto utili per poter affrontare la sempre maggiore complessità e multiformità dei problemi incontrabili nell’esperienza lavorativa futura.

Elisa Soncini , rifacendosi all’esperienza  di educatrice nell’ambito di diversi circoli giovanili, ha tracciato un quadro d’insieme delle problematiche  adolescenziali riguardanti da una lato il bisogno di educazione delle emozioni, la ricerca della propria identità, il rapporto con la famiglia d’origine, dall’altra i rischi di isolamento accentuati dalla pandemia e dalla loro forte  immersione nei social network , associati alle difficoltà della vita di relazione all’interno dei gruppi di appartenenza.

Parlare dei giovani è sempre difficile, ha sottolineato Don Valentini , occorre sforzarsi di comprendere il loro modo di vedere la vita, la società, le loro esperienze. Talvolta sanno stupirci con la capacità anche di impreviste mobilitazioni come, ad esempio, sui temi ambientali come anche su altre problematiche.  Sono lontani da alcuni mondi come la scuola, la politica, le forme più tradizionali e strutturate di lavoro e anche dal mondo ecclesiale. Dopo l’esperienza della pandemia il mondo non sarà più quello di prima e si porrà il problema di ricostruire il domani valorizzando l’esperienza degli adulti, ma soprattutto la creatività ed il coraggio dei giovani. Il processo educativo deve realizzarsi con maggiore rispetto e promozione dell’autonomia dei giovani, offrendo loro occasioni per misurarsi. Occorre evitare di “rottamare” i giovani che vivono ai  margini della società, indagando le lacune che hanno impedito loro una crescita normale ed evitando che la marginalità di oggi diventi domani una separazione permanente nella società stessa.

La prospettiva di un lavoro stabile, non precario, è il primo pensiero oggi per i giovani, ha affermato Yuri Ferrari, mentre molto più lontana è la preoccupazione per la formazione di una propria famiglia anche in forme non tradizionali. Purtroppo Scuola superiore ed Università non garantiscono più una posizione lavorativa stabile e un livello economico di vita medio – alto . Indubbiamente il Covid ha allontanato ancora di più i giovani con il rischio/timore di isolamento sempre maggiore. Anche nell’esperienza della didattica a distanza (DAD) l’Università si è trovata impreparata, nonostante  poi complessivamente lo sforzo convergente di rettorato, docenti, Comune di Parma e Regione E.R. abbiano dato luogo ad una esperienza di buona collaborazione nel cercare di superare i vari problemi incontrati con la DAD.