Ci voleva uno “sguardo di donna sulla città”, dichiarò 10 anni fa a Parma il prof. Luigino Bruni narrando l’intuizione di Chiara Lubich del 1991, sconvolta dalle favelas brasiliane,  per fare scoccare una miccia chiamata profeticamente Economia di Comunione. E ci voleva un papa di nome Francesco  per riuscire a realizzare un evento, storico nella Chiesa, per lanciare ufficialmente  questa nuova economia, quella fondata sull’ antropologia dell’ homo donator, costruendo una rete di centinaia di giovani per sprigionare con loro uno shock culturale e metodologico in campo economico. Niente quindi di politicamente corretto.

Con la volontà di contestare e contrastare una logica perversa che sta portando il mondo (natura e persone) alla deriva, il Papa con un suo dicastero dedicato, la prof.ssa Suor Alessandra Smerilli, i prof.ri Becchetti, Bruni, Magatti e Crivelli ( e soprattutto tantissimi giovani) hanno per due anni tessuto un’ immensa rete mondiale che il 19/20/21 novembre è stata lanciata a livello planetario (on line causa pandemia, profetica purtroppo anch’essa): l’ Economy of Francesco.

Basta ascoltare il saluto finale del Santo Padre per comprendere che siamo davanti ad un messaggio rivoluzionario e pericoloso, “sovversivo” come già anni fa lo definiva qualche imprenditore illuminato (e qualche altro preoccupato), incontrando i nuovi profeti dell’economia di comunione,  civile e sostenibile.

Tre pomeriggi intensi in tante lingue e in 12 “villaggi tematici” composti ciascuno da giovani professionisti e ricercatori di diversi paesi e continenti, si sono snodati nella cornice suggestiva di Assisi, sfondo costante sia fisico (sullo schermo) che spirituale: il vero protagonista infatti è stato Francesco d’Assisi, capace di capire che solo buttando letteralmente all’aria i beni e il modo di fare impresa del padre Bernardone avrebbe trovato la vera letizia/felicità per sé e per gli altri, facendosi povero con i suoi fratelli poveri, aggiustando la casa di Gesù che crollava.

Ed anche oggi la nostra casa comune crolla, sottolineano il papa con i suoi giovani (lui aggiunge che lo capirebbe anche un bambino…a meno che ci stia bene che l’1% della popolazione possieda il 99% dei beni!!). Lo dimostrano con chiarezza i dati scientifici portati da molti  economisti tra cui  Kate Raworth: interessantissima la sua “teoria della ciambella” che figurativamente permette di dimostrare che, in base ai parametri osservati di diseguaglianza, inquinamento, povertà, finanza speculativa ecc…, tutti siamo “paesi in via di sviluppo”.

L’economia  di Francesco ha davvero ribaltato i punti di vista e visualizzato la possibilità e l’efficacia di un fare impresa fondato su altre categorie: la gratuità e il dono diventano categorie economiche (la reciprocità va a bilancio!), la comunità e il bene comune obiettivi primari e non secondari o pubblicitari dell’agire aziendale, il profitto indispensabile come strumento e mai come massimizzazione ed unico parametro di valutazione, la vocazione/passione dell’imprenditore come base indispensabile per i “change makers”,  insieme all’etica della responsabilità e interdipendenza, già scritta nelle nostre Costituzioni e Carte ma spesso rimasta lettera morta.

Nel suo discorso conclusivo il  Papa  ha espresso molti concetti forti ai giovani (e vale davvero la pena leggerlo tutto, quel saluto) : “Se non vi muovete ora la storia vi passerà sopra e voi sarete le prime vittime!” e ancora “Inizate processi! Questo il metodo”. Li ha invitati anche a raggiungere posizioni apicali dove si prendono le decisioni, poiché c’è  bisogno di nuovi apparati dirigenti, per cambiare le cose bisogna stare anche “in alto”! Molto forte è stato capire (solo alla fine e per caso…!) che il giovane e presentatore dell’evento era musulmano: davvero abbiamo vissuto nella profezia francescana della Fratres Omnes!

A processo iniziato mi sento di segnalare alcuni spunti concreti che sicuramente andranno ripresi ed approfonditi, localmente pensando globalmente:  un lavoro che lasci spazio alla cura e che non mangi tutto il tempo delle relazioni personali (quindi riduzione delle ore di lavoro per lavorare meno e… lavorare tutti); una attenzione alla dimensione femminile e giusta retribuzione per tutti; confrontare le politiche del lavoro più efficaci per il contrasto alla disoccupazione e alla  tutela del lavoratore e quindi fare scelte politiche congrue; partecipazione alla organizzazione dell’impresa da parte dei lavoratori; investire sulla sostenibilità ambientale. Economy of Francesco ci interpella come adulti, responsabili di avere sottovalutato il futuro per preferire un comodo presente. Ma il tempo è finito.