Il 9 maggio 2019, i volontari sulla Mare Jonio, la nave della piattaforma sociale civile Mediterranea, individuano nel tratto di mare tra la Sicilia e la Libia un gommone in avaria con 30 migranti. “Da dove venite?” viene chiesto loro. “Dall’inferno”, rispondono.

Il Libia si continua a perpetrare quella sistematica distruzione dell’Umano che va avanti da anni e i nostri Stati continuano a finanziare la cosiddetta Guardia costiera libica perché catturi i migranti in mare e, in violazione dei diritti umani internazionali, li riporti nell’inferno libico. Davanti a tutto questo non c’è la sollevazione dell’opinione pubblica. E’ un segnale preoccupante, che indica che siamo ancora in buona parte anestetizzati. Per fortuna, in mezzo alle tenebre, ci sono luci anche a Parma, che continuano una fondamentale opera di resistenza dell’umanità e della giustizia.

Un estraneo sulla strada – capitolo secondo Enciclica Fratelli tutti

Nonostante le ombre dense descritte nelle pagine di questa Enciclica, Francesco intende fare eco a tanti percorsi di speranza, che ci parlano di una sete di pienezza, di un desiderio di toccare ciò che riempie il cuore e solleva lo spirito verso le grandi cose (54-55). Nel tentativo di cercare una luce, e prima di indicare alcune linee d’azione, Francesco propone di dedicare un capitolo alla parabola del Buon Samaritano. L’ascolto della Parola di Dio è un passaggio fondamentale per giudicare evangelicamente il dramma del nostro tempo e trovare vie di uscita. Così il Buon Samaritano diventa un modello sociale e civile (66). L’inclusione o l’esclusione dei feriti sul ciglio della strada definisce tutti i progetti economici, politici, sociali e religiosi. Il Santo Padre, infatti, non si ferma al livello delle scelte individuali, ma proietta queste due opzioni al livello delle politiche degli Stati. E tuttavia torna sempre al livello personale per timore che ci si senta deresponsabilizzati.

Un cuore aperto al mondo intero – capitolo quarto Enciclica Fratelli tutti

Francesco parla anche delle sfide da affrontare perché la fraternità non resti solamente un’astrazione, ma prenda carne. La prima è quella delle migrazioni, da sviluppare intorno a quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Non si tratta, infatti, «di calare dall’alto programmi assistenziali, ma di fare insieme un cammino attraverso queste quattro azioni» (129). Francesco offre indicazioni molto precise (130). Ma in particolare si sofferma sul tema della cittadinanza, così come era stato declinato nel Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune firmato ad Abu Dhabi. Parlare di «cittadinanza» allontana l’idea di «minoranza», che porta con sé i semi del tribalismo e dell’ostilità, e che vede nel volto dell’altro la maschera del nemico. L’approccio di Francesco è sovversivo rispetto alle teologie politiche apocalittiche che si vanno diffondendo. D’altra parte, il Papa pone in evidenza il fatto che l’arrivo di persone che provengono da un contesto vitale e culturale differente si trasforma in un dono per chi le accoglie: è un incontro tra persone e culture che costituisce un’opportunità di arricchimento e di sviluppo. E questo può avvenire se si permette all’altro di essere se stesso. Il criterio guida del discorso è sempre il medesimo: far crescere la consapevolezza che o ci salviamo tutti o nessuno si salva. Ogni atteggiamento di «sterilizzazione» e isolazionismo è un ostacolo all’arricchimento proprio dell’incontro.

I quattro verbi

 Provo a fare sintesi del significato dei quattro verbi “confermati” da Francesco nell’enciclica:

Accogliere significa innanzitutto offrire a migranti e rifugiati possibilità più ampie di ingresso sicuro e legale nei paesi di destinazione.
Proteggere, si declina in tutta una serie di azioni in difesa dei diritti e della dignità dei migranti e dei rifugiati, indipendentemente dal loro status migratorio che non dovrebbe limitare l’accesso all’assistenza sanitaria nazionale e ai sistemi pensionistici, come pure al trasferimento dei loro contributi nel caso di rimpatrio.
Promuovere vuol dire essenzialmente adoperarsi affinché tutti i migranti e i rifugiati così come le comunità che li accolgono siano messi in condizione di realizzarsi come persone in tutte le dimensioni che compongono l’umanità voluta dal Creatore.
Integrare, si pone sul piano delle opportunità di arricchimento interculturale generate dalla presenza di migranti e rifugiati. L’integrazione non è «un’assimilazione, che induce a sopprimere o a dimenticare la propria identità culturale. Il contatto con l’altro porta piuttosto a scoprirne il “segreto”, ad aprirsi a lui per accoglierne gli aspetti validi e contribuire così ad una maggior conoscenza reciproca.

Un’azione integrale

Nella Provincia di Parma si è cercato di affrontare il flusso ormai strutturale delle migrazioni in Italia con un’azione integrale che passa attraverso:

  • Apertura di canali sicuri e legali di ingresso nell’UE (corridoi umanitari) Chiesa Valdese e Comunità di Sant’Egidio;
  • Evitare concentrazioni ingestibili, promuovendo l’ospitalità diffusa che punta su soluzioni qualitative e compatibili con i territori di accoglienza;
  • Coinvolgimento di tutti i comuni nell’accoglienza (oggi solo un quarto dei Comuni Italiani ha accettato di accogliere dei profughi);
  • Facilitare il ricongiungimento familiare dei rifugiati e degli immigrati, e quindi favorire l’integrazione nei paesi di accoglienza;
  • Garantire sempre i diritti umani;
  • Garantire studio, formazione professionale e politiche attive del lavoro;
  • Non stancarsi di proporre la riforma della Bossi Fini (approvata dal 2002),  legge inadeguata a fronteggiare la complessità del fenomeno in particolare per l’ingresso regolare degli immigrati e basata sostanzialmente sul rifiuto più che sull’accoglienza degli immigrati: si prendono se ci servono, finché ci servono.

 Modifica dei cosiddetti decreti sicurezza o decreti Salvini

Le associazioni e gli esperti evidenziano i passi in avanti della riforma, Gianfranco Schiavone dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) giudica positivamente le modifiche nel loro complesso e il fatto che “non si potrà rimpatriare, salvo motivi di sicurezza nazionale, chi ha una vita strutturata in Italia. Questo è un passo in avanti enorme”.

 I punti fondamentali per evidenziare le importanti novità:

  • Protezione speciale

Si ripristina di fatto un permesso di soggiorno per motivi umanitari che era previsto dal Testo unico sull’immigrazione del 1998, ma si chiamerà “protezione speciale”. Questo tipo di permesso verrà concesso agli stranieri che presentano seri motivi, in particolare di carattere umanitario o “risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello stato italiano”. La protezione avrà la durata di due anni e non sarà una mera estensione dei permessi per casi speciali introdotti dal primo decreto sicurezza (legge 132/2018). Diventano convertibili in permesso di soggiorno per motivi di lavoro, “ove ne ricorrano i requisiti”, i permessi di soggiorno per protezione speciale, per calamità, per residenza elettiva, per acquisto della cittadinanza o dello stato di apolide, per attività sportiva, per lavoro di tipo artistico, per motivi religiosi, per assistenza minori.

L’articolo 1 del decreto introduce inoltre un nuovo principio di non respingimento o rimpatrio verso uno stato in cui i diritti umani siano violati in maniera sistematica e inoltre impedisce di rimpatriare chi ha una vita consolidata in Italia. “Non sono ammessi il respingimento o l’espulsione o l’estradizione di una persona verso uno stato qualora esistano fondati motivi di ritenere che essa rischi di essere sottoposta a tortura o a trattamenti inumani o degradanti. Nella valutazione di tali motivi si tiene conto anche dell’esistenza, in tale stato, di violazioni sistematiche e gravi di diritti umani”, è scritto nel testo. “Non sono altresì ammessi il respingimento o l’espulsione o l’estradizione di una persona verso uno stato – prosegue il testo – qualora esistano fondati motivi di ritenere che l’allontanamento dal territorio nazionale comporti una violazione del diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, a meno che esso non sia necessario per ragioni di sicurezza nazionale ovvero di ordine e sicurezza pubblica”.

  • Soccorso in mare

Nell’articolo 1 del nuovo decreto si affronta anche il punto più critico e divisivo per il governo: quello del soccorso in mare. Rimane in piedi il principio secondo cui il ministro dell’interno, in accordo con il ministro della difesa e dei trasporti, informando il presidente del consiglio, può vietare l’ingresso e il transito in acque italiane a navi non militari. Tuttavia se queste navi hanno effettuato soccorsi seguendo le convenzioni internazionali, hanno comunicato le operazioni alle autorità competenti (e nel caso di navi straniere al loro stato di bandiera), questo comma non può essere applicato. Se avviene la violazione, inoltre, deve intervenire un magistrato ad appurarlo e al termine di un processo penale possono essere inflitte multe che vanno da 10mila a 50mila euro. L’ammenda amministrativa, che arrivava fino a un milione per chi avesse salvato i migranti in mare, è diventata una multa applicabile solo al termine di un processo penale. Non è più previsto il sequestro della nave.

  • Registrazione anagrafica

Viene inoltre eliminato il divieto di registrazione alle anagrafi comunali dei richiedenti asilo, a cui sarà rilasciato un documento di identità valido per tre anni. Su questo punto era intervenuta anche la consulta, che a luglio aveva definito incostituzionale la norma che vietava l’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo, in seguito di ricorsi presentati da molti richiedenti asilo in tutta Italia.

  • Riduzione dei tempi di trattenimento nei Cpr

Gli stranieri che sono trattenuti nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr), ex Cie, in attesa di essere rimpatriati, con il nuovo decreto potranno esserlo fino a un massimo di 90 giorni (precedentemente potevano essere trattenuti per un massimo di 180 giorni), con una possibile proroga di ulteriori trenta giorni per coloro che provengono da paesi con cui l’Italia ha accordi di rimpatrio. In questo caso si ritorna a una situazione precedente a quella dell’approvazione del decreto sicurezza. È introdotta però la flagranza in differita per chi organizza proteste e danneggiamenti all’interno dei Centri per il rimpatrio, questa norma non era presente nel decreto sicurezza.

  • Sistema di accoglienza

Il sistema di accoglienza Sprar/Siproimi cambia ancora una volta nome e diventa Sistema di accoglienza e integrazione – SAI, di fatto viene ripristinato il sistema di accoglienza diffuso gestito dai comuni come sistema prioritario a cui accedono anche i richiedenti asilo e non solo i casi più vulnerabili, i minori e i beneficiari di protezione internazionale. Inoltre vengono distinti i servizi di primo livello per i richiedenti protezione internazionale, che includono l’accoglienza materiale, l’assistenza sanitaria, l’assistenza sociale e psicologica, la mediazione linguistico-culturale, i corsi di lingua italiana, e i servizi di orientamento legale e al territorio, dai servizi di secondo livello che hanno come obiettivo l’integrazione e includono l’orientamento al lavoro e la formazione professionale. L’adesione al sistema che è gestito dai comuni, sarà sempre su base volontaria e non è prevista nessuna soppressione del sistema prefettizio di accoglienza.

 Cittadinanza

L’attesa massima per la richiesta della cittadinanza fatta da uno straniero naturalizzato in Italia passa da quattro a tre anni. Prima del decreto Salvini era fissata a due anni. Non è abrogata la norma che prevede la revoca della cittadinanza in caso si commettano reati legati al terrorismo, solo per chi la cittadinanza l’ha acquisita.

 Conclusioni

Viviamo un periodo di tenebre, non c’è dubbio. Non riconosciamo più come un fratello e una sorella l’essere umano che soffre. Siamo davanti a quella che Carola Rackete giustamente definisce “crisi della giustizia lobale”: molte persone sono costrette a partire dalle loro case a causa delle guerre e della miseria prodotte dallo sfruttamento del Nord sul Sud del mondo e dal cambiamento climatico, causato parimenti dallo sfruttamento della Terra indotto dal nostro sistema economico; le popolazioni europee e nordamericane, in risposta a questo movimento, si chiudono, mentre invece dovrebbero accogliere le persone migranti, per una duplice ragione: per umanità e per giustizia.

Dal 2011 al oggi, ho vissuto a Parma esperienze meravigliose, che mi hanno dimostrato una cosa: ci sono tante persone giuste a Parma che costruiscono un mondo più fraterno, tante persone che hanno capito che la vita trova significato nella misura in cui viene donata agli altri e specialmente a chi è in difficoltà. Le persone migranti che ho conosciuto a Parma, che sono state accolte a Parma da tante realtà, mi hanno mostrato che proprio loro hanno la forza e la capacità di cambiare radicalmente il mondo, perché le esperienze che hanno vissuto le hanno portate a scoprire il vero significato della vita e per prime hanno lottato contro le ingiustizie, arrivando perfino a sfidare i confini posti dalle autorità umane. Le persone migranti non sono una minaccia alla nostra società: al contrario, sono la nostra speranza di salvezza.

“E’ giunto il momento di riconoscere i segni dei tempi, di cogliere l’opportunità e di guardare lontano.” Giovanni XXIII.