E’ molto probabile che, se non ci fosse stato il Coronavirus, Trump sarebbe stato rieletto Presidente degli Stati Uniti. Ma naturalmente la questione delle conseguenze della pandemia sugli orientamenti politici dei cittadini non si pone solo al di là dell’Oceano: in Europa, nel giro di un anno e mezzo, andranno al voto due Paesi-chiave come Germania e Francia, ed è impossibile al momento prevedere se e come il virus “contagerà” anche le urne, sconvolgendo pronostici e tendenze apparentemente solide. Intanto, venendo alla realtà italiana, il Coronavirus ha già costretto i due schieramenti – quello di maggioranza e quello di opposizione –ad avviare profondi mutamenti programmatici e, se si può usare ancora questo termine, ideologici, che potrebbero portare a breve a importanti novità nella forme e nei contenuti della loro proposta politica.

Da una parte infatti, e in particolare dal lato delle forze cosiddette “sovraniste”, l’emergenza sanitaria ha fortemente ridimensionato  l’impatto della loro polemica verso alcuni presunti “nemici” dell’Italia, in particolare gli immigrati e l’Europa, rivelando che la “sicurezza” ha ben poco a che fare con l’arrivo dei primi, e che la seconda è assolutamente necessaria e imprescindibile per non soccombere alla crisi economica innescata dal virus. Dall’altra, e specificamente nel PD, è per forza di cose riemersa la vocazione – iscritta nella tradizione progressista, ma ultimamente trascurata – a  presentarsi come forza politica capace di garantire protezione ai cittadini in difficoltò  o almeno di “curare le ferite”, come ha detto  Biden in uno dei suoi primi discorsi da neo-Presidente.

Per certi versi, la situazione attuale può essere paragonata a quella dell’immediato dopoguerra, allorché  due grandi schieramenti politici ed ideologici – quello di sinistra e quello di centro – furono chiamati a presentare agli elettori il loro programma di governo per un Paese da riscostruire. Oggi, con protagonisti diversi, la sfida si rinnova, ma (e anche in questo l’analogia è efficace) il tempo che intercorre fino alle prossime elezioni non è un periodo di sola elaborazione di idee e di proposte, anzi le forze politiche sono chiamate a misurarsi da subito con una realtà drammatica dal punto di vista sanitario, economico e anche sociale e culturale; e chi in questi mesi di emergenza individuerà la “ricetta” migliore” è quindi probabilmente destinato a guadagnare la fiducia dei cittadini quando saranno chiamati alle urne.

Per usare una metafora particolarmente attuale,   quanti – a livello di governo centrale o locale – in questi mesi sapranno sperimentare un “vaccino” davvero efficace contro la crisi potranno poi ricevere dagli elettori il “brevetto” per utilizzarlo a vantaggio di tutti. Ma sarebbe sbagliato pensare che “ci devono pensare” (solo) i politici:  come ha dimostrato, spesso amaramente, in questi mesi di pandemia, il comportamento dei cittadini, a volte coscienzioso , altre invece irresponsabile e arrogante, è fondamentale, e lo sarà anche nella fase della ripresa post-Covid,  in termini di proposte, sollecitazioni, stimoli, in sintesi di “cittadinanza attiva” – quella che anche il nostro Circolo, pur con tutte le difficoltà legate alle limitazioni e ai divieti di questi difficili mesi, continuerà ad offrire in coerenza con la sua storia e i suoi valori. Una presenza attiva, quella de “Il Borgo”,  che prosegue e si rinnova, anche “a  distanza”…