La celebrazione  della 19 Giornata del dialogo  cristiano islamico  del 27 ottobre,  avvenuta a Parma venerdì 30 ottobre con modalità online, ha assunto quest’anno un significato ancor più rilevante perché proprio a ridosso dell’attentato terroristico di Nizza in un momento difficile e triste per l’umanità. La pastora metodista Noemi Falla, presidente di turno del  Consiglio delle chiese Cristiane e  Abdelrazzak (più semplicememte Abdel) Lemkhannet, esponente e guida spirituale nella comunità islamica, hanno espresso il dolore e la vicinanza con le famiglie che hanno perso i propri cari e la ferma condanna contro ogni forma di terrorismo e contro ogni discriminazione. A nome della Comunità islamica di Parma Mounia El Fasi ha manifestato il grande dolore e la loro partecipazione unita ad una ferma condanna degli estremismi violenti che nulla hanno a che vedere con l’Islam.Anche Luciano Mazzoni, coordinatore del Forum interreligioso 4 ottobre ha rilevato come la giornata del dialogo sia estremamente attuale e necessaria come consolidato canale per impedire lo scontro di civiltà ma contribuire a ricostruire l’umanità.E’ seguito quindi un momento di silenzio e preghiera per le vittime dell’attentato.

Abdel, che rappresentava anche l’Ucoii per la circoscrizione del Veneto, si è soffermato quindi sulla importanza del dialogo, che non è più una moda ma un imperativo per uscire dal tunnel. Così si è richiamato alle parole di Papa Francesco, “Nessuno si salva da solo” e a quelle del filosofo francese Edgar Morin per chiedersi “ quale umanità consegneremo alle nuove generazioni e quali generazioni consegneremo alla umanità”, ribadendo l’impegno che ci riguarda tutti per educare i giovani alla pace, alla convivenza  civile, alla fraternità che sono i valori di una sola umanità che dobbiamo ricostruire. Una umanità inclusiva dove i cittadini europei hanno dignità uguale a quella degli altri cittadini del mondo.

Fratel Ignazio De Francesco, monaco della Piccola Famiglia dell’Annunziata, fondata da don Dossetti, ha presentato il suo libro “Simeone e Samir. Dialoghi notturni tra un cristiano e un musulmano in fuga”. Un libro che è una fiaba, che però si inserisce nella tradizione antica ebraica, cristiana  e musulmana in cui il racconto di storie, di poesie, di fiabe diviene un prezioso veicolo di dialogo.E’ quello che succede nel libro a Simeone e Samir in fuga dai rispettivi eserciti, cristiano e musulmano ai tempi delle crociate; trovano rifugio nella  grotta di un eremita nel deserto, che può ospitare una sola persona. Così, come succede negli incontri di vita. dopo una prima fase di lotta che si interrompe quando uno che è medico si ferma per curare l’altro, inizia lo scambio dei propri racconti anche di fede e di religione. E qui dopo aver riconosciuto le tante cose in comune si arriva alle differenze sostanziali che diventano difficoltà insuperabili, come succede nella esperienza attuale del dialogo interreligioso. Ignazio ritiene però che a superare l’impasse religioso possa servire il pensiero laico, basato sulla razionalità, l’uso della ragione che guarda i fenomeni della realtà, come del resto fa la scienza medica che deve concretamente “toccare il paziente” e quindi rifarsi alla corrente filosofica dello scetticismo. Il libro ha ancora una fase in cui i due sono messi in pericolo dai rispettivi eserciti, in cui riprendono a lottare fra loro ma alla fine prevale la solidarietà.

Con questa sollecitazione la prima domanda ai due relatori è quale sia il pericolo che oggi ci sta venendo incontro. Ignazio, dopo aver ricordato che  nella sua esperienza in Medio Oriente  ha conosciuto  come  caratteristica di quei popoli l’accoglienza, il senso di ospitalità, il legame di amicizia che allargano gli spazi, rileva la presenza nei paesi occidentali della paura dell’altro, che fa vedere che la casa  sia più stretta e temere che non ci sia pane per tutti. Ignazio crede invece che noi siamo in un periodo di passaggio, che l’Italia debba divenire un paese multiculturale, che sia necessaria  una vera integrazione che tenga conto dei valori di tutti. Così è importante da un lato la preghiera e l’attrazione mistica, ben presente in ogni musulmano, dall’altro il rifarsi ad un terreno comune che è dato dalla Costituzione (art. 8.18.19) sulla libertà religiosa e su un principio che è evangelico di dare agli altri i diritti che vuoi per te. Per Abdel il pericolo più grave è costituito dai pregiudizi, dalle etichette che mettiamo sugli altri per cui dobbiamo recuperare la dimensione umana dell’altro facilitando anche con piccoli gesti, il saluto, un sorriso, la cultura dell’incontro, del dialogo,  del rispetto. Ne consegue l’esigenza di esporsi e lasciarsi conoscere, di condividere il linguaggio dell’altro con un impegno di acculturamento, di costruire momenti di dialogo. Infine il giudizio sul documento di Abu Dhabi firmato da Papa Francesco e dal Grande Iman della moschea di al-Azhar. Per Ignazio porterà a  creare un vincolo di cittadinanza  che consentirà alle religioni di vivere insieme con un servizio reciproco tra credenti  e non credenti. Per Abdel il documento, che è stato accolto con grande gioia dalle comunità islamiche d’Italia, avrà difficoltà di  concreta attuazione nell’oggi ma potrà essere realizzato dalle nuove generazioni che costruiranno il futuro nel dialogo, convivenza civile, fraternità e pace.