E’ una discussione appassionante quella che si è aperta tra intellettuali, sociologi,economisti in queste settimane di coronavirus su come sarà il mondo che uscirà dall’epidemia, come cambieranno le abitudini del vivere e del consumare, come il mondo delle imprese sarà influenzato dalle esperienze del lockdown . Cambieranno gli atteggiamenti verso il rispetto della natura e dell’ambiente ? I comportamenti sociali come l’abitare, il viaggiare, leggere come saranno?

Le opinioni degli studiosi divergono: per certuni, passata la paura, tutto tornerà come prima; per altri il cambiamento della società nel suo complesso sarà notevole, perché mai si era sperimentata un’epidemia di tal genere nei tempi moderni. Vi è poi una corrente di pensiero che non crede in una vera e propria rivoluzione, ma nel rafforzarsi nella società di spinte già presenti, ma in difficoltà ad affermarsi, come un maggior rispetto per l’ambiente e quindi la corsa alle tecnologie pulite, una maggiore considerazione per la scienza e la ricerca, un minor affollamento nelle megalopoli, una maggiore ricerca del benessere personale rispetto all’accumulo di ricchezza. Personalmente aderisco a questa corrente di pensiero. In particolare ritengo che, a proposito dell’abitare, si svilupperà un certo ritorno verso la campagna e la montagna, sopratutto di coppie giovani, rispetto all’inurbamento che ha caratterizzato gli ultimi 50 anni. La tendenza, oltre alla qualità del vivere, è supportata oggi dallo sviluppo dell’information tecnology, che ti consente di lavorare a distanza e di fruire direttamente da casa dei servizi bancari, fiscali, postali. Molti handicap dell’abitare fuori dalla città sono venuti così a cadere, mentre vengono in primo piano i vantaggi di vivere all’aria aperta con minori tassi di inquinamento, a contatto con la natura e i suoi spettacoli ecc.

L’amicizia con Giovanni Codeluppi, fondatore e conduttore della Cooperativa agricola sociale “Terra e Sole” di Collecchio, mi ha consentito di conoscere e approfondire un progetto speciale di insediamento di una iniziativa agricola e sociale in località “Case Sottane”, vicino a Porcigatone di Borgotaro (900 m.s.l.m). Case Sottane era un borgo rurale con una decina di case abitate da altrettante famiglie di contadini su un’area di 200 ettari, metà a bosco e metà a seminativo. Negli anni ’70 il borgo è stato completamente abbandonato per l’esodo che ha colpito anche la nostra montagna. Una decina di anni fa un imprenditore mantovano, che andava a caccia nella zona, si è innamorato del posto situato i posizione dominante con splendida vista sulla vallata e ha comprato l’intero borgo con tutto il terreno. Ha abbattuto gli immobili ormai decrepiti e ha iniziato uno splendido restauro da zero con pietra locale. Le case, il centro sociale, la stalla, il locale per gli attrezzi sono rimasti al grezzo, perché l’imprenditore nel frattempo è morto, lasciando agli eredi il suo sogno incompiuto. Questi, non sapendo cosa farne hanno affittato il complesso all’Associazione di promozione sociale “Case Sottane” promossa e presieduta da Giovanni Codeluppi, che ha sposato quel sogno.

L’Associazione ha definito l’obiettivo, che è quello di creare un ente non-profit capace di avviare e sviluppare a Case Sottane una comunità rurale basata economicamente sulla fornitura di servizi assistenziali e sulla produzione e vendita di selezionati prodotti agroalimentari in area montana. Ha quindi  affidato lo studio e il piano di fattibilità della nuova comunità rurale al Prof.Gabriele Canali, Direttore dell’Istituto di Economia Agraria dell’Università Cattolica di Piacenza.

Lo studio, presentato a Borgotaro lo scorso settembre, parte da alcune premesse: il progetto per essere credibile e durare nel tempo deve corrispondere a criteri di sostenibilità economica, sociale e ambientale, avendo ben presente che lo spopolamento della montagna è stato causato proprio dal venir meno per le famiglie proprio della sostenibilità economica e sociale delle attività in quel contesto. Per questo lo studio  identifica coltivazioni, prodotti e servizi proponibili in quell’ambiente e li sottopone ad una attenta analisi economica e finanziaria che permetta di garantire che il valore economico da loro creato sia adeguatamente riconosciuto e remunerato dal mercato.

Il progetto di comunità voluto dall’associazione si fonda sul lavoro e sulla condivisione secondo regole di vita comunitaria ispirata alla spiritualità cristiana tra i suoi componenti, che riconoscano la solidarietà, il rispetto della persona umana di qualsiasi provenienza e religione, la tutela dell’ambiente, l’accoglienza e l’aiuto a persone svantaggiate attraverso il lavoro comune, come valori fondanti della comunità stessa. La comunità che andrà ad abitare a Case Sottane dovrà sostenersi attraverso i proventi generati dallo svolgimento delle attività agricole, di trasformazione e vendita di prodotti alimentari, di ristorazione e accoglienza turistica, sociale e didattica da svolgersi presso la sede.

L’obiettivo più impellente dell’Associazione al momento è la ricerca dei fondi per completare la ristrutturazione di alcuni edifici al fine di consentire l’insediamento abitativo delle prime due famiglie nel 2021 e l’avvio delle attività previste dal piano per i primi cinque anni.

Credo che non sfugga l’importanza e l’interesse di un progetto-pilota di questo tipo per la rigenerazione del nostro Appennino.