Il “Manifesto per un nuovo soggetto politico di ispirazione cristiana” di recente pubblicazione con la firma di un folto gruppo di intellettuali ha smosso le acque un poco stagnanti del dibattito politico interno al “mondo cattolico”, un mondo che sembra avere ormai preso definitivamente le distanze, almeno in larghe sue componenti, dall’impegno propriamente politico, per trasferirsi (o rifugiarsi?) nel più tranquillo e forse più soddisfacente, almeno in tempi brevi, mondo dell’impegno sociale, del volontariato, dell’assistenza. Un “mondo cattolico” che tende ormai a preoccuparsi più di soccorrere il viandante aggredito dai ladroni – per rifarsi ad una notissima parabola – che non di catturare e rendere inoffensivi i “ladroni” che infestano le strade…Il “Manifesto” sopra menzionato  si caratterizza per la sua puntuale ed aperta scelta di campo: quella a favore di un soggetto politico, e cioè – è bene dirlo, per evitare equivoci – di un Movimento o Partito che si inserisce nella lotta politica ed aspira a concorrere alla guida del Paese.Si tratta indubbiamente di una “uscita allo scoperto”  e in qualche modo di un “salto di qualità” rispetto alla miriade di associazioni –da Città dell’uomo ad Agire politicamente, da La Rosa bianca a Politica insieme – che sino ad ora si sono poste dichiaratamente nell’ambito del pre-politico. E’ merito del Manifesto quello di proporre quel salto di qualità dall’associazionismo al politico che i firmatari si sono proposti con la loro iniziativa.

Quale valutazione dare di questa interessante e ben documentata proposta? E’ indubbiamente da apprezzare l’aspirazione ad una forte ripresa, in vista di un’incisiva presenza politica, dell’impegno dei credenti nella società – istanza che nasce da un presupposto ovvio e che il “Manifesto” non analizza specificamente, e cioè l’inadeguatezza delle formazioni politiche che, sull’uno o sull’altro fronte, vedono impegnati anche qualificati credenti. Non si tratta, infatti, semplicemente, di invocare un “ritorno” dei cattolici ad un’alta e buona politica, ma di rivolgere loro un appello – un nuovo “Ai liberi e forti” non dissimile da quello lanciato da Luigi Sturzo nel 1919 – ad un unirsi in partito in modo da incidere, per questa via, sulla vita pubblica del Paese. Ma proprio qui sta il problema. Vi è posto, oltre ai cattolici “sparpagliati” nel vari partiti (e che probabilmente non li abbandoneranno) anche per un nuovo soggetto politico? Questo è l’interrogativo che inevitabilmente sorge dal citato Manifesto. Nell’impossibilità di affrontare, in una breve nota, questo complesso problema, sia consentito un rilievo non del tutto personale perché, probabilmente, da molti condiviso: Un partito, un nuovo partito in un contesto caratterizzato da una fortissima dispersione di “soggetti politici”, non può nascere, almeno subito, come tale, ma va preparato da un incontro nazionale promosso da tutti i più importanti soggetti della variegata “galassia” cattolica. E’ in quella sede – il più possibile pluralista – che si dovranno adottare decisioni comuni: una sorta di “Costituente”, dunque, nella quale si confrontino (e se necessario, si scontrino, ma in vista del raggiungimento di un comune traguardo)  le diverse e polimorfe espressioni del mondo cattolico. Occorre, in sintesi, preparare il terreno a questo eventuale “nuovo soggetto politico”: un Manifesto, seppure importante e ricco di interessante proposte, non basta. Se non si realizza un’aggregazione più vasta e più organica – al di là dei presenti e futuri firmatari del Manifesto – vi è il rischio di aggiungere puramente e semplicemente un tassello ad un mosaico già assai variegato o. peggio, una pezza ad un tessuto oramai logoro.