Ci sono fatti di cronaca, apparentemente ordinari, che racchiudono però significati ben più importanti e profondi, tanto da  poter essere considerati emblematici ben oltre il loro contesto spaziale e temporale. A questa categoria si possono senz’altro iscrivere le vicende , riportate dalla stampa locale e qui brevemente riassunte , che hanno avuto come contesto due  paesi della nostra Provincia.

La prima ha visto come protagonisti due anziani coniugi che, al momento di andare a dormire, hanno udito rumori sospetti provenire dal piano di sotto della loro villetta monofamiliare. Spaventati, e pensando fossero dei ladri, si sono barricati in camera e hanno chiamato i carabinieri, i quali, giunti sul posto, hanno subito capito che non si trattava di estranei quanto di un incendio e, prima che il fumo invadesse la camera da letto, sono riusciti a mettere in salvo la coppia..Il portato simbolico di questo fatto di cronaca è  chiaro ed esplicito: quante volte ci si chiude  – fisicamente o mentalmente – per paura di un nemico (lo straniero, il diverso) che non c’è  (magari perchè  indotti a farlo da qualche forza politica che deve le sue fortune  proprio alla “costruzione” della paura) e così facendo si rischia invece di essere intrappolati da ben altri pericoli, questi sì reali e concreti: in questo senso l’incendio di cui sopra può essere benissimo assurto a simbolo dei tanti rischi “globali” della nostra epoca, a partire dall’emergenza ambientale –  basti vedere cosa è successo nei giorni scorsi a Venezia e in tanti altre località flagellate dal maltempo (che, com’è noto, è indifferente ai confini e alle barriere politiche e giuridiche costruite dall’uomo).

L’altro fatto di cronaca, al confronto, sembra quasi una bella favola con tanto di lieto fine: più o meno nelle stesse ore, in un altro paese della nostra Provincia, una donna senegalese incinta che, arrivato il momento del parto, viene “sorpresa” dalla fretta del nascituro (una femmina) e  non fa in tempo a raggiungere l’ospedale. Viene allora assistita da due vicine di casa (italiane) che, collegate telefonicamente con gli operatori della Maternità, assicurano il buon decorso del parto, tanto che, in segno di ringraziamento, alla neonata viene dato il nome di una delle due vicine soccorritrici. Anche stavolta sono tanti, ma  ben differenti dalla vicenda precedente, i significati simbolici attribuibili a questa storia:  l’apertura e la solidarietà – non per caso femminili – che generano vita, il vicino (anche se di un’altra etnia) visto come amico, come risorsa  e non come pericolo, un nome (e quindi una cultura, una storia) trasmesso a chi è erede di un’altra storia e di un’altra cultura, e che sarà così idealmente “figlia” di entrambe….Naturalmente la scelta se chiudere –metaforicamente – la porta per paura, o al contrario aprirla per incontrare l’”altro” non è obbligata, né è sempre così facile e scontata.  Ma, come insegna la seconda vicenda,  solo se le porte si aprono nascono la vita e il futuro: delle persone, certo, ma anche delle nazioni e delle civiltà.