Con questo articolo prende il via una speciale rubrica, curata da Eugenio Caggiati, dedicata a Parma Capitale della Cultura 2020.

Un bel progetto del ministro Dario Franceschini, partito nel 2014, sta per fare di Parma la CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA 2020.In quel periodo, infatti, dopo la nomina di Matera, capitale della cultura europea 2019, Franceschini propose che le altre città italiane finaliste nel concorso fossero nominate “capitali della cultura italiana” nel 2015. Il governo, il 12 dicembre 2014, approvò il progetto e così Cagliari, Lecce, Perugia e Siena, che avevano concorso insieme a Matera  nel progetto europeo, aprirono l’Albo delle città italiane capitali della cultura. Nel 2016, poi, toccò a Mantova fregiarsi del titolo, nel 2017 toccò a Pistoia, nel 2018 fu nominata Palermo. Dopo il salto del 2019, anno che ha visto Matera al centro della cultura italiana ed europea, toccherà a Parma celebrare la cultura italiana e locale nel 2020. Per il 2021 è pronta Ravenna a celebrare il settimo  centenario del sommo poeta italiano Dante Alighieri.E’ un concorso che sta acquisendo sempre maggior importanza nell’immagine collettiva sia per alcuni fondi suppletivi che apporta nelle casse delle istituzioni locali ma specialmente per la qualificazione che tale titolo porta al nome della città e del suo territorio.

La prima riflessione che vogliamo qui fare è porgere attenzione alla fase preparatoria. Parma si è meritata questo riconoscimento? Come sono passati questi due anni di preparazione? Sicuramente la nomina ha suscitato entusiasmo ed ha stimolato ulteriormente, nel bene e nel male,  l’orgoglio parmigiano. Ha certamente favorito la crescita nelle istituzioni e nella società civile di una metodologia di progettazione; ha favorito la crescita di un sistema Parma mettendone in risalto le potenzialità ed anche i difetti. Purtroppo la situazione economica attuale ha reso difficile il recupero di sponsorizzazioni per le numerose associazioni che hanno accettato la sfida della partecipazione per arricchire e rendere partecipativo il programma iniziale. “Non solo eventi” è il messaggio che ha cominciato a circolare dopo l’ufficializzazione del primo programma ….fatto di molti eventi. E i limiti cominciano ad evidenziarsi. C’è un progetto per rendere socialmente “produttiva” la cultura? Cosa sta cambiando nell’accoglienza degli auspicati turisti di qualità che accoglieranno gli inviti? Gli ingressi alla città ….non sono cambiati !!! Le modalità di informazione ed accesso possono essere rafforzate. Sicuramente gli eventi saranno molti, ma l’occasione di tale nomina, per essere storicamente e culturalmente efficace e reale, deve sicuramente entrare nel tessuto più profondo della città, deve arricchire una progettazione istituzionale ed associativa.

E’ una grande occasione per dimostrare che le istituzioni conoscono la storia di Parma e sanno guardare al futuro, che il Terzo Settore esiste ed è produttivo nel contesto della città, che il Sistema Parma sa funzionare. Per ora un grande grazie al Consorzio del Prosciutto di Parma che, dimostrando di aver saper unire la forza del marketing all’amore per il territorio, ha già inserito la dizione di “Parma , capitale della cultura 2020” nella propria pubblicità sulle TV nazionali.