di Riccardo Campanini –

Dice un famoso proverbio cinese che “quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito”. Qualcosa del genere – magari utilizzando termini più “politicamente corretti ” per non offendere nessuno –  si può applicare alle proteste contro il cambiamento climatico e in particolare alla leader di quel movimento, ovvero Greta Thumberg.  A leggere o ad ascoltare certi commenti, infatti, sembra che il grande problema è se lei (Greta)  sia in buona fede o  – come sostengono in tanti – sia invece manovrata (e finanziata) da qualche entità misteriosa ma non troppo; o ancora, se la ragazzina svedese è del tutto lucida o se la malattia di cui soffre altera  suo modo di vedere le cose; e così via. Tutte reazioni che il proverbio di cui sopra riassumerebbe nella metafora del dito; perché il vero e drammatico problema è, appunto, la luna, ovvero il cambiamento climatico, che c’è, e  ci sarebbe anche se Greta fosse rimasta solo un’anonima studentessa,  e persino se la sua battaglia fosse mossa da chissà quali inconfessabili interessi. Ecco perché  abbiamo pensato di dedicare ai tanti aspetti connessi al tema del cambiamento climatico e della difesa dell’ambiente   buona parte di questa newsletter, la cui uscita avviene in concomitanza con il Sinodo straordinario sull’Amazzonia, che fa di questi argomenti uno dei nuclei centrali della propria riflessione.

Va però aggiunto che l’astio e il disprezzo con cui, specie da una certa parte politica, vengono liquidate la protesta di Greta e dei milioni dei suoi giovanissimi followers di tutto il mondo hanno una ragione politica ed ideologica  ben precisa. La tematica ambientale, infatti, è per sua natura “globale” e quindi mette in crisi le narrazioni “sovraniste”, secondo le quali per stare bene sarebbe sufficiente “chiuderci”  e tenere fuori  tutto ciò che di negativo viene dall’esterno.  Ma  se i ghiacci polari si sciolgono o le foreste pluviali bruciano, non è che le drammatiche conseguenze  sull’ecosistema ( e sulla vita degli esseri umani)  di tali fenomeni  non ci toccano solo perchè avvengono a migliaia di chilometri da noi, né d’altronde esistono “muri” in grado di bloccarne gli effetti ….Di qui la rabbiosa reazione dei “sovranisti” di tutto il mondo di fronte agli appelli per la salvezza del pianeta – appunto del pianeta, non di questo o quello Stato! – che smentiscono clamorosamente i fondamenti stessi della loro “narrazione”: infatti, come possiamo illuderci  di essere “padroni a casa nostra” se la terra, l’acqua, l’aria. il clima cambiano (in peggio) e noi non possiamo farci niente, anzi se l’unica possibilità di fermare o rallentare questo  processo sta nell’esatto contrario dell’isolamento da loro predicato, ovvero in un accordo globale tra gli Stati?

Ma c’è un altro aspetto della battaglia contro il cambiamento climatico che contrasta una mentalità oggi assai diffusa  (e in questo caso le opinioni politiche c’entrano poco): quella secondo la quale, se c’è qualche problema, ci devono sempre pensare “gli altri”. Ora, nel caso dell’ambiente, è evidente che i governi e gli Stati devono fare la loro (grandissima) parte; ma è altrettanto  chiaro che ognuno di noi può, nel suo piccolo, far pendere la bilancia dalla parte della salvaguardia del pianeta oppure da quella della sua distruzione. Si veda in proposito l’interessante articolo sull’iniziativa “Saturdays for future” ,  che mette in relazione la difesa dell’ambiente con un gesto apparentemente banale e  insignificante  come quello di fare (bene) la spesa.   In questo senso si potrebbe aggiornare (e quasi rovesciare) così  il  proverbio citato all’inizio: lo stolto  “guarda la luna  e non muove un dito”;  il saggio, invece, guarda la Terra e, viste le sue tante ferite,  si impegna per proteggerla e guarirla. Che poi il “saggio” in questione sia ancora cinese, o invece svedese, o di qualche altro paese, ha ben poca importanza.