Vivere con umanità le relazioni con gli altri  di Graziano Vallisneri

 Umanità che unisce è   il tema  della Campagna nazionale della Società San Vincenzo de Paoli  per far riscoprire il valore della Umanità, in un periodo storico in cui l’Umanità è così divisa per categorie, ceto, censi, interessi disuguaglianza e guerre, e per impegnarci  a vivere la nostra responsabilità nei confronti del prossimo. E questo messaggio come un ponte è stato lanciato dalla San Vincenzo di Parma sabato 21 settembre in una giornata che ha visto, nella Biblioteca monumentale di San Giovanni, al Convegno “Essere volontari oggi per vivere l’umanità nelle relazioni con gli altri” il confronto con le Associazioni e le realtà assistenziali, mentre nel Chiostro dell’Abbazia veniva aperta la Mostra Fotografica “Scatti di umanità” di Francesco Malavolta, fotogiornalista dei campi dei migranti (vedi foto)

Nell’introduzione , Graziano Vallisneri  ha chiarito che obiettivo dell ‘Associazione vincenziana  è la promozione della persona umana, attraverso il rapporto personale e la visita a domicilio, nei confronti dei più poveri, degli ultimi, di quelli che Papa Francesco chiama gli scartati dalla società. La carità si realizza  in un incontro connaturato dall’ascolto, la comprensione e la compassione e partecipazione alle realtà anche più dolorose della vita, in adesione  al messaggio evangelico “amatevi come io vi ho amato”. Per tutti però l’Umanità è il sentimento di fratellanza che unisce persone e popoli , il valore che ci identifica come esseri umani. Agire con umanità significa prima di tutto riconoscere la diversità dell’altro e muoversi per valorizzare le differenze, rintracciando un principio di integrazione che ci tiene insieme e consente di promuovere la coesione e la convivenza civile. Così Papa Francesco nel suo messaggio alla giornata dei migranti afferma che “aprirsi agli altri non impoverisce ma arricchisce perché aiuta a riconoscersi come parte attiva di un insieme più grande  e a interpretare la vita come dono per gli altri a vedere come traguardo il bene della umanità”. E’ quindi prima di tutto un impegno personale a cambiare il proprio modo di pensare e di agire con la pratica dell’incontro, dell’ascolto e del lavoro in rete all’interno e con  le associazioni e le istituzioni per raggiungere fini condivisi. La nostra piena umanità si realizza nella relazione collaborativa. Un impegno che riguarda quindi primariamente i volontari perché recuperino e affinino le competenze relazionali e comunicative nella consapevolezza che la responsabilità verso gli altri è una forma di resistenza alla frammentazione e all’individualismo che purtroppo ormai hanno modificato il sentire comune, sollecitato da messaggi culturali, politici e sociali rozzi che dimenticano gli stessi principi della nostra Costituzione.E’ necessario, suggerisce Papa Francesco, sostituire la parola d’ordine “prima io e poi gli altri” con il moto del cristiano “prima gli ultimi”.

Su questi aspetti è quindi iniziato il confronto con gli altri interlocutori, partendo da Cecilia Scaffardi, Direttrice della Caritas diocesana, che dopo aver presentato il mandato della Caritas di coordinamento e  promozione alla testimonianza della carità nella Diocesi e nelle parrocchie, si è soffermata su alcune esigenze prioritarie del volontariato. Che non deve limitarsi ad una dimensione facoltativa in quanto è costitutiva della persona, come ci richiede la parabola del Buon samaritano e sul piano civile l’articolo 2 della Costituzione. E’ quindi necessario recuperare una riflessione  sul volontariato che non deve essere considerato come un tappabuchi alle carenze del servizio pubblico, né serve per ridurre i costi dei servizi, ma  per affermare il valore della persona, per portare nei servizi un supplemento d’amore, per intercettare l emergenze e anticipare con l’ascolto i bisogni degli ultimi, diventando stimolo e coscienza critica alle istituzioni affermando la cultura della solidarietà e il valore della gratuità. Don Umberto Cocconi, responsabile della pastorale universitaria, ha presentato il progetto, realizzato d’intesa con Forum solidarietà, che invita gli studenti ad impegnarsi nel volontariato, arricchendo la propria persona con l’esperienza e la cultura del volontariato e acquisendo anche crediti formativi. Come Presidente dell’Associazione San Cristoforo ha quindi ricordato l’impegno verso  i detenuti, nel fare con loro un pezzo di strada insieme ridando la speranza, specie nei confronti degli ammalati e di chi è condannato all’ergastolo, con “fine pena mai”, sia dando accoglienza e accompagnamento al lavoro per chi esce dal carcere.

Tema questo ripreso da Roberto Cavalieri, garante dei detenuti del Comune di Parma, che ha illustrato la drammatica situazione del  carcere con 800 detenuti di cui 100 ergastolani. Purtroppo il “disvalore della umanità” è  quasi il principio che regge il carcere, che definisce come “un enorme condominio di dolore” soprattutto perché negli ultimi tempi sono state annullate alcune misure di aperture introdotte nel 2014 ed è stata bloccata la riforma penitenziaria frutto di un lungo confronto con tutte le realtà interessate impegnate a rendere la pena riabilitativa come chiede la nostra Costituzione. Un altro aspetto negativo è costituito dalla riduzione dei volontari, ora sono solo 30, e dalle limitazioni poste dall’organizzazione alla loro attività e al campo d’azione: nessun volontario è autorizzato a incontrare i più bisognosi come i paraplegici e gli ergastolani.

Bruno Scaltriti della Comunità di S.Egidio ha presentato i campi di azione a Parma : i doposcuola, rivolti in particolare ai “nuovi italiani”, la visita agli anziani nelle case di riposo ed infine il sostegno ai senza fissa dimora; un impegno questo che ricorda l’incontro di Gesù con il lebbroso nella consapevolezza che l’incontro con la povertà e con gli esclusi è un modo stupendo per vivere il Vangelo, andando oltre ogni tipo di lebbra e cercando di dare luce alla speranza.Sempre la Comunità di S.Egidio a livello nazionale è stata protagonista dell’attivazione  dei corridoi umanitari per i  migranti (circa 2800 profughi dal Libano e dall’Etiopia) mentre garantisce una presenza con attività di animazione  nel campo di Lesbo, che definisce un “non luogo”, una situazione permanente di disperazione, come del resto è illustrato in alcune belle foto della Mostra di Francesco Malavolta. Sempre però alla ricerca dell’umanità, che si riconosce nel Vangelo con Ecce Homo, e va trovata fra gli ultimi spesso invisibili.

Infine Simone Strozzi, presidente della Cooperativa sociale svoltare, ha illustrato i principi che sono alla base del progetto d’inclusione sociale della Cooperativa che ha per scopo quello di offrire a chiunque si trovi in condizioni di disagio un’opportunità di miglioramento. In primo luogo l’affermazione che l’accoglienza sia un dovere, che la solidarietà sia un piacere per i volontari, che in ciascun uomo c’è una parte buona da cercare, che il bene bisogna farlo bene, se no non è bene. Per questo va posta la massima attenzione all’organizzazione, alla definizione di precise responsabilità dei volontari e dei dipendenti, alle migliori forme di accoglienza dei migranti.Fatte seguendo le direttive europee con un percorso ben programmato, dall’insegnamento della lingua italiana, ai corsi professionali, dai tirocini nelle aziende, all’accompagnamento al lavoro. Un prezioso fotolibro “Passione per l’accoglienza” documenta i servizi per la formazione svolta  che ha coinvolto 254 persone. Ed infatti un ultimo suggerimento che Simone offre è l’importanza della comunicazione (con il sito, i filmati, i messaggi) perché il bene deve essere conosciuto per estendersi e fermentare altri esempi.

E’ seguito il dibattito con numerosi interventi volti a sottolineare la crisi culturale sorta in gran parte della societa, anche cattolica, per la diffusione di  messaggi egoistici, individualistici e razzistici che hanno alimentato l’ostilità o l’indifferenza verso i diversi e i bisognosi. E’ quindi necessaria sul piano culturale prima che politico un’ opera di formazione e informazione corretta per la ripresa anche all’interno della comunità ecclesiale dei valori di solidarietà e fraternità. Un’ azione controcorrente che deve partire dai giovani coinvolgendoli in forme di volontariato.