LE “MEZZE RIFORME” DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE  – INTERVISTA A LINDA LANZILLOTTA

a cura di Riccardo Campanini

A fine maggio Linda Lanzillotta è stata invitata da “Il Borgo” a presentare il suo ultimo libro “Il paese delle mezze riforme”. Nell’occasione  le abbiamo rivolto alcune domande sul contenuto del libro e su altre questioni di attualità.

  • Lei ha avuto la possibilità di conoscere da vicino la pubblica amministrazione sia “dall’interno”, come Funzionario,  che “dall’esterno”, come Ministro. A Suo parere cosa manca alla nostra P.A. per essere competitiva con quelle dei Paesi-guida in questo settore?

Fondamentalmente alla nostra PA mancano  la cultura del risultato e l’ idea che essa esiste per produrre servizi, beni , attività, nell’interesse dei cittadini e delle imprese. Questo limite di fondo viene ovviamente da lontano: dalla storia della nostra amministrazione dopo l’unità d’Italia, dalla continuità tra quella amministrazione e quella fascista e,  poi ancora, con quella repubblicana . Una pubblica amministrazione tutta impostata sul principio della legalità dei procedimenti e degli atti amministrativa piuttosto che sulla efficacia dell’azione amministrativa e sulla responsabilità di ogni dipendente pubblico rispetto a questo parametro sostanziale e non esclusivamente  alla legalità formale.

  • E secondo Lei, le principali resistenze alle riforme strutturali, di cui parla nel suo ultimo libro, vengono soprattutto dalla burocrazia o piuttosto dalla politica?

Le resistenze sono venute e vengono dalle burocrazie sempre riluttanti a cambiamenti che non solo costano fatica ma anche e soprattutto dai politici che hanno scritto riforme talvolta anche molto innovative rispetto al modello tradizionale ma che poi, talvolta per limiti culturali talaltra (e assai più spesso) non  sono stati e in grado o non  si sono preoccupati della concreta attuazione a delle riforme che implica misurarsi con le resistenze concrete, investire in formazione e in organizzazione.

  • Nei diversi decenni in cui Lei si è occupata, a vario titolo, di P.A., cosa è cambiato? E la situazione è migliorata o peggiorata?

La situazione è molto cambiata innanzi tutto perché hanno assunto un ruolo centrale i Comuni e le Regioni con risultati che presentano a mio avviso, specie per quanto riguarda le regioni, alcune luci e molte ombre. Inoltre i valori dell’efficacia, dell’efficienza , della responsabilità sono penetrati nella cultura amministrativa anche se non hanno pervaso il concreto agire delle amministrazioni. E questo, a mio avviso, perché è sempre mancato un segmento essenziale delle diverse riforme che si sono succedute dagli anni Novanta in poi, ovvero un efficiente sistema di valutazione e di ancoraggio delle retribuzioni, a qualsiasi livello, della verifica dei risultati ottenuti. Senza valutazione il cambiamento atteso non si realizzerà e i cittadini saranno sempre più disillusi dagli annunci e dalle promesse dei governi riformatori. È quanto è successo, a mio avviso, negli ultimi decenni sia nel campo delle riforme amministrative che in quello delle riforme costituzionali.

  • Infine, non può mancare un Suo commetto a caldo sui risultati delle elezioni europee.

Direi che i risultati delle elezioni europee presentano un elemento positivo e uno molto negativo che riguarda, in particolare, l’Italia. A livello europeo i sovranisti, gli euroscettici e i no Europa non hanno vinto, sono risultati una minoranza che non avrà potere nel nuovo Parlamento UE. Purtroppo, oltre che in UK, hanno vinto in Italia che è ora isolata politicamente e che, dunque, aldilà delle affermazioni propagandistiche, difficilmente potrà far valere i nostri interessi. I rischi che oggi il nostro Paese sta correndo sul piano economico finanziario sono altissimi e molto pericolosi. Purtroppo però, nonostante la vittoria dei partiti favorevoli al progetto europeo, emerge una debolezza politica di queste forze che difficilmente riusciranno a dare alla Europa lo slancio di cui invece proprio in questa fase di riassetto dei rapporti tra le potenze globali, USA e Cina, potrebbe dare al nostro continente un ruolo strategico e garantire ai nostri Paesi e ai nostri giovani un futuro di crescita e di benessere. È davvero amaro osservare come l’Europa stia perdendo una opportunità storica