“Christus vivit”.  La lettera ai giovani di papa Francesco

di don Umberto Cocconi       

Christus vivit è una lettera rivolta ai giovani di tutto il mondo e all’intero popolo di Dio. Questo documento rappresenta un ulteriore passo nel percorso, cominciato nell’ottobre del 2016, con cui la Chiesa si è interrogata sul tema “I giovani, la fede, il discernimento vocazionale”. Leggendolo, viene da chiedersi: non era possibile passare dal formato testuale, cartaceo, classico a uno più fruibile, tramite il ricorso alle tecnologie comunicative multimediali oggi disponibili? Questo passaggio avrebbe di certo consentito una articolazione dei contenuti e delle proposte in una pluralità di linguaggi, compreso quello delle immagini e dei video, permettendo al fruitore di muoversi anche lungo traiettorie non lineari grazie alla rete dei link. Si tratta di potenzialità comunicative che finora il magistero della Chiesa non ha utilizzato, ma che sarebbe bene cominciare a esplorare. Nove sono i capitoli che compongono il testo che si possono raggruppare tre a tre. La fede non è determinata da verità astratte e neppure da appartenenze, ma è questione di incontro con lui: il Signore risorto! La Chiesa, se vuole essere attrattiva e non proselitistica, non deve guardare a se stessa, ma favorire l’incontro fra il dono rappresentato dai giovani e la promessa di bene contenuta nel Vangelo. Per questo vi è nel testo una singolare attenzione al Cristo giovane e ai volti dei giovani.

I primi tre capitoli riprendono il lavoro di ascolto della realtà, l’obiettivo è di cominciare il percorso lasciando spazio a quello che emerge quando la Parola di Dio incontra i giovani e interagisce con le relazioni che essi tessono tra di loro. Il secondo blocco di tre capitoli rappresenta il cuore e il fulcro dell’intera lettera che rende ragione anche del suo titolo. A ciascun giovane, nelle circostanze concrete in cui si trova, la Chiesa non ha altro da offrire se non l’incontro con Gesù vivo. L’ultimo blocco è la sezione pastorale delle proposte, degli itinerari, della vocazione e del discernimento. L’esortazione spinge, da un lato, a consolidare il passaggio dalla domanda “io chi sono?” a quella “per chi sono io?”. L’auspicio finale – per la Chiesa – è di veder correre velocemente i giovani verso il futuro di Dio. “Cari giovani, sarò felice nel vedervi correre più velocemente di chi è lento e timoroso. Correte attratti da quel Volto tanto amato, che adoriamo nella santa Eucaristia e riconosciamo nella carne del fratello sofferente. Lo Spirito Santo vi spinga in questa corsa in avanti. La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. Ne abbiamo bisogno! E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci”. Ai giovani papa Francesco chiede di essere come Giovanni che anticipa Pietro alla tomba e poi lo attende con pazienza e rispetto; di essere come la Maddalena, “la prima discepola missionaria, l’apostola degli apostoli”; di essere come i due discepoli di Emmaus, che scelgono di ritornare con entusiasmo nel cuore della comunità per condividere la gioia del Vangelo. Immagini di risurrezione, immagini di futuro, immagini che ci fanno sognare, sperare, amare. E che soprattutto immagini che ci mettono in movimento.