Essere donna e fare politica: devo fare un notevole sforzo per individuare la peculiarità di questo binomio che istintivamente ho sempre vissuto come naturale e opportuno  fin da quando mi sono infilata nella “politica scolastica” con passione, ingenuità adolescenziale, speranza.

Nella realtà istituzionale, è vero, la questione non è scontata,  perché le mie candidature del 2012 e 2017  alle comunali  sono state (con molta probabilità) dovute proprio alle “quote rosa”: senza di esse mi avrebbero cercato con tanto vigore ed insistenza? Pur senza indagare a fondo sulle risposte, ringrazio tali “quote” per l’opportunità che hanno offerto a tantissime donne italiane l’opportunità di dimostrare talenti e passioni politiche, prima nascoste dalla retorica di lavoro/casa/figli/impegni sociali e del “non ce la faccio a fare altro!”.

Certo, che ”non ce la faccio“ se intorno a te nessuno si rende corresponsabile del tuo impegno, ti sostiene, ti sostituisce, ti spiana la strada senza farti sentire in colpa. Essere pienamente donna per me è possibile nella relazione positiva e speculare con l’uomo che mi sta accanto o le persone con cui vivi in famiglia. Sono convinta più che mai che “siamo prima relazione” che individui: ci individuiamo proprio grazie alle relazioni e tali relazioni (uomo/donna) si rigenerano se prima di collocarci nei ruoli che la tradizione ha costruito, ci guardiamo come persone, ciò vale tanto nella famiglia quanto nella politica. Pur riconoscendo che tantissimi passaggi positivi sono stati fatti, ci sono ancora ruoli politici visti come più tipicamente maschili (penso a Parma, con Sindaco, bilancio, urbanistica, affari economici e cultura tutti affidati a maschi…tutto il sociale e l’educativo a donne).

Questo è successo anche con un forte contributo della Chiesa che, storicamente, ha collocato la donna nel ruolo di cura, rispetto al ruolo di potere tutto maschile del “dirigere e decidere”.  Per fortuna nella Chiesa da tempo è in atto una riflessione sulla memoria e una revisione del ruolo della donna all’interno  dei suoi organigrammi, ma siamo solo all’inizio e non penso che le donne debbano competere in quanto a “potere” ma soprattutto in quanto a “potere come servizio”, cioè possibilità di incidere e di cambiare a servizio della comunità e del bene comune, che significa meno potere per tutti e più “sinodalità”.

Se devo pensare invece al mio apporto in quanto donna nell’azione politica, direi che in primo luogo è quello di “dare una visione di insieme”. Penso che l’atteggiamento selettivo e specializzato dei temi sia stato frutto di una mentalità scientifica in mano storicamente agli uomini, per cui quando si apre un capitolo se ne chiude un altro (economia vs  morale, ruolo gerarchico vs cura sociale ecc..).

Sento che tanti processi che sto cercando di mettere in atto anche nel mio ruolo istituzionale di consigliera comunale in minoranza, sono connotati da questa visione di complessità e di rete delle competenze: il tema sicurezza, che presenta molte componenti, e non solo la repressione; quello del lavoro per i disabili, che coinvolge tante le componenti,  imprese in primis, e tutti i settori della amministrazione, non solo quelli sociali; quello per il diritto alla casa, che sempre dovrebbe coinvolgere pubblico e privato; quello sul miglioramento della Stazione Ferroviaria di Parma, per la quale si è finalmente  attivata una commissione speciale interassessorile; per il mondo educativo, con la necessità di fare interagire associazioni sportive e famiglie, oltre al mondo della scuola, in una dinamica in cui ciascuno intercetta l’altro con obiettivi comuni; quello per gli anziani che vivono problemi cognitivi, per i quali va attivata una rete di tutela orientata alla qualità della vita e al fine vita.

Penso che la gestione della complessità in una visione d’insieme, non sia prerogativa solo femminile, ma sia sempre più un’istanza che la politica stessa deve essere in grado di porre, assumendo una concezione unitaria della persona e delle sue necessità. Considero inoltre una priorità quella di ragionare sulla “oikonomia”, tema che uomini e donne insieme possono riprendere in mano guardando lontano, facendo propria la visione femminile della gestione della “casa comune” come cura e presa in carico, superando il paradigma di sfruttamento delle risorse (umane, monetarie, ambientali) in auge fino ad oggi. Non è un caso che la nuova leader sui temi ambientali, Greta Thunberg,  sia una donna.

Daria Jacopozzi