La condizione della donna nel mondo è cambiata molto, soprattutto negli ultimi anni. Anticamente la donna veniva esclusa dalle attività della vita quotidiana tra cui quella politica, sportiva e sociale. Le prime speranze di cedimento della “struttura patriarcale” e di inclusione attiva nella vita sociale, si ebbero nei primi decenni dell’Ottocento, quando le donne entrarono nell’ambito lavorativo della fabbrica. L’evolversi della società modificò i modi di vivere, le professioni e le esigenze tradizionali. In questo contesto nel 1890 negli Stati Uniti nascono le prime associazioni femminili, esempio che viene seguito anche in Gran Bretagna nel primo decennio del ‘900 con il movimento femminista delle Suffragette. Il traguardo principale della prima fase del femminismo fu la lotta al diritto di voto. Con lo scoppio della Grande Guerra, le donne sostituirono gli uomini impegnati al fronte. Le donne si sono rivelate un punto cardine per la fine dell’oppressione nazifascista e per la liberazione condividendo con gli uomini gioie e dolori, vittorie e sconfitte.

Il 1° febbraio del 1945 venne infine concesso il voto alle donne in Italia, la Costituzione garantiva l’uguaglianza formale fra i due sessi, ma di fatto restavano in vigore tutte le discriminazioni legali vigenti. L’emancipazione femminile comunque andava avanti, a livello giuridico e anche con il Movimento di liberazione della donna. Attualmente le donne che lavorano sono molte di più che in passato, tuttavia si muovono in un mondo del lavoro che non è ancora pienamente favorevole alla loro presenza, soprattutto nei luoghi di responsabilità e di potere. Esiste come una barriera invisibile ovvero un “soffitto di vetro”, un’espressione apparsa nel 1986 sul Wall Street Journal e che si può definire come: “quelle barriere artificiali a base di pregiudizi attitudinali o organizzativi che impediscono a persone qualificate di avanzare verso l’alto nella loro organizzazione in posizioni di livello manageriale”.

Nelle passate edizioni del Borgo Lab abbiamo conosciuto e dialogato con alcune figure di donne affermate nel contesto sociale e politico, emancipate ed attive politicamente all’interno della società, ricoprendo incarichi di responsabilità in un contesto altamente competitivo. Due esempi sono l’europarlamentare Kashetu Cécile Kyenge, oppure durante la visita a Roma alla Corte Costituzionale abbiamo potuto dialogare con Daria De Pretis uno dei 15 giudici della Corte Costituzionale, un ruolo impensabile in Italia per una donna fino ai primi anni ’60. Abbiamo chiesto al giudice De Pretis come riuscisse a conciliare la sua carica pubblica con la vita privata: lei ci rispose che riusciva a conciliare, con una buona organizzazione, entrambi gli aspetti della sua vita, sia pubblica che privata.

La partecipazione al Borgo lab è un’esperienza che permette di avvicinare i più giovani ad una maggiore partecipazione sociale, attraverso un dialogo e un dibattito costruttivo e libero, in condizioni di parità.

In particolare, noi ci sentiamo “parte attiva” e nel nostro contesto, cerchiamo di valorizzare la figura femminile, di avvicinarla al mondo politico e alla partecipazione sociale. Il nostro prototipo di società futura prevede un sempre maggiore protagonismo della figura femminile al processo democratico, nel ricoprire ruoli di rappresentanza e di responsabilità, auspicando così una condizione di parità sempre più concreta e tangibile nel nostro tessuto sociale.

 

Giulia e Serena