Sostenibilità e responsabilità sociale delle imprese e aspettative dei consumatori. Nuovi paradigmi di qualità?

di Monica Cocconi

 

Come ridisegnare il nostro modello di sviluppo economico in modo che sia in grado di affrontare le sfide ambientali del Ventunesimo secolo e di garantire i diritti delle generazioni future senza sacrificare la competitività del sistema  economico e i suoi livelli occupazionali? Quali mutamenti nelle politiche pubbliche e nelle policies aziendali saranno necessari per rispondere alle nuove aspettative dei consumatori sulla qualità e sulla sostenibilità dei prodotti alimentari? Quale responsabilità sociale spetta alle imprese rispetto alle attese dei consumatori sulla qualità e sulla sostenibilità ambientale e alimentare dei loro prodotti?

A questi fondamentali interrogativi ha cercato di rispondere il Convegno «Sostenibilità, responsabilità sociale delle imprese e aspettative dei consumatori» svoltosi il 12 ottobre scorso presso il Dipartimento di scienze economiche e aziendali dell’Ateneo di Parma con il Patrocinio de Il Borgo, del Centro interdipartimentale di Bioetica, del Comune, della Regione e di Lega ambiente.

Se ormai acclarata è l’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, differenti sono le strategie proposte per affrontarla. C’è chi, sulla scia di quanto profetizzato da Zigmunt Baumann nel suo ultimo libro, Retropia, auspica un ritorno verso il passato, con una restaurazione del protezionismo commerciale e una conseguente regressione del processo europeo d’integrazione.

C’è chi viceversa, come Enrico Giovannini, nel suo libro più recente, Utopia sostenibile, sulle orme di quanto già prefigurato dall’Agenda dell’Onu 2030 e dall’Accordo internazionale di Parigi del 2015, propone un percorso di sviluppo pienamente integrato, che sappia affrontare in modo sistemico le questioni economiche, ambientali e dell’inclusione sociale. Una delle specificità dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, in effetti, è proprio la visione integrata delle azioni da intraprendere e degli obiettivi da conseguire per ridefinire il nostro modello di sviluppo.

Altrettanto profonda dovrà essere la dimensione intergenerazionale del nuovo modello che tenga conto della necessità di soddisfare, oltre ai diritti della presente generazione, anche quelli delle generazioni future secondo la nota definizione del Rapporto Brutland del 1987 sullo sviluppo sostenibile. Perché dovrebbe importarci delle generazioni future? Cosa hanno fatto loro per noi? Cosi Groucho Marx, grande attore comico della prima metà del secolo scorso, sintetizzava con ironia gli alibi della classe politica verso i diritti delle generazioni future. Lo sguardo attento verso le loro aspettative e i loro diritti costituisce, viceversa, la fondamentale e irrinunciabile responsabilità della nostra generazione, come ha affermato in modo molto convincente la giovanissima svedese, Greta Thunberg, spiegando il suo sciopero contro la disattenzione verso il Climate change.

Inoltre, se lo sviluppo sostenibile dovrà acquisire centralità sia per le politiche pubbliche sia nei comportamenti delle imprese e delle persone, esso dovrebbe essere inserito fra i Principi fondamentali della Repubblica, come già è avvenuto in Norvegia, in Francia e in Svizzera.

Gli autorevoli relatori presenti al Convegno del 12 ottobre, organizzato