Apriamo con questo numero una rubrica, intitolata “Finestra sull’Europa”, che ci accompagnerà fino alle elezioni europee di maggio. E’ il contributo che il nostro Circolo vuole dare al dibattito sui temi dell’Europa e delle sue prospettive in un momento storico che vede messa in discussione l’idea stessa di unione tra le nazioni europee, ma che nel medesimo tempo vede da tante parti il risveglio di una rinnovata “coscienza europea”.  Per inaugurare questa rubrica  e offrire un contributo qualificato alla discussione su queste tematiche pubblichiamo la parte finale, quella dedicata alle “priorità per un‘Europa nuova”, dell’ormai famoso “Manifesto” redatto dall’ex-ministro Carlo Calenda in vista appunto delle elezioni di maggio.

 

Le nostre priorità per una Europa nuova, che offriamo alla discussione e al dibattito, sono:

  1. Gestire le trasformazioni: investire e proteggere.Al centro dei piani per una nuova Europa va messo un “New Deal” per l’uomo nell’era digitale. Non esiste un’equa distribuzione della ricchezza senza un’equa distribuzione della conoscenza. Va quindi combattuto senza quartiere l’analfabetismo funzionale, che sta minando le democrazie persino più delle diseguaglianze economiche, destinando una quota più rilevante dei fondi strutturali all’istruzione, alla formazione e alla cultura. La gestione delle conseguenze dalla globalizzazione e dall’innovazione non può essere più lasciata interamente al mercato. Dovranno essere finanziati a livello europeo strumenti per la formazione permanente dei lavoratori. E’ urgente e indispensabile la fondazione di un nuovo sistema di welfare 4.0 che comprenda il sussidio di disoccupazione europeo proposto dall’Italia. Laddove esistono alti tassi di conoscenza diffusa e un welfare efficace il populismo non attecchisce. Andranno eliminate inoltre le distorsioni provocate dal dumping fiscale, sociale e ambientale interno ed esterno all’Unione, attraverso accordi commerciali più stringenti e una “corporate tax” armonizzata per i paesi dell’Unione. Deve essere finalmente varata una incisiva politica industriale comune che supporti gli investimenti produttivi tecnologici e scientifici.
  2. Insieme più forti nel mondo.Difesa, sicurezza, controllo delle frontiere e immigrazione devono diventare politiche comuni. Dobbiamo iniziare il percorso per costruire un esercito europeo e unificare i bilanci della difesa degli stati membri. Prioritario è implementare per intero il “Migration Compact”: il piano presentato dall’Italia per aiutare i paesi di origine e transito dei migranti nella gestione dei flussi, nell’assistenza umanitaria e nei rimpatri. Il controllo dei confini comuni, marittimi e terrestri, deve diventare un compito delle agenzie comunitarie. La gestione ordinata e condivisa dei flussi migratori è la premessa per superare il Trattato di Dublino e organizzare un sistema di accoglienza e integrazione comune.
  3. Meno deficit più bilancio europeo.La capacità di indebitamento non dipende dai limiti europei ma all’entità del debito dei singoli Stati membri. Possiamo ignorare le regole ma non per questo troveremo chi ci presta soldi per finanziare deficit insostenibili. Tuttavia nei prossimi anni il livello degli investimenti dovrà aumentare in modo significativo e lo strumento fondamentale non potrà che essere il bilancio europeo. Oggi quasi l’80% del budget UE proviene da contributi degli Stati membri. Deve invece essere costituito da risorse proprie per finanziare welfare, investimenti, ricerca e formazione.
  4. Dal capitale economico al capitale sociale.Una dura lezione che molti governi occidentali hanno imparato negli ultimi anni è che una robusta crescita economica non si accompagna necessariamente a un’equa distribuzione della ricchezza, delle opportunità e del progresso complessivo della società. Gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite devono essere inclusi, al pari di quelli relativi alla stabilità finanziaria, nella governance dell’Unione.
  5. Conseguire una leadership scientifica europea.La rivoluzione digitale, i cambiamenti climatici, la necessità di energia sostenibile, gli straordinari progressi della medicina, a costi però sempre più alti, rappresentano sfide che non possiamo perdere. Stati Uniti, Cina e Giappone stanno investendo in questa direzione importanti risorse economiche. Se l’Europa non si adegua in fretta perderà opportunità di sviluppo e occasioni di crescita per i suoi giovani talenti. Molto è stato fatto negli ultimi anni per incrementare la ricerca scientifica europea ma il divario con gli altri grandi paesi si va comunque allargando. Il rafforzamento della collaborazione tra università e centri di ricerca degli Stati membri e l’aumento del bilancio europeo destinato a progetti comuni è un obiettivo fondamentale per affrontare il XXI secolo.
  6. Un “gruppo di Roma” per rifondare l’Europa.Alcuni Governi del cosiddetto “gruppo di Visegrad” sfruttano ogni possibile beneficio economico derivante dalla partecipazione all’Unione e al mercato unico – dai fondi strutturali alle delocalizzazioni – rifiutando tuttavia di assumersi responsabilità comuni – ad esempio sui migranti – mentre si allontanano sempre più dai valori europei. A queste condizioni la loro presenza all’interno dell’Unione è una minaccia per l’Europa e per l’Italia. A questi Governi va contrapposto un “gruppo di Roma” composto dal nucleo dei paesi fondatori “allargato”, che definisca un’agenda precisa per l’avanzamento del progetto europeo. Si dovrà rapidamente decidere se andare avanti tutti insieme o se optare per un’Europa a differenti gradi di integrazione.