L’impegno dei laici a 50 anni dal Concilio Vaticano II

Organizzato dal Comitato promotore della ricerca su “Il Concilio Vaticano II e la Chiesa di Parma nel post Concilio”, ha avuto luogo al Centro pastorale Anna Truffelli il secondo convegno di studi con la presenza del Teologo laico Marco Vergottini.

Introducendo il Convegno Giorgio Campanini ricorda Mons. Loris Capovilla, deceduto pochi giorni fa all’età di 100 anni, già segretario , poi custode e storico di Papa Giovanni XXIII tanto da esserne definito come “l’evangelista di papa Giovanni”. E ricorda che aveva avuto un rapporto particolare con Parma quando da giovane cappellano era stato assegnato all’aeroporto militare, dove fu colto dall’armistizio del 1943 e strappò alcuni avieri all’internamento.

 

La riflessione di Campanini su “Luci ed ombre del Concilio Vaticano II a Parma” offre alcuni spunti di approfondimento, evidenziando come luci o conquiste del Concilio, la consapevolezza inedita che il popolo di Dio di Parma ha avuto di essere Chiesa con il protagonismo laicale, il nuovo ruolo nelle comunità cristiane della Parola di Dio, ed infine una crescente attenzione alla dimensione solidale e comunitaria. E a questo riguardo ritiene giusto fare memoria del vescovo Benito Cocchi, che promosse un importante Sinodo nella nostra Chiesa locale, di cui il prossimo anno ricorrerà il 25°.

Fra le ombre o i problemi ancora aperti, Campanini indica l’esigenza di una ripresa del cammino della sinodalità, la preoccupazione per la ridotta presenza dei presbiteri e la necessità di preparare nuove figure pastorali, anche al femminile, il ritardo nella acquisizione della dimensione propriamente missionaria della nostra chiesa, con la sua uscita, come chiede Papa Francesco, nelle periferie ora sguarnite e soprattutto con il mondo dei poveri e degli ultimi.

Presentato dalla giornalista Laura Caffagnini, che ne mette in risalto i molteplici impegni alla Diocesi di Milano come collaboratore del Cardinal Martini poi come docente di Teologia e storico del Vaticano II, Marco Vergottini inizia la sua relazione sul “Ripensare l’impegno dei laici”.

L’incipit del discorso parte da tre citazioni per lui assai significative per delineare il cammino dei laici nella Chiesa. La prima è del Cardinal Martini , in un discorso ai laici di AC nel 1969 che, sul “cosa significa essere cristiani”, riteneva non possibile una definizione esaustiva che riguardi il comportamento dei laici verso il mondo se non in rapporto a Cristo, perché siamo persone afferrate da Cristo stesso. La seconda fa riferimento a Padre De Lubac, che nel 1953 riteneva non fosse obbligatoria alcuna distinzione tra chierico e laico perché essere ecclesiastico riguarda tutti come uomini della chiesa. La terza richiama Ignazio Silone con la sua “Avventura di un povero cristiano” in cui fa dire a Celestino V, che non si possono trattare i cristiani come oggetti o come sudditi, perché il valore supremo per i cristiani è costituito dalla coscienza di ciascuno , che come sacrario, merita il massimo rispetto.

Vergottini ricorda poi che ancora oggi è presente nella coscienza ecclesiastica della Chiesa un pregiudizio, basato su un luogo comune, secondo cui esiste una duplice forma della vita cristiana, la vocazione di totale consacrazione alla sequela di Gesù, riservata ai ministri ordinati e ai religiosi, e una seconda forma per i comuni fedeli di adattamento della vita cristiana alla realtà del mondo in cui si è immersi. Si tratta di una distinzione che è esclusa dal Nuovo testamento dove nella decisione di seguire Gesù il minimo è anche il massimo. Così Vergottini ritiene che il ministero ecclesiale non può essere di pertinenza del solo presbiterio, come pure l’impegno alla testimonianza nella storia non può essere affidato solo ai laici. Così il Vaticano II nella Lumen Gentium , Costituzione dogmatica sulla Chiesa, mette al Primo Capitolo il Mistero della Chiesa, cui segue quello relativo al Popolo di Dio, di cui fanno parte tutti i battezzati. E’ questa una vera rivoluzione copernicana secondo cui tutti i cristiani, christifideles, uniti nella fede e nel discepolato a Gesù sono chiamati a testimoniare l’evangelo della carità, perché universale è la vocazione alla santità. Ciascun credente secondo i propri carismi ed uffici è tenuto a rispondere al comando di Gesù (Mt.5,48) “siate dunque perfetti, come è perfetto il Padre vostro che è in cielo”. Secondo Vergottini la teologia basata sui tre ordini (presbiteri, religiosi, laici) fa riferimento ad una stagione storica, benemerita, tridentina ma superata. Così anche la teologia del laicato è stata un episodio storico importante, che ha avuto approfondimenti di notevole levatura, come con Lazzati, ma ora si tratta di andare avanti, superando gli ostacoli e le difficoltà. Che Vergottini individua, per i giovani sacerdoti nel contesto di insicurezza, di liturgismo spinto, nello scarso riconoscimento della collaborazione dei laici, relegati spesso ad una posizione passiva e gregaria che non dà consapevolezza di una comune appartenenza ecclesiastica. Altri ostacoli alla partecipazione con una fede profonda alla vita della chiesa sono costituiti dalla scarsa valorizzazione delle donne, dalla divaricazione tra laici impegnati e praticanti, al persistere dello scoglio del clericalismo, alla tensione tra l’istituzione e i movimenti.

E’ quindi opportuno una pedagogia ecclesiastica che stabilisca un modello di partecipazione anche per la qualità dell’agire morale, superando l’estraneità dei credenti verso l’impegno sociale e politico, che non richiede né radicalità, né compromesso, ma la ricerca costante del bene comune alla luce di una coscienza retta e matura secondo la responsabilità di ciascuno.

L’invito è quindi quello di puntare ad una formazione del cristiano sotto il profilo catechetico, biblico, di vita spirituale, nella certezza che Il Signore chiama tutti con una vocazione universale alla santità.

Graziano Vallisneri

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