Un’altra sconfitta per Parma

Nessuno può considerarsi vincitore nelle vicende che hanno posto Parma al centro dell’attenzione mediatica in questi giorni. Chi invece figura sicuramente sconfitta è la città.

Parma esce ancora male di fronte all’opinione pubblica nazionale, dopo che negli anni passati sono sempre stati i suoi scandali a focalizzare l’interesse. L’ultimo Sindaco dovette dimettersi per le indagini giudiziarie che lo avevano coinvolto e che avevano tutt’altro peso rispetto a quelle di oggi. Ma il clamore è lo stesso e per ragioni che esulano dal merito reale delle questioni in gioco.

Agli errori si sono sommati altri errori: l’errore primo del Sindaco di non dire alla città (alla città, non al suo Movimento) che gli era pervenuto un avviso di garanzia. L’errore del Movimento Cinquestelle di sfruttare l’occasione per fare ciò che forse era programmato da tempo, ovvero la sua epurazione, che oggi porta Federico Pizzarotti ad essere vittima e icona nazionale di una nuova antipolitica dell’antipolitica. L’errore in cui rischiano di trascinarsi le opposizioni di un “tutti contro tutti”, che si esaurisca in un attacco al Sindaco, ma in cui si smarrisca ogni ipotesi di quella unità programmatica che sarebbe necessaria. E se, come probabile, le accuse cadranno in una bolla di sapone, un errore grave potrebbe rivelarsi quello di un esposto penale su una materia che ai più appare sostanzialmente marginale e che rischia di rimbalzare negativamente sulla parte politica che l’ha prodotto.

E’ emblematico che il centro della polemica sia il Teatro Regio, la più identitaria istituzione culturale della città, ma è anche significativo che del Regio, del suo presente, della sua gestione attuale, delle sue prospettive di crescita, non parli quasi nessuno.

Ho scritto tempo fa sulla Gazzetta di un declino deprimente che riguarda la vita culturale di Parma e della esigenza di un salto di qualità. Ora, confermando quelle riflessioni, sarebbe onesto sottolineare come negli ultimi mesi proprio la gestione del Teatro Regio abbia dato segnali positivi, riaprendo le sue porte a concerti di grande qualità, come il ciclo pianistico in un rigoroso programma schubertiano, chiamando a Parma istituzioni internazionali come i Berliner, promuovendo l’apertura del Teatro Farnese al barocco, mentre, finalmente, sembra abbandonata l’assurda idea di usare Piazza Duomo come discoteca all’aperto. Non è ancora sufficiente, ma si tratta di azioni in controtendenza, dopo che per quattro anni abbiamo vissuto nella paralisi, al punto che oggi lo stesso pubblico deve riabituarsi all’ascolto e i giovani si sono persi per strada, perché senza continuità di offerta, la cultura non può esercitare la propria funzione educativa. Adesso la bufera colpisce il Regio e questo rischia fatalmente di rallentare ulteriormente il suo rilancio.

Questo è l’aspetto più triste, che del futuro di Parma si è smesso improvvisamente di parlare, che la personalizzazione della polemica allontana l’attenzione dai temi, mentre Parma viene sbattuta in prima pagina e diventa, come in un recente passato, un caso nazionale e non per le proprie virtù, ma per indagini giudiziarie, piccole o grandi che siano, per le sue divisioni, che generano strumentalizzazioni politiche a scapito della città, che da questa bagarre non ha nulla da guadagnare, ma ha tantissimo da rimetterci.

Forse la guerra giudiziaria e politica è appena cominciata e questo anno che separa la città dalle elezioni sarà costellato di veleni, che potrebbero rendere ancora una volta il dibattito elettorale un’occasione mancata per ragionare seriamente di futuro e cercare di unire le forze intellettuali, economiche e la “buona” politica attorno a progetti condivisi, oltre le divisioni tra schieramenti. Personalmente non smetto di pensare, e lo ripeto fino alla noia, che sia necessario un grande reset, anche emotivo, e che Parma debba guarire da sola le proprie radicate patologie, per valorizzare le sue intelligenze, attuando nel concreto quella capacità strategica che, in ambiti diversi dalla politica, la sua comunità dimostra di possedere.

Paolo Scarpa
(articolo pubblicato sulla “Gazzetta di Parma” di giovedì 19 maggio)