Primo, non avere paura

A molti, individui e popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Non è l’affermazione di qualche coraggioso politico e neppure di esponenti religiosi più o meno importanti…

A scriverlo, 70 fa, è stato Primo Levi nell’introduzione al suo libro più celebre “Se questo è un uomo”; non si tratta dunque di un’idea più o meno condivisibile ma la constatazione di chi ha, letteralmente, provato sulla sua pelle (con tanto di numero impresso indelebilmente sul braccio) a cosa porta l’idea che “ogni straniero è nemico”. Infatti – continua lo scrittore torinese “per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi…. e non sta all’origine di un pensiero. Ma quando questo avviene….allora al termine della catena sta il Lager. Esso è il prodottosi una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza; finché la concezione sussiste, le conseguente ci minacciano”.

 

E’ sbagliato, e controproducente, sostenere che dietro tutti i movimenti politici di estrema destra che si stanno affermando in Europa c’è un’ideologia xenofoba o addirittura razzista: quasi sempre a far nascere questi movimenti e a decretarne il successo è la paura – paura del diverso, per etnia o religione, su cui ha facile presa la propaganda dei populismi e dei nazionalismi e che gli attentati di matrice islamica contribuiscono a ingigantire. Eppure, se questa paura anziché essere controllata, tenuta a freno, e, ove possibile, attenuata ( come ricordava proprio qui a Parma un importante esponente dell’UE, non c’è ragione di temere che l’arrivo di poco più di un milione di profughi possa sconvolgere la vita di 500 milioni di persone…) viene al contrario eccitata, aumentata, ingigantita, ecco che il ragionamento di Primo Levi diventa, purtroppo, estremamente attuale. E difatti da alcuni mesi a questa parte si stanno moltiplicando i segni che ci rimandano inevitabilmente ai momenti più tragici della storia europea, quando appunto lo straniero era, in quanto tale, un nemico.

Diventa allora importante, anche se difficile e faticoso, operare una “rivoluzione culturale” che trasformi a poco a poco la paura in speranza, il sospetto in fiducia, il ”diverso” in “simile”. A questa compito, che naturalmente deve coinvolgere tutti (istituzioni, società, semplici cittadini) intendono contribuire anche diversi contributi di questa newsletter: le riflessioni dei ragazzi del Borgolab in visita alle istituzioni europee, così piene di fiducia nel futuro del vecchio Continente e nel definitivo superamento di confini e “muri”; la riproposizione dei valori della Resistenza come antidoto al sempre possibile ritorno della barbarie; lo stesso appello del Presidente del nostro Circolo ad affrontare con coraggio le difficili sfide del tempo presente. Perché, come ricorda Albertina Soliani in conclusione del suo articolo, “E’ il nostro 25 aprile, questa volta tocca a noi”.

Riccardo Campanini