Non è bello ciò che è “bellico”… le riflessioni “scomode” di Ennio Mora

I tempi frenetici che stiamo vivendo con la comunicazione dei media altrettanto frenetica e frammentata, da cui ogni giorno siamo immersi, rendono sempre più arduo recuperare la possibilità e il tempo per la verifica dei fatti raccontati, l’approfondimento dei problemi o l’esercizio della memoria.

Sono difficoltà per molti, di fronte alle quali Ennio Mora ci offre, con lo spirito di servizio che sempre lo contraddistingue, con umiltà e semplicità, un concreto aiuto, è il volume con le sue riflessioni sul terrorismo islamico, che fin dal titolo “Non è bello ciò che è bellico ma è bello ciò che pace” rivela il significato della proposta; cercare di capire cosa sta succedendo prima di reagire o di arrendersi all’irreparabile. E fa comprendere il perché abbia scelto come filo conduttore del suo discorso la lettera aperta di Tiziano Terzani, datata ottobre 2001, in risposta all’articolo “La rabbia e l’orgoglio” di Oriana Fallaci, che la scrittrice aveva pubblicato all’indomani dell’attacco alle Torri gemelle dell’11 settembre . Il messaggio di Terzani “non possiamo rinunciare alla speranza” e il suo ripudio della violenza come risposta alla violenza, assume infatti una rasserenante attualità ed una valenza profetica.

 

“Se alla violenza del loro attacco alle Torre Gemelle, scriveva Terzani, noi risponderemo con una ancor più terribile violenza- ora in Afghanistan, poi in Iraq, poi chi sa dove ( e non si può non pensare alla Siria) alla nostra ne seguirà una loro ancora più orribile e poi un’altra nostra e così via. Perché non fermarsi prima? Abbiamo perso la misura di chi siamo , il senso di quanto fragile e interconnesso sia il mondo in cui viviamo”. Così Mora riporta gli stralci della lettera di Terzani, prima di ogni capitolo con le sue riflessioni, allargate e arricchite dalle idee di scrittori, filosofi, scienziati , giornalisti, commentatori, uomini di cultura e di Chiesa, pubblicate sul quotidiano “La Repubblica”.

Comincia dalle responsabilità della politica, nella convinzione che il cuore del problema e la vera fonte della situazione, al di là degli scontri religiosi, sta nei rapporti politici ed economici fra gli stati. Mora riporta quindi le analisi dell’economista Francese Piketty, dello scrittore afghano Atiq Rahimi per cui “la questione è geopolitica non religiosa: il conflitto vero non è fra ebrei, musulmani e cristiani, è fra paesi contrapposti”. Se le ragioni fondamentali stanno nella politica, in essa vanno cercate anche le risposte, come sostiene la sociologa Nadia Urbinati, cui si associa lo studioso David Reybrouck ricordando le responsabilità del passato con le operazioni di guerra degli Usa, anche se Michael Walzer, professore all’Istituto di studi avanzati di Princepton ritiene che :”Siamo in guerra, una guerra giusta e necessaria con la condizione di combatterla senza dimenticare i principi etici e di libertà”. Seguono le analisi di specialisti e sociologi come Jurgen Habermas o politici come D’Alema e Cacciari sugli errori dell’Occidente, la non strategia dell’Europa e dell’Italia, ben rappresentata da Bernard Guetta, Olivier Roy. Marc Lazar. Poi l’approccio culturale , la Realpolitik, temi trattati da Garimberti, Rampini, Lucio Caracciolo. Dalla lettera di Terzani parte lo spunto sulle responsabilità antiche preludio all’articolato “dal colonialismo ad oggi”. Poi l’approfondimento sulla religione con Emanuel Carrère, “Dire che quello che è successo a Parigi sia stato provocato da una religione è solo una brutta caricatura”, Corrado Augias, Tvetan Todorov, Kamel Daooud , giornalista algerino, Ezio Mauro, e l’affermazione che la vocazione religiosa è la pace, sviluppata con sincera profondità da Enzo Bianchi che richiama le parole di Papa Francesco “Utilizzare il nome di Dio per giustificare la strada della violenza e dell’odio è una bestemmia”.

La ricerca di Ennio Mora si allarga agli altri temi collegati, di cui val la pena ricordare i titoli come stimolo alla lettura: sono la frustrazione giovanile, il connubio tra ideologia e frustrazione, il ruolo dei musulmani moderati,

l’ampio trattato sulla immigrazione, la donna, il terrorismo e la violenza sessuale, l’economia e le conseguenze economiche degli attacchi terroristici, ed infine il ruolo dei media nella spettacolarizzazione del dolore, nella narrazione, nella propaganda, con l’invito a non fermarsi alle emozioni , ma cercare di capire. Conclude il volume, che può rivelarsi un sillabario prezioso per chi vuol essere operatore di pace, il capitolo con le riflessioni finali con brani che pongono domande ma offrono spunti di ricerca di un cammino nuovo.

Sono quelli di Corrado Augias : “oggi il cristianesimo è tornato a una mitezza di tipo evangelico ed è semmai fatto oggetto, in alcuni paesi di sanguinose persecuzioni. Nell’Islam questa evoluzione tarda.” Una convinzione su cui concorda Enzo Bianchi che invita all’ascolto, al dialogo, a seri studi per dissipare la propaganda ideologica che attecchisce sull’ignoranza. Ma fa anche domande dolorose: abbiamo noi la stessa forza ‘per difendere le popolazioni perché non soccombano alle nostre armi o non trovino vie di morte nella migrazione? E ancora perchè armi mortali sono vendute a coloro che pianificano indicibili sofferenze a intere società? Oppure l’impotenza dichiarata dal Cardinal Paul Poupard “ che è la stessa del Card. Martini che ad una domanda su come difenderci dai pericoli di attentati di estremisti islamici rispondeva “Noi che facciamo tante prediche e innumerevoli sermoni, per questi tragici eventi non abbiamo risposte adeguate, siamo” impotenti”.Infine i tanti richiami di Papa Francesco come quello ai giovani durante il viaggio in Sudafrica :”Resistete. Non fuggite, fate come l’albero di banano che sempre cresce , sempre dà frutti con tanta energia, è resistente. Abbiate il coraggio della resistenza, della lotta per il bene.”

Il volume di Ennio Mora, che si legge agilmente e sarà uno strumento prezioso per un prossimo dibattito aperto, è disponibile presso il Circolo il Borgo.
Le eventuali offerte sono a sostegno della Casa di accoglienza “S.Cristina”.

Graziano Vallisneri

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.