Cari amici, a tre anni dall’inizio del mandato del consiglio direttivo e del presidente del Borgo (avvenuto nel gennaio 2013), il consiglio stesso il giorno 28 aprile u.s. ha deliberato, coerentemente con i dettami dello Statuto, di convocare l’Assemblea generale degli associati per il prossimo lunedì 10 maggio alle ore 08:00 e in seconda convocazione lo stesso 10 maggio, alle ore 17.30 per il rinnovo delle cariche e per decidere insieme le linee del futuro dell’Associazione.

L’ordine del giorno è il seguente:

  • Relazione del Presidente; dibattito e decisioni sul merito delle linee di azione, dell’organizzazione futura delle attività del circolo, sull’assetto istitutivo della attività della Scuola di formazione e sulla composizione del Consiglio direttivo con eventuali modifiche statutarie (numero dei membri del Consiglio, numero mandati per il Presidente).
  • Relazione del Tesoriere sul Bilancio e decisioni conseguenti.
  • Elezione Presidente e organismi direttivi.
  • Varie e eventuali.

Riterremmo che non debba trattarsi solo di un atto formale ma il momento in cui si fa il punto delle cose fatte e di quelle non fatte, delle occasioni colte e di quelle in cui invece siamo mancati, e questo al fine di capire virtù ed errori e, sulla base di questi, cercare di migliorare per gli anni a venire.

Mi permetto quindi di rendicontare qui di seguito, sia pure sommariamente, quanto abbiamo fatto, ma anche di cercare una sintesi del significato della nostra presenza.

1. Identità, valori e missione del Borgo

Il 13 febbraio del 2013 il Consiglio del Borgo si è riunito la prima volta con una finalità precisa, quella di fare il punto sulle proprie origini, per capire quale potesse essere una sua strada di futuro. Era importante farlo, particolarmente per un Presidente come me, che, primo nella storia del Circolo, non era tra i “soci fondatori”, come invece furono tutti i miei predecessori, Enore Guerra, Albino Ivardi Ganapini, Lamberto Soliani, Eugenio Caggiati.

Non devo certo ripeterlo agli “anziani” del Circolo, ma giova comunque ricordarlo: il Borgo nacque nella seconda metà degli anni settanta su iniziativa di un gruppo coeso di amici, raccolti attorno a Andrea Borri, uniti da comuni valori e da un comune impegno sociale, culturale e politico, per dare vita a un luogo di elaborazione e confronto, che ampliasse l’orizzonte oltre i confini della politica tradizionale, allora racchiusa entro i partiti e, all’interno di essi, entro le correnti dei partiti stessi.

L’intuizione di base era geniale e, per molti aspetti, preconizzava quel bisogno, oggi assai più diffuso, di valicare i recinti dell’appartenenza (a partiti, movimenti, ideologie, fedi religiose) per cercare un dialogo aperto con la società tutta, senza preclusioni, pur nella fedeltà al proprio bagaglio di valori. E, nello statuto del Borgo, i valori di riferimento sono chiari: la democrazia, la giustizia sociale, la fiducia nello sviluppo, il rispetto della centralità della persona e dell’ambiente, l’etica cristiana.

E’ chiarissimo il senso della autonomia da partiti, correnti, ideologie, come è emblematico il riferimento all’etica “cristiana”, che, proprio per essere stato scritto da un gruppo di cattolici, si intendeva in quel modo circoscritto ai principi etici della cristianità, ma non direttamente al magistero della Chiesa. Tutto questo si traduce nel suo complesso in una sostanziale vocazione alla indipendenza e alla laicità, su cui si è voluta improntare la vita futura del Circolo.

La domanda prima che ci siamo posti era quella di chiarire quale potesse essere ora, nel nuovo millennio, la missione del Circolo, preso atto che l’universo politico degli anni settanta è totalmente stravolto, che le categorie politiche e culturali di allora oggi sono storia, ma faticano a tradursi in attualità, soprattutto nella liquidità di un presente che, come dice Ezio Mauro nel suo dialogo con Bauman, “è sospeso tra il non più e il non ancora”. Negli anni settanta attorno alle parole “comunismo”, “socialismo”, “cattolicesimo democratico”, “liberalismo”, “destra”, “sinistra”, ecc., si aprivano dibattiti infuocati, come si cercavano sintesi complesse attorno a conflittualità che avevano radici nelle grandi guerre ideologiche (e non solo) del novecento. Oggi per molti giovani queste parole suonano vuote, oppure semplicemente retaggi del passato.

Per questo è indispensabile congetturare sul chi siamo e cosa vogliamo, proprio perché, se i tempi sono cambiati, questo che viviamo è il momento più difficile dal dopoguerra, per le infinite ragioni che sappiamo. Basti pensare alle difficoltà del percorso di unificazione europea, alle sfide della emigrazione disperata di interi popoli, alla crisi economica, alla mancanza di lavoro per i giovani, alla povertà, al deficit sempre più evidente di sicurezza, alla situazione specifica dell’Italia, in cui la popolazione si sente schiacciata tra sfiducia crescente nello stato, corruzione diffusa, illegalità, sino alla criminalità che devasta il nostro sud e non solo. E, su tutto, incombe il disagio crescente della democrazia, in bilico tra tentazioni autoritarie e neo-populismo.

Il Borgo si caratterizza ancora oggi per la sua fedeltà ai suoi valori fondativi e credo personalmente che siano i valori, e solo essi, a dovere distinguere la specificità del Borgo, insieme alla sua indipendenza e alla sua modalità consolidata di aprire confronti, anche tra diversi. Questa mia opinione forse non è condivisa da tutti, poiché alcuni vorrebbero un impegno più netto del Borgo anche sul piano politico. Ma, se il Borgo è ancora oggi attuale nel suo messaggio ed è percepito come autorevole, questo avviene per quel principio di terzietà a cui ha cercato di essere fedele, pur assumendo in alcuni casi posizioni su temi specifici, che rivestissero un aspetto valoriale specifico, ma senza mettesi a servizio di partiti o gruppi di potere.

Oggi, di fronte ai cambiamenti della politica e della società, la grande scommessa anche del Borgo è di tentare strade di innovazione nei linguaggi e nei contenuti, senza rinunciare al nostro patrimonio fondativo. Non ci è difficile, proprio perché l’impianto ideale del Borgo nasce con un’impronta modernissima, che è insita nel travalicare le appartenenze e le ideologie, nella volontà di confronto aperto, nel tentativo di focalizzare visioni di medio e lungo termine per l’inquadramento dei problemi complessi.

Ultima valutazione di merito riguarda la specificità locale del Borgo, radicato da sempre a Parma. Ritengo personalmente che sia per alcuni aspetti un fatto positivo, ma anche, in parte, un limite e non possiamo nascondercelo. E’ positivo perché tante associazioni culturali e politiche nazionali sono nate e poi scomparse in questi anni o si sono trasformate in qualcosa di diverso da ciò che erano, e l’indipendenza del Borgo che è difesa dal mix di continuità e capacità di aggiornamento continuo, sta anche nel non avere riferimenti nazionali, che ci avrebbero condizionato, non necessariamente nel bene. Ma è anche un limite perché nel mondo globale essere un circolo cittadino rischia alla lunga di risultare riduttivo, e anche questo aspetto deve indurci a una riflessione profonda.

In conclusione, credo che la missione del Borgo si confermi quella di aprire la società in cui viviamo a una consapevolezza delle proprie potenzialità di futuro, senza perdere di vista i principi etici e democratici su cui la comunità umana occidentale si è fondata. E gli obiettivi che noi vorremmo porre a tutta la comunità locale e nazionale, sono quelli di una declinazione concreta in progettualità a medio e lungo termine, capacità di superamento dei conservatorismi, nel rispetto della memoria collettiva, che è il patrimonio primo da cui muoverci, perché chi non ha memoria di sé, non può costruire prospettive solide di futuro.

2. Breve rendicontazione di tre anni di vita del Borgo

Cerco ora di riassumere molto brevemente quello che abbiamo fatto ma anche quello che avremmo dovuto fare e invece non ci siamo riusciti.

In questi tre anni abbiamo proceduto in continuità con quello che il Borgo aveva fatto negli anni precedenti. C’era da completare il percorso di riflessione sulla città, avviato con Parma città e comunità del 2011, e lo abbiamo fatto con la giornata di studi del novembre 2013 attorno al tema della Democrazia deliberativa, in collaborazione con l’Università di Parma. Da lì, come sapete, è emerso soprattutto il bisogno di ripartire dai “fondamentali” della convivenza civile e della formazione, rivolgendoci in particolare ai giovani. Conseguentemente abbiamo aperto il percorso che ci ha portato a dare vita al Laboratorio di cittadinanza attiva, che dall’ottobre 2014 ha iniziato a produrre cultura e formazione per i ragazzi di Parma. Noi lo consideriamo un progetto ancora in embrione, anche se ha già dato significativi risultati e certamente ha avuto riscontri importanti a diversi livelli.

Non nascondo che il limite maggiore della attività del Borgo è stato un non sufficiente nostro impegno sui temi della città, come ci eravamo prefissi, e questo anche perché il lavoro sul laboratorio (BorgoLab) ha assorbito buona parte delle nostre umane energie. Ma questo ci deve fare riflettere su una migliore organizzazione del lavoro interno che è assai perfettibile.

Tuttavia, qualcosa di significativo sulla città lo abbiamo fatto (ricordo il convegno e il libro sulla gestione sostenibile dei rifiuti, i numerosi dibattiti, le prese di posizione sull’uso di Piazza Duomo, sulle politiche culturali, ecc.), ma lo abbiamo soprattutto cantierizzato e i frutti si vedranno dopo l’estate 2016, in particolare, quando il progetto di studio sul sistema “Emilia” prenderà forma.

La soddisfazione è di vedere che riamane alta la reputazione del Borgo a Parma e questo ci fa ovviamente piacere e ci dice che, alla peggio, non abbiamo commesso gravi errori. Ma, lo ribadisco, molto di più si poteva fare e naturalmente il Presidente in primis ha responsabilità delle lacune che ci sono state e questo ci deve indurre a costruire un progetto più efficiente per gli anni a venire.

Un tema delicato è quello delle risorse. Parlerei di risorse umane e di risorse finanziarie.

Le risorse umane per fortuna non sono un problema, anzi, sono una ricchezza formidabile del Circolo. Parlo di persone, volontari, amici che ci danno quotidianamente una mano, anche nelle questioni pratiche e organizzative, sostenitori esterni, esperti, che a vario titolo si dimostrano estremamente disponibili a titolo gratuito a aiutare i processi di elaborazione culturale del Circolo. Il problema semmai è gestire al meglio queste disponibilità.

Sulle risorse finanziarie, credo che si debba fare una riflessione a sé. La reputazione di cui gode il Borgo e la qualità del nostro lavoro ha favorito contribuzioni personali importanti e disinteressate, che ci permettono di avere una sede dignitosa (oggi indispensabile, soprattutto se pensiamo alla attività del nostro Laboratorio di cittadinanza attiva), di potere avere collaborazioni fisse e produrre pubblicazioni e investire in comunicazione, per valorizzare e diffondere il nostro messaggio. A queste contribuzioni si associano i finanziamenti che abbiamo ottenuto a progetto da Fondazioni. E’ orgoglio del Circolo sottolineare che non godiamo di alcuna sovvenzione pubblica, la qual cosa garantisce ulteriormente la nostra indipendenza. Tuttavia anche su questo ritengo che si debba fare di più e molto meglio, per garantire una solidità e una stabilità finanziaria futura al Circolo, anche se in questi tre anni è quasi raddoppiato il nostro bilancio e questo testimonia che abbiamo fatto le cose giuste, ma non abbiamo alcuna possibilità di adagiarci sugli allori.

3. I temi dell’assemblea

L’assemblea del 10 maggio è chiamata a rinnovare le cariche di presidente e del consiglio direttivo e a esprimersi su un’analisi critica di quanto fatto e sulle linee future di vita del Circolo. I temi sulla identità del Borgo e sulle attività del triennio sono sostanzialmente quelli tracciati nei due punti precedenti. Sul futuro, ritengo che si debba in particolare ragionare su quale ruolo il Borgo debba assumere e se siano opportuni o meno cambiamenti. E’ anche necessario che il Borgo raffini le proprie regole interne, a partire da quelle relative alla presidenza. Credo al proposito che occorra un rinnovo fisiologico nella carica di Presidente, introducendo il limite obbligatorio di due mandati come una qualsiasi comunità civile democratica, dai Comuni italiani sino alla presidenza degli Stati Uniti. Questo per imporre al Borgo un rinnovamento continuo, per fare crescere nuove classi dirigenti dentro al Circolo, evitare inerzie e/o personalizzazioni che nuocciono alle associazioni come la nostra.

Una riflessione a sé merita il Laboratorio di cittadinanza attiva. Il progetto ha bisogno di sistematizzarsi, perché sta crescendo, ma se non assume una connotazione chiara e la garanzia di un impegno di risorse stabili, in un futuro potrebbe arenarsi. Per questa ragione sono convinto che il Circolo debba promuovere nei prossimi mesi la nascita di una forma associativa (da valutare con attenzione) che permetta al laboratorio di farsi Scuola e avere una connotazione formalmente indipendente dal Borgo. Saggezza vuole che il Borgo mantenga il controllo gestionale e politico della scuola, garantendo contestualmente la propria indipendenza finanziaria (facendo quindi in modo che gli eventuali contributi alla scuola permettano al Borgo di continuare ad esserne il cuore), ma la nascita di un nuovo soggetto nelle nostre intenzioni dovrà permettere di aprire nuovi orizzonti alla Scuola.

Infine una nota sulle modalità di azione del Circolo. Ritengo che in questi anni si sia istituzionalizzato il ruolo di guida del Consiglio direttivo e per questa ragione riterrei riduttivo limitare troppo il numero di membri del Consiglio. Penso tuttavia che dobbiamo trovare insieme strade per un maggiore coinvolgimento di tutti i soci nello nostre attività, in modo che ciascuno di noi possa portare il suo contributo di idee, proposte, attività.

La vitalità del Borgo è straordinaria e si fonda in primis sulla testimonianza degli associati e sulla loro competenza e iniziativa. Le porte del Borgo sono aperte alle persone per bene che condividono i nostri valori e pertanto chi volesse introdurre nuovi soci è invitato sempre a farlo. Grazie per chi ha avuto la pazienza di leggere integralmente questa lettera di convocazione, ma, come capirete, è un necessario momento di chiarezza, un atto dovuto, alla fine del mandato triennale mio e del consiglio.

Un cordialissimo saluto

Il Presidente Paolo Scarpa