Una grande occasione, quella offerta dal Progetto Culturale Diocesano, di comprendere, grazie al prof. Zamagni e alla sua lucida analisi, gli orizzonti di ricerca scientifica ed economico/ politica che si aprono alla luce dell’ Enciclica Laudato Si’.

L’incontro ha rappresentato un’ ulteriore tappa del confronto con questo documento, all’interno del ciclo promosso da Progetto Culturale Diocesano, Centro Etica Ambientale, Commissione Iustitia et Pax, MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno culturale).

 

Come sempre – ma forse, dato il tema così ampio complesso e sensibile, ancora di più – il prof. Zamagni ha portato il pubblico ad intravvedere strade di fattibilità verso quella vera e propria trasformazione culturale proposta dal Papa. Sì, perché proprio qui sta la novità, ci spiega il professore, di questa Enciclica sociale rispetto alle altre: per la prima volta, data un’analisi, un Papa passa ad offrire delle ipotesi operative politiche ed economiche da intraprendere, e questo per il bene dell’ umanità che corre il rischio di autoaffondarsi. E’ opinabile e fastidiosa per alcuni commentatori questa scelta di Francesco, che da gesuita si incultura nella realtà della globalizzazione spiegandone le contraddizioni e le potenzialità con un realismo ed un linguaggio lontani da quello aulico cui siamo abituati aspettarci da un Papa, ma essa ci offre sguardi scientificamente e sociologicamente adeguati per stimolare un cambiamento fattivo. Zamagni spiega come per la prima volta si tengano insieme ambiti solitamente poco accostati: salvaguardia della natura e lotta contro la miseria di tanti abitanti del pianeta sono due facce della stessa medaglia, che è lo scenario mondiale. Se assumiamo il paradigma di Genovesi secondo cui l’uomo è naturalmente amico dell’altro uomo e abbandoniamo, perché distruttivo, dell’Homo oeconomicus, lupo per il suo simile (Hobbes), la direzione che prenderemo sarà salvifica per la terra e per l’umanità, schiacciata dalla fame e dagli squilibri.

Si tratta di capire con grande realismo che se l’ambiente è un bene comune non può essere trattato come se fosse privato e nemmeno come semplicemente pubblico: ecco quindi che la ricerca sulla tutela e la gestione dei beni comuni ( i “commons“ nel linguaggio economico) è tutta da compiere, perché in economia non è ancora un tema affrontato seriamente e condiviso. Si fanno perciò errori e ogni scelta è sempre sproporzionata allo scopo. La tutela di questi beni non è garantita a livello internazionale da nessuna governance che invece andrebbe garantita con la creazione di un’ OMA – Organizzazione Mondiale dell’Ambiente (e ciò è possibile, come è stato possibile in tema di commercio e finanza – WTO, GATT, Banca Mondiale, ecc. ), che abbia capacità di controllo e sanzione. Solo così a livello globale le politiche energetiche possono mettersi in equilibrio con quelle economiche e anche finanziarie.

La finanza è un’altra questione di cui il Papa, a ragione, si occupa e per cui chiede un cambiamento di rotta: se solo il 7% della finanza mondiale va a beneficio delle imprese e del lavoro, allora lo squilibrio non solo è evidente ma è dannoso. Il prof. Zamagni, rispondendo alle perplessità del pubblico, induce a sperare che sia ormai vicino un cambiamento di rotta della finanza, poiché sta ormai esplodendo al suo interno la critica di chi ha bisogno della finanza per la produzione di beni e servizi reali nei confronti di chi la usa solo a fini speculativi. Proprio la finanza potrebbe orientarsi al sostegno della produzione di energia sostenibile e sarebbe anche un affare se la politica a livello internazionale puntasse seriamente su questo.

Daria Jacopozzi