La recentissima approvazione del progetto di riforma del Senato – trasformato da organo legislativo primario in luogo di valorizzazione delle realtà regionali e di controllo dell’operato della Camera dei Deputati nelle questioni costituzionalmente ed eticamente sensibili – contribuirà non poco a snellire l’attività legislativa, concentrandola di fatto in una sola Camera elettiva, perché il futuro Senato lo sarà solo parzialmente.

Al tempo stesso la legge elettorale approvata lo scorso anno dovrebbe garantire la governabilità attribuendo al partito vincitore al ballottaggio o con la maggioranza relativa del 40% dei voti la maggioranza assoluta nella Camera dei deputati.

 

Resta tuttavia aperto il problema della effettiva rappresentatività. Realizzare un equilibrio tra questi due valori – governabilità e rappresentanza – non appare facile. La grande maggioranza dei sistemi punta ora sull’uno ora sull’altro valore: per fare un riferimento ad alcune importanti elezioni di questo 2016, la scelta degli USA è per la governabilità, con ampi poteri accordati ad un Presidente che- tenendo conto degli oppositori votanti (e soprattutto di quelli non votanti) – rappresenta di norma circa il 30% dei cittadini degli Stati Uniti. Lo stesso fenomeno si ripropone in gran parte del Senato e per il Congresso, dato il sistema elettorale lì in vigore.

Al contrario, in un altro Paese in cui si andrà presumibilmente a votare nel 2016., e cioè la Spagna, l’adozione dei sistema proporzionale ha determinato una lunga ed estenuante crisi di governo, con la prospettiva di nuove elezioni a breve scadenza e nello stesso tempo con forti probabilità che nemmeno il nuovo voto sia determinante ai fini della formazione di un Governo sufficientemente autorevole e non continuamente alla mercè di piccoli gruppi (come per decenni è avvenuto in Italia….).

Governabilità o rappresentanza? Questo è il problema. L’Italia ha scelto per circa 70 la seconda via, ora si accinge ad intraprendere la prima. Forse è il caso di affidarsi ad un noto proverbio inglese, wait and see, aspettta e vedi, e cioè, empiricamente, valutare se gli effetti positivi del nuovo sistema supereranno quelli negativi, ma certamente l’adozione del sistema maggioritario deve essere accompagnato dal risveglio di una forte e robusta partecipazione civica, da una stampa non asservita al potere, da Regioni e Comuni dalla schiena dritta, E’ il vecchio, ma sempre valido “gioco” della democrazia, quello dei pesi e contrappesi.

Giorgio Campanini