È un titolo azzeccato quello di Zurlini: “Ubaldi, una città in testa”. Ubaldi, infatti, aveva in testa una “sua” immagine di Parma, come è pure giusto dire che anche Parma, per tanti anni, ha avuto in testa Ubaldi, il sindaco di Parma.

Ma sabato 12 marzo 2016, nella sala Aurea Parma della Camera di Commercio, con una partecipata celebrazione, i suoi collaboratori hanno chiuso la sua stagione politica, già un pò oscurata dai fatti degli ultimi anni, e lo hanno passato alla storia.

 

C’erano tutti…meno uno: dai primi amici di Vigatto ai suoi fedelissimi assessori; c’ero anch’io che con Dante e Silvano abbiamo condiviso i primi suoi passi in politica inserendo a sorpresa quel giovane ed intraprendente studente del biennio di ingegneria in una terna giovanile per il consiglio comunale di Parma con una spumeggiante campagna elettorale. Erano gli anni kennedjani ….; erano gli anni in cui sognare”nuove frontiere” ed “un mondo migliore” non era una bestemmia. Il successo fece tanto rumore e tanto entusiasmo che riuscimmo anche a dire di no ad un senatore che offriva posti all’Università o alla Cassa di Risparmio per avere quel gruppo di giovani nella sua corrente… Altri tempi !

E Ubaldi, sostenuto da un bel manipolo di giovani, cominciò la scalata con la conquista della segreteria del movimento giovanile DC parmense, poi di quella regionale, poi l’ingresso in consiglio comunale…..Ma la veloce scalata fece esplodere la prima sua “crisi”: non mediò né con gli avversari né con gli amici: quando perse …perse tutto a livello locale e regionale! Anche la corrente di Forze Nuove non volle più inserirlo nella terna ufficiale e dovette chiedere aiuto a quell’on. Borri che diceva di non aver votato, per inserirsi nella terna da lui sostenuta e ritornare così in Consiglio comunale. Il successo da capogruppo e da vicesindaco lo spinse, nel 1992, a mettersi in concorrenza, senza successo, con Borri, che lo aveva sempre sostenuto nei precedenti passaggi, per un posto alla Camera, facendo una scelta che spaccò la Sinistra democristiana.

Da quella scelta breve fu obbligato il passo di giocare in proprio ….che egli giocò alla grande, intuendo, con anticipo sui tempi, la voglia di civismo che stava maturando nella società di fine ‘900: sconfisse così il conservatorismo di sinistra e di destra, dando vita al movimento, tutto suo, di Civiltà Parmigiana.

Nel primo mandato buttò tutto l’entusiasmo suo e dei suoi sostenitori, tutta la voglia di progettazione accumulata negli anni di vita politica intensamente vissuta ed capovolse i tempi di una città da tempo addormentata; mise anche tutte le sane energie maturate dalla sua storia e dalle innate capacità. L’orgoglio parmigiano venne promosso con intensità e capacità, annullando ogni opposizione. Parmigiani, in quegli anni erano inoltre sia il ministro dei lavori pubblici che l’Assessore regionale ai lavori pubblici…… Altre felici coincidenze per quegli anni furono per Parma la scadenza di un centenario verdiano, la partenza dell’alta velocità, l’assegnazione dell’Efsa: tutti appuntamenti che portarono immagine e soldi da usare nelle casse comunali. Il secondo mandato da sindaco fu più controverso, condizionato anche da quel “delirio di onnipotenza” che, dopo i grandi successi, lo segnò, non permettendogli di completare il suo sogno.

La Ghiaia, l’esportazione dei rifiuti fuori provincia, la moltiplicazione di piccoli interventi urbanistici, la nuova destinazione dell’Ospedale Vecchio, ma specialmente la metropolitana sono state alcune fra le battaglie che hanno diviso la città ed hanno oscurato il suo percorso illuminato.

Elvio ha saputo entrare nei cuori e nelle speranze di tanti parmigiani; ha saputo rivoltare la città dando una immagine di qualità e tanta progettazione. Solo dopo sono emersi gli aspetti critici, accresciuti dalla incapacità dei suoi successori che, con un po’ di incertezza, egli aveva sposato, come se fosse sua quella scelta che invece non avrebbe voluto fare…. perché lui, fino all’ultimo, sperò tanto di poter fare il terzo mandato come sindaco di Parma…. In testa aveva ancora tanti sogni che non potevano essere spenti nemmeno dalle debolezze fisiche.

Maria Teresa Guarnieri, l’assessore che molti amici volevano come suo successore, ha proposto di riprendere quel filo interrotto dalla scelta di Vignali, ma anche se tante speranze potranno essere riprese, l’aria che si avvertiva in Civiltà Parmigiana sanciva senza appello che Ubaldi era passato nella storia lasciando nei suoi tanta nostalgia ma la consapevolezza che una esperienza era finita. In alcune generazioni di parmigiani rimarrà una immagine ben scolpita di un amministratore, logicamente non da tutti condiviso, che aveva in testa un sogno, tutto suo, senza confini per Parma….un sogno svanito nel buio.

Eugenio Caggiati