“Per amore del nostro popolo noi non taceremo. Reagire alle mafie qui ed ora”: questo il titolo del convegno organizzato lo scorso 6 marzo, in Centro Pastorale da alcune tra le associazioni che hanno sede nel Centro stesso: Azione Cattolica, Msac (Movimento Studenti di Azione Cattolica), Fuci (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), Meic (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale) e Gruppo Mission, insieme a LiberaParma.

I relatori sono stati don Enrico Rizzi (assistente Msac e Fuci), don Paolo Boschini (parroco della Beata Vergine Addolorata a Modena e docente di filosofia e scienze sociali alla facoltà teologica dell’Emilia-Romagna a Bologna) e Antonio Pignalosa del coordinamento di LiberaParma.

 

Il convegno, che ha visto un’ampia partecipazione, in particolare di giovani, ha avuto inizio con l’introduzione di don Enrico Rizzi, che ha ripercorso le parole di denuncia e condanna alle associazioni mafiose da parte dei Papi Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e, in ultimo, Francesco. Ha sottolineato come le associazioni mafiose siano incompatibili con il messaggio d’amore del Vangelo e ha spronato la Chiesa di Parma a prendere una posizione forte e a rinunciare all’omertà.

Molto significativa anche la presentazione dei vari responsabili delle associazioni sul perché di questa iniziativa: “non ci dobbiamo accontentare di illusioni rassicuranti, ma dobbiamo comprendere appieno la realtà”- dice Ilaria Campari, presidente del gruppo Fuci insieme a Gabriele Carbognani; “I care! (Ci importa)”- dice Anna Ravasini, segretario di Msac insieme a Giulia Ravarani; “anche la nostra associazione, impegnata nel mondo della cultura e del lavoro e centrata sui problemi attuali, è molto toccata da questo tema” – concorda Claudia Nebbi del MEIC; “difendiamo la democrazia con le nostre armi: preghiera, formazione di ragazzi, giovani e adulti”, dice Tommaso Ronchini, segretario diocesano di AC; “non possiamo iniziare un viaggio senza la giusta sensibilizzazione”- conclude Elisa Tosini, presidente Gruppo Mission.

La parola passa poi ad Antonio Pignalosa che con un “brain-storming” sulla situazione delle mafie in Emilia (con ben 200 arresti nel corso dell’operazione Aemilia) ci introduce al dibattito. Si sofferma appena più a lungo sulla situazione di Parma, dove l’ombra di Cosa Nostra e della ‘ndrangheta si sta facendo sempre più cupa.

Successivamente prende il microfono don Paolo Boschini, relatore principale della serata, che condivide con noi la sua esperienza personale a contatto con la realtà mafiosa.

La vicenda ha inizio nel 2011 con l’organizzazione di una mostra fotografica dal titolo “Scampia. Volti che interrogano” nella sua parrocchia, a Modena. Autore della mostra è Davide Cerullo, che a Scampia era entrato nel “sistema” della Camorra per poi riuscire ad uscirne e divenire attivista.

Il Sabato Santo, entrando in chiesa, Don Paolo ha notato che alcuni pannelli erano stati sfregiati in modo “intelligente” -“chiari segni intimidatori della camorra”- ci dice: una “X” su una foto che denunciava l’oppressione della mafia; un punto interrogativo su quella che esprimeva “le nostre madri sono la forza che ci può salvare!” e infine una croce sul viso di un ragazzo che guarda attraverso un buco, simbolo di un futuro migliore.

Don Paolo però non si è fermato, anzi, ha cominciato la sua battaglia contro la Camorra presente a Modena, anche dopo gli sms di minaccia.

Grazie all’aiuto dei sui parrocchiani -“la sua scorta”, li definisce- è riuscito a portare avanti il senso di giustizia e di legalità –“combattendo la mafia”- dice lui –“non con l’odio e l’indignazione ma con l’unione”.

Un punto questo su cui Don Boschini insiste: combattere la mafia con l’amore perché la criminalità organizzata- paragonata a uno stato “borbonico”,rigido, dei potenti, che nega diversità e libertà- non sia stimolo a costruire uno “stato di polizia”, ma ad aprirci sempre ai più deboli e poveri accorgendosi che sono loro la nostra forza più grande.

“La Chiesa deve farsi portavoce contro la camorra, non rimanere inerte e fare il suo gioco”- riprende don Boschini -“e i preti, ministri del messaggio di pace di Cristo, devono farsi carico di aiutare la società a vivere nella legalità”. Infine conclude dicendo: “anche la società civile non è esente da colpe perché deve far sentire la sua voce, non delegare il ‘lavoro sporco’ a qualcun altro e mettersi in gioco lei stessa.”-

Il segnale che è uscito dalla serata è chiaro: REAGIRE!

La Chiesa deve reagire e stasera l’ha dimostrato partendo dalla presenza delle associazioni, dei laici, e dei suoi ministri. Tuttavia su questo ultimo punto Don Boschini si interroga: “Perché sul nostro territorio è così difficile trovare sacerdoti impegnati? Proprio qui dove le mafie potrebbero essere sconfitte! Se si riesce a reagire- almeno in parte- a Scampia, cosa ci impedisce di farlo qui?”

Ma la questione interroga tutta la Chiesa, intesa nel suo insieme, come popolo di Dio: per essere fedeli al Vangelo e al ruolo che i cristiani sono chiamati a ricopre nella società, occorre che essi siano in prima linea nel denunciare la presenza della criminalità mafiosa, nel testimoniare un modello di convivenza – fatto di solidarietà, di servizio, di trasparenza – opposto a quello mafioso e nel promuovere nella stessa comunità cristiana e nella realtà civile una vera cultura della legalità.

Gabriele Carbognani – Ilaria Campari
Presidenti gruppo FUCI di Parma