Abbiamo chiesto al nostro socio Pietro Folloni, che vanta un pluridecennale esperienza come consulente finanziario, di spiegarci i cambiamenti normativi intervenuti di recente nei rapporti tra banche e risparmiatori. Lo ringraziamo per la preziosa collaborazione.

1) Ci puoi riassumere in poche righe le novità introdotte con la normativa sul cosiddetto bail-in?

Una recente Direttiva Europea ha introdotto in tutti i Paesi europei regole armonizzate per prevenire e gestire eventuali crisi bancarie e delle imprese d’investimento.

Già durante l’attività ordinaria le preposte autorità potranno preparare dei piani di risoluzione di eventuali situazioni di crisi, anche intervenendo con estesi poteri per migliorare la solvibilità delle singole banche.

Si potranno attuare piani di risanamento ai primi segni di deterioramento delle condizioni, ovvero usare strumenti di intervento tempestivo; e nei casi più gravi disporre la rimozione dell’intero organo amministrativo e alta dirigenza con la nomina di amministratori temporanei. In ogni caso, o poco o tanto, si dovrà realizzare una ristrutturazione sull’Istituto in difficoltà, per evitare interruzioni dell’attività e poter ripristinare condizioni di sostenibilità economica. L’alternativa, in Italia, sarebbe la liquidazione coatta amministrativa (sostitutiva del fallimento).

Gli strumenti specifici quindi a disposizione sono:

– vendita di una parte delle attività in capo all’istituto ad altri

– trasferimento temporaneo delle attività e passività ad una Banca/Ponte per proseguire le funzioni più importanti in vista di una successiva vendita sul mercato

– trasferimento delle attività deteriorate alla Bad Bank che ne gestisca la liquidazione e liberi la parte sana da un pesante fardello

– applicazione del BAIL-IN: consiste nella svalutazione di azioni e crediti, con eventuale conversione in azioni, per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in difficoltà.

BAIL-IN significa “salvataggio interno”; prima invece si parlava di Bail-Out cioè “salvataggio esterno”, attuato con intervento in pratica dello Stato o di altri istituti che si accollavano attività e passività con relativa Clientela … come è successo per esempio con la Banca del Monte di Parma, assorbita da Intesa Sanpaolo.

2) Cosa cambia per il risparmiatore? E per gli istituti di credito?

Se prima il Risparmiatore/Correntista percepiva la Banca come un ente solido per definizione, oggi abbiamo cominciato a capire che non sempre è così. Oggi una Banca potrebbe persino fallire, come qualsiasi altra Azienda privata. Oggi non si può più contare sulla copertura assoluta da parte dello stato o del “Sistema” in generale; è quindi molto importante la corretta e prudente capitalizzazione dell’Istituto ed una gestione attenta dei rischi di credito assunti nei confronti della Clientela privata e aziendale.

Se quindi una banca non fosse più in grado di far fronte ai propri impegni, e se non si ottenessero risultati apprezzabili dai primi tre passi sopra elencati, si dovrebbe ricorrere al predetto BAIL-IN, al verificarsi del quale si procederebbe ad aggredire una serie di attività o rapporti in capo alla banca sofferente.

E’ stata predisposta una gerarchia di riduzione del valore delle attività della banca, dalla più alla meno rischiosa, anche con eventuale riconversione in capitale della banca stessa per ricostruirne la consistenza.

In estrema sintesi, chi pagherà prima di tutto e in successione? Elenchiamo in ordine di priorità decrescente:

– Azionisti e possessori di strumenti di capitale

– possessori di obbligazioni subordinate secondo il grado di subordinazione

– Obbligazionisti ordinari

– depositi per la giacenza oltre i 100.000 euro, per ogni Cointestatario o Piccola Media Impresa in rapporto.

Sono comunque escluse da tale procedura principalmente le seguenti fattispecie:

> depositi sotto il limite precedente, sempre per Cointestatario

> passività garantite in modo specifico ( es. Covered bonds)

> beni detenuti per conto della Clientela (cassette di sicurezza e Titoli in C/Deposito)

> debiti verso Dipendenti, commerciali e fiscali, purchè privilegiati dalla normativa fallimentare.

In via discrezionale, se ci fosse una buona soddisfazione delle pretese del mercato, potrebbe intervenire il fondo di tutela dei depositi bancari per una parte delle passività.

Per gli Istituti di credito è cambiato prima di tutto l’ambiente economico col quale confrontarsi; se prima si dava per scontata la presenza della crescita economica, ora che siamo in una situazione di conclamata stagnazione è più difficile fare utili ed applicare margini a causa anche del basso costo del denaro. E sono aumentati i crediti incagliati.

Negli ultimi tempi quindi le banche sono ricorse a varie manovre per: aumentare il capitale proprio, contenere e se possibile cedere le sofferenze, limitare i rischi assunti sia commercialmente che geograficamente, cedere attività e rami di azienda non strategici. Il tutto per adeguarsi ai parametri richiesti dagli organi di sorveglianza e rispettare indici minimi di capitalizzazione prudenziale.

Sono poi cambiate le regole di sorveglianza a livello europeo, oggi applicate dalla BCE sui principali Istituti di “rilevanza sistemica”; questo anche in rapporto a criteri di rafforzata vigilanza e patrimonializzazione.

3) A tuo parere, l’informazione che viene oggi fornita da questi ultimi su vantaggi e rischi delle varie forme di investimento è sufficiente o si potrebbe fare di più e/o  meglio?

Oggi sono aumentate molto le regole da rispettare in sede di proposta commerciale alla Clientela; sono aumentati i controlli e la legislazione ha fatto molti progressi per porre cautele sia in sede di primo contatto che nello svolgimento del rapporto di collocamento e consulenza sui prodotti d’investimento. La fiducia è sempre l’elemento costitutivo alla base del rapporto bancario; il miglior risultato si verifica quando il rapporto si basa su un assoluto rispetto del profilo del Cliente e sulla corretta acquisizione delle informazioni in seguito ad una intervista condotta principalmente con lo scopo di capire veramente quali siano le esigenze reali e la propensione al rischio della Persona e del suo Nucleo Familiare.

Ancora oggi, con l’eccesso di informazioni a disposizione, c’è comunque il rischio di capire poco e male; di venire indirizzati su prodotti non consoni alla propria sopportazione di probabili rischi o vincoli alla liquidabilità. E’ possibile che il personale addetto al collocamento non sia purtroppo all’altezza del compito, oppure guardi più ad eventuali incentivi o guadagni, piuttosto che avere un occhio di riguardo per la ragionevolezza della proposta.

Da ultimo, non possiamo escludere il fatto che oggi l’economia mondiale si trovi, come ha detto Mario Draghi, a “navigare in acque inesplorate”! Oggi abbiamo da fronteggiare una serie di situazioni in effetti inedite, a fronte delle quali gli strumenti classici della politica economica ancora faticano a venirne a capo … e questo oggettivamente complica l’attività di consulenza!

4) Infine una tua valutazione tecnico-politica sul cosiddetto “decreto Salvabanche”: è stato un provvedimento complessivamente equo o ha ragione chi lo contesta?

Questo provvedimento è stato applicato in modo brusco, ma probabilmente non si poteva fare molto altro; ci troviamo in un campo molto complesso, che forse è stato semplificato troppo dall’informazione quotidiana. In effetti l’Italia già l’anno scorso era in ritardo nel recepimento della normativa europea, ma va’ anche detto che esistevano pressanti inviti dall’anno prima ancora a che si procedesse da parte degli Istituti ad informare la Clientela dell’arrivo del Bail.In!

Purtroppo, abbiamo poi capito tra le righe dei resoconti giornalistici che i quattro Istituti, poi commissariati, erano da diverso tempo sotto attenta osservazione ed erano stati invitati a regolarsi meglio.

Sorge spontanea la domanda: “ma perché li hanno lasciati fare? Perché non li hanno fermati prima che combinassero tutti quei guai?”

A questo punto ci si potrebbe chiedere: ma allora oggi il sistema bancario europeo e mondiale è più o meno solido rispetto a prima, cioè prima che iniziasse la crisi finanziaria innescata dal fenomeno dei mutui c.d. subprime e dal fallimento della Lehemann Brother’s?

Indubbiamente via via che ci si è resi conto delle criticità, si è intervenuti per risolverle. Non è detto che ora tutto sia a posto, anzi! Però indubbiamente c’è molta più consapevolezza dei rischi espliciti e impliciti sia dell’economia che dei vari strumenti finanziari classici o innovativi.

I provvedimenti di ordine generale che sono stati presi hanno portato ad un aumento medio generalizzato della capitalizzazione delle banche, ad una riduzione della c.d. “leva” di bilancio cioè ad abbassare il rapporto fra capitale ed impegni assunti. La vigilanza è cresciuta e di conseguenza l’attenzione ai rischi.

Le banche centrali sono e continuano ad intervenire per fornire liquidità al sistema (per tenerlo “lubrificato”!).

Certamente è ormai sentire comune che gli allentamenti monetari abbiano dato il massimo ed ora siano necessarie politiche adeguate per proseguire l’opera sul piano dell’economia reale.

Oggi la sfida vera è favorire una migliore redistribuzione del reddito, questo mediante la creazione di nuovi posti di lavoro, ed anche una più equa ripartizione della ricchezza. Oggi è aumentata la disuguaglianza, e questo non aiuta perché non basta fare la somma dei patrimoni individuali per dire che alla sera tutti mangiamo la stessa quantità e qualità di cibo e godiamo dello stesso benessere e possibilità di sviluppo sociale. Oggi le Famiglie fanno più fatica di ieri, anche a formarsi e a procreare, e questo alla lunga pesa sullo sviluppo!