A cura di un qualificato gruppo di studiosi – coordinati da Giorgio Vecchio, Professore ordinario di Storia contemporanea nella nostra Università e qualificato specialista degli ambiti della storia della Chiesa e del Movimento cattolico – è in corso al stesura di un’opera la cui probabile intitolazione sarà “Il Concilio Vaticano II e la Chiesa di Parma – Recezione, conquiste, rimozioni”.

Il volume, la cui pubblicazione è prevista per i primi mesi del 2017, comprenderà una serie di saggi di affermati studiosi come don U. Cocconi, P. Trionfini, P. Bonardi e R. Torti.

 

Un nuovo volume, dunque, fra i tanti che si pubblicano a Parma, destinato ad arricchire le biblioteche e a promuovere un dialogo fra studiosi delle diverse discipline? Se questo soltanto fosse l’intento del libro non vi sarebbe di che rallegrarsi (anche se la cultura è un bene in sé e per sé). Negli intenti dei promotori della ricerca essa ha però tutt’altra finalità: quella di fare il punto della recezione, nello specifico contesto di Parma, del Vaticano II, nei suoi aspetti positivi ma anche in quelli problematici: non è un caso, sotto questo aspetto, che nel sottotitolo si faccia riferimento anche a possibili “rimozioni”.

Che cosa è passato e che cosa non è passato, nello specifico contesto parmense, dell’evento conciliare? E’ questa una domanda impegnativa alla quale fino ad ora non è stata data un’organica risposta. Non sono mancati, infatti, studi interessanti ma circoscritti, dalla Storia dell’Azione Cattolica di Parma di Paolo Trionfini al nostro recente lavoro, esso pure riferito al contesto parmense, “Dall’Unità d’Italia al post-Concilio”. E’ tuttavia mancata una corale ed analitica riflessione sull’incidenza che il Concilio – come evento e non solo come insieme di documenti – ha avuto nello specifico contesto di Parma. Ed è appunto questa lacune che la ricerca in corso intende colmare.

Non si è spenta la memoria del movimento di contestazione che ha caratterizzato alcuni momenti del post-Concilio né si sono dimenticate le resistenze che da varie parti – ed anche in ambienti ecclesiali assai qualificati – sono state opposte alla piena recezione delle novità conciliari a partire dalla riforma liturgica. Perché tutto questo sia avvenuto; come e sino a che punto contrasti talora duri siano stati sanati; in quale misura, nel suo complesso, i movimento che ha preso inizio con il Concilio abbia dato luogo ad esiti realmente riformatori: questi ed altri ancora sono temi solo parzialmente sin qui affrontati; nel contesto , occorre pur dirlo, di una Chiesa locale che, in generale, non ha mostrato molta attenzione alla ricerca storica (lo evidenzia, del resto, il fatto stesso che manchi ancora oggi una storia di alto profilo della vicenda complessiva della Chiesa parmense).

Ci si potrebbe domandare – soprattutto in un contesto in cui la mentalità corrente, dalla quale anche i cattolici sono contagiati, sembra guardare soprattutto alle “cose concrete” – se valesse e valga la pena analizzare a fondo quanto è avvenuto a Parma nel cinquantennio post-conciliare: non sarebbe meglio occuparsi delle “mense dei poveri” o dell’accoglienza dei profughi e degli immigrati? E tuttavia anche virtù ed atteggiamento legati alla solidarietà, all’essere per il prossimo, al servizio dei poveri del mondo non nascono dal nulla, hanno bisogno di avere alla loro base tanto una robusta teologia (un Vangelo che annuncia la salvezza e insieme sollecita una prassi coerente) quanto una significativa storia: quella di una Chiesa, come quella parmense dell’’800 e del ‘900, ricca di uomini e donne che hanno coerentemente messo in pratica il Vangelo. L’esperienza cristiana non nasce dal nulla, ma ha bisogno di mettere radici ed una di questa è la memoria storica.

Non dunque un libro per gli archivi ma n libro per la vita e per la costruzione di una Chiesa parmense del futuro sempre più autenticamente evangelica: ciò significa appunto tornare al Concilio, ricostruire il non facile cammino della sua recezione (e quale recezione?), riscoprire il volto dei protagonisti di quella stagione, valutare ciò che del messaggio conciliare è transitato nella Chiesa parmense e ciò che invece attende ancora pratica attuazione. Alla fine, dunque si tratterà di un volume non esclusivamente rivolto al passato ma ricco di prospettive anche per il futuro: una sorta di “esame di coscienza” collettivo dal quale prendere le mosse per dare piena attuazione ad un Concilio che non è dietro di noi ma davanti a noi.

Giorgio Campanini