C’è un elemento inquietante nel dopo- primarie del centrosinistra per designare il candidato Sindaco di Milano: vale a dire la pressoché completa “sparizione” del protagonista (almeno teorico) di quella consultazione, ovvero il cittadino-elettore.

A questo, infatti, servono (o dovrebbero servire) le primarie: a dare al cittadino la possibilità di scegliere il Sindaco che lo rappresenterà in caso di vittoria evitando che la designazione venga fatta direttamente dai vertici dei partiti.

 

Ebbene, nei commenti e nelle valutazioni seguite alle primarie meneghine, degli oltre 50.000 milanesi che si sono recati ai gazebo, sfidando il freddo e la pioggia, non c’è praticamente traccia. Gli unici che hanno suscitato un po’ di interesse sono stati , chissà perché, i cinesi, protagonisti loro malgrado in quanto accusati (senza motivo, come si è poi appurato) di essersi recati a votare in massa per sostenere il candidato vincente. Eppure, quando, 5 anni fa, l’esito delle primarie fu favorevole all’esponente “di sinistra”, si levarono i peana e gli elogi per il “popolo progressista” che coraggiosamente aveva voltato le spalle ai candidati del PD. Ma stavolta no, non se parla nemmeno: la sola idea che la maggioranza dei votanti abbia autonomamente scelto Sala, ritenendolo il miglior candidato Sindaco tra quelli in lizza, è per molti assolutamente destituita di ogni fondamento; in realtà dietro ogni voto per Sala c‘era l’ombra di Renzi, anzi di CL, anzi degli immancabili “poteri forti” – tanto che qualcuno già ipotizza di schierare contro il candidato Sindaco un’alternativa davvero “di sinistra”.

La cosa è tanto più strana se si pensa che l’area politica che a livello locale fa questi ragionamenti è la stessa che, a livello nazionale, si è battuta fino all’ultimo contro quella parte della nuova legge elettorale che prevede le cosiddette “liste bloccate” alle quali avrebbe (a parole) preferito invece una scelta dei candidati basata unicamente sulle preferenze. Ma, una volta introdotte queste ultime, cosa succederebbe se (ipotesi tutt’altro che remota) anche a livello nazionale gli elettori preferissero i candidati “renziani”? E infatti, quando si discuteva dell’Italicum, qualche commentatore malizioso (o forse solo ben informato) sosteneva che chi si opponeva fieramente alle liste bloccate minacciando di far mancare il proprio voto cercava in realtà barattare il sì alla legge elettorale in cambio di qualche posto “sicuro” in quelle stesse liste….

Ora, che le primarie vivano un momento di difficoltà, se non di crisi, è indubbio; ma resta il fatto che, parafrasando una famosa boutade sulla democrazia, esse siano il peggiore sistema di scelta dei candidati a parte tutti gli altri. Così come è altrettanto certo che esse dovrebbero essere particolarmente apprezzate e sostenute proprio dalle minoranze: ben difficilmente, infatti, Sindaci “arancioni” come Pisapia a Milano (o Doria a Genova) sarebbero stati designati dalla Segreterie dei partiti. Ma applaudire le primarie solo quando il loro responso è quello auspicato è esattamente il modo migliore per gettare discredito su di esse e creare disaffezione nei cittadini. Cinesi esclusi, naturalmente.

Riccardo Campanini