Ci sono modi diversi per reagire a quella “non vittoria” (come l’avrebbe chiamata l’ex-Segretario di un importante partito) che è stata per Parma la mancata designazione a Capitale italiana della Cultura per il 2017.

La prima reazione, la più scontata,  è venuta da quei partiti di opposizione all’amministrazione Pizzarotti che hanno dato la colpa del mancato successo proprio al governo cittadino segnalando carenze e lacune del dossier presentato al Ministero. L’altra reazione – meno ovvia ma certo più interessante e costruttiva – è stata quella con cui il capogruppo del PD in Consiglio Comunale, mettendo da parte le polemiche,  ha evidenziato le opportunità, in particolare quelle legate al nuovo Polo Museale della Pilotta,  su cui Parma può comunque contare per conquistare con le proprie forze un ruolo da protagonista in campo culturale (e al quale si potrebbero aggiungere l’ annunciato recupero dell’ Ospedale Vecchio e quello del complesso ex- S. Paolo).   Dietro questa presa di posizione  della principale forza di opposizione cittadina c’è un ragionamento che non si può non condividere: che, cioè,  i riconoscimenti (dati o negati) non sono un “affare” solo di chi governa Parma, ma riguardano, nel bene come nel male, tutti. Anche perché, nel 2017, non necessariamente  l’Amministrazione in carica all’inizio dell’anno sarà la stessa dopo le elezioni di primavera….

C’è poi anche un altro aspetto da sottolineare in questa volontà di realizzare comunque importanti progetti  culturali pur  in assenza di finanziamenti straordinari, come ribadito anche dal Sindaco subito dopo il verdetto della Commissione ministeriale, e che va la di à di questa pur importante occasione: troppo spesso infatti (vale per l’Italia e, nel suo piccolo, anche per Parma) le cose importanti vengono fatte solo se e in quanto “costretti” da eventi straordinari (ricorrenze, anniversari, grandi eventi) terminati i quali si torna, quando va bene, all’ordinaria amministrazione. E allora, se il paragone non è troppo stridente, viene utile ricordare quanto successo alcuni anni fa in un ambito certo meno “alto” di quello culturale, ma che comunque ha garantito alla nostra città  successi e fama anche a livello internazionale. Si tratta, come forse si sarà capito, del Parma Calcio e in particolare della bruciante eliminazione, proprio all’ultimo minuto , dalla prima partecipazione ad una Coppa internazionale (correva l’anno 1991). Ebbene, la domenica successiva i tifosi inventarono la “festa della non qualificazione”  come segno di immutato affetto verso la squadra e come spinta a guardare avanti senza piangersi troppo addosso. Ebbene, meno di due anni dopo il Parma conquistò a Wembley la sua prima Coppa internazionale, e chissà che anche quella iniziativa così insolita dei tifosi, che normalmente in caso di sconfitta hanno ben altre reazioni, non abbia dato alla squadra lo stimolo per superare il momento difficile e proiettarsi verso nuovi traguardi.

Ora non si pretende certo che la città festeggi la “non vittoria”  di qualche giorno fa a Capitale italiana della Cultura , ma sarebbe bello – e importante – se la voglia di mettersi alle spalle quel verdetto e di ripartire subito caratterizzasse d’ora in poi le istituzioni culturali,  pubbliche e private, della nostra città. Anche perché – e almeno in questo caso l’orgoglio parmigiano ha una sua ragione d’essere – Parma “capitale della cultura” la è di già per storia,  tradizione, patrimonio artistico. L’importante è ricordarselo, non a parole ma nei fatti –  tutti gli anni, tutti i giorni dell’anno.

 

Riccardo Campanini