A fare da filo rosso alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è stato questo versetto dalla 1° lettera di Pietro. Una proposta di preghiera e riflessione che quest’anno arriva dalle Chiese della Lettonia che hanno preparato le liturgie, unite per decenni dal martirio ed oggi nella ricostruzione di un tessuto sociale lacerato.

Anche a Parma la settimana, anticipata il 14 gennaio dalla Giornata per l’approfondimento e il dialogo tra cristiani ed ebrei, è stata preparata e condotta dal Consiglio delle chiese cristiane, che riunisce dal 2004 le chiese avventista, metodista, cattolica, ortodosse e da quest’anno a la chiesa vetero cattolica.

 

E’ stato un percorso di preghiera con lo scambio di ambone, canti e riflessioni che ha toccato la Chiesa evangelica metodista di borgo Tommasini, le Missioni estere, la Chiesa avventista del settimo giorno di Via Dossetti , la Chiesa di Santa Maria del quartiere che ospita la comunità ortodossa rumena ed infine la Cattedrale.

Ogni celebrazione ha messo in rilievo sia gli elementi che i diversi culti hanno in comune che le specificità di ognuna.

Così nel giorno della conclusione lunedì 25, nel coro, cuore della Cattedrale, in un clima di profondo raccoglimento e di cordiale amicizia. il Vescovo Solmi ha presieduto i Vespri e dopo la preghiera dei salmi, le letture, i canti a più voci, alle sue parole che invocavano l’unità “che sgorga dal cuore trafitto di Cristo”, si sono aggiunti gli appelli ed i ringraziamenti della pastora metodista Mirella Mannocchio, che ha sottolineato la ricchezza della pluralità nell’unità, del pastore avventista Daniele La Mantia , di padre Ciprian Gavril della chiesa ortodossa

Romena ed infine di Massimiliano Alari della Chiesa vetero cattolica, che ha espresso la sua gioia per la possibilità di questo nuovo incontro.

Di particolare interesse è stato inoltre l’incontro avvenuto alle Missioni estere su “I processi di integrazione nelle chiese” con la presentazione del libro “Fratelli e sorelle di Jerri Mason”, che riporta una ricerca compiuta in questi anni dalla comunità evangelica dove a seguito della immigrazione, oltre 400.000 fedeli, provenienti dall’Africa dell’ovest, dell’Europa dell’est, dell’Asia, dall’America Latina, si sono aggiunti a quelli italiani. Il fenomeno ha comportato un grande impegno delle chiese, sia per l’accoglienza sul piano umanitario, sia per le nuove esigenze pastorali e di culto, tenuto conto delle sensibilità e delle diverse tradizioni. Per cui mentre per i fedeli italiani è ormai acquisito che l’evangelismo sarà sempre più arcobaleno, tra gli immigrati c’è chi ha più a cuore il senso e la sfida della integrazione e chi è più legato ad una ricostruzione di una isola etnica .

Un problema che è vivo nella nostra chiesa cattolica di Parma, dove alcune comunità di immigrati preferiscono raccogliersi in celebrazioni nella propria lingua, come quella filippina, nella Chiesa di S.Uldarico, quelle di lingua anglofona dell’Africa subsahariana nella Chiesa di S.Patrizio, quelle di origine francese a San Pancrazio, mentre chi partecipa alle celebrazioni comuni necessiterebbe di una attenzione particolare da parte degli altri fedeli parmigiani. Come ogni anno questi importanti appuntamenti delle giornate del dialogo fra ebrei e cristiani, della settimana per l’unità e della giornata della memoria, se costituiscono una ricchezza di approfondimento spirituale per chi vi partecipa, ci interpellano su come tali eventi riescano a perforare quella che Papa Francesco a Lampedusa ha definito “la globalizzazione della indifferenza” per vivere nel resto dell’anno , nello stile cristiano di tutti i giorni, lo spirito ecumenico, del dialogo, della tolleranza e in questo anno giubilare, del perdono.

Graziano Vallisneri