Commentare, interpretare, agire: queste sono le reazioni che occorrono oggi, in momenti così acuti e tragici. Non solo ‘assistere’ da spettatori passivi, ma discutere per confrontarsi (da cittadini informati e relazionati), interpretare per capire (come persone consapevoli), ed infine agire (per opporsi alla deriva barbarica, come attori responsabili che guardano ad un futuro di convivenza pacifica e concorde).

Sono evidenti i gap tra Occidente e mondo arabo (più che islamico), nonchè le deficienze da un lato dell’Europa (nel non riuscire a varare una politica di cooperazione e di sviluppo orientata al riequilibrio  tra le aree che interagiscono nel bacino mediterraneo) e dall’altro dei Paesi musulmani (nel non favorire, tranne alcune rare eccezioni, una evoluzione culturale più che urgente); ed infine si ripropongono alcune questioni troppo a lungo rinviate in alcuni precise aree (Siria, Israele-Palestina, Libano, Turchia-zone curde-Iraq) dalle quali continuano a scatenarsi tensioni pericolosissime. Solo sul versante dei rapporti con l’Iran si è aperto uno spiraglio, con il recente accordo che deve portare ad un nuovo clima (assente fin dalla rivoluzione khoeminista).

La debolezza dell’ONU, l’interventismo russo, l’indecisione e le contraddizioni della politica USA, ma soprattutto l’assenza di una vera politica dell’Europa contribuiscono a comporre un quadro che oltre ad essere instabile è privo di prospettive. In una siffatta panoramica, è arduo sperare in un futuro di pace. Come è sciocco rinchiudersi in un atteggiamento puramente difensivo, semmai ricorrendo alla chiusura delle frontiere, contro migrazioni che appaiono oggi obiettivamente inarrestabili.

Ad ogni livello si impongono decisioni che portino ad una svolta, nel segno della cooperazione: tra aree geo-economiche, nella governante internazionale, fra culture e fra religioni.

Scoraggiando ogni propensione e/o tentazione alla chiusura e alla logica identitaria; impedendo che le minoranze (etniche e religiose) restino isolate e vivano in solitudine l’attuale crisi.

Ma i ritardi accumulati su tutti questi piani rendono la situazione davvero ardua, più che difficile, anche se sarebbe assurdo considerarla disperata.

Occorre affermare una ‘vision’ lungimirante e condivisa: che ancora manca sul piano politico e culturale, tranne l’eccezione di papa Francesco (si pensi all’enciclica Laudato sì) e di alcuni altri leaders religiosi, ignorati però dai veri decisori.


A Parma: non possiamo che compiacerci di alcune risposte che prontamente sono scaturite nella nostra città: prima la manifestazione di domenica sera, poi la preghiera promossa dalla Diocesi ma specialmente l’iniziativa proposta dalla Comunità musulmana; proprio su quest’ultima vorrei soffermarmi.

Infatti quanto avvenuto, conferma la lungimiranza dell’iniziativa periodica che promossero insieme -da circa tre anni- tre soggetti: il Circolo Il Borgo, il Forum interreligioso, il Centro di cultura islamica; per fare del tanto contestato ‘CENTRO ISLAMICO’, non solo ‘LUOGO DI PREGHIERA, ma anche ‘LUOGO APERTO ALLA CITTA’.

E proprio queste sono state anche le parole chiave per intendere la grande portata dell’omelia pronunciata (in due lingue, arabo e italiano) dall’Imam Kamel Iayachi, algerino d’origine, attualmente a Treviso, con già alle spalle un’intensa attività svolta allo scopo di radicare in Italia un ‘islam europeo’.

L’appuntamento era atteso, dopo le recenti esplosioni di violenza e l’ascolto al quale erano state invitate le autorità e le rappresentanze delle altre religioni, ma sullo sfondo l’intera cittadinanza parmigiana, ha trovato piena soddisfazione. Senza alcun dubbio, anzi, perfino le aspettative più ottimistiche sono state sopravanzate da un sermone che non ha lasciato spazio alcuno ad ambiguità o a parole vaghe. Al contrario, fin dall’inizio, dopo una prima invocazione ad Allah, ecco profilarsi nelle parole dell’Imam un discorso lucido e chiaro, senza ombra alcuna: sia per ribadire l’ispirazione pacifica e fraterna delle fede musulmana, sia per condannare esplicitamente e con termini anche durissimi ogni forma non solo di violenza, ma anche di ostilità verso gli altri, come pure di disobbedienza e/o di riserva mentale e/o di distacco dal Paese ospitante, l’Italia, per molti delle nuove generazioni divenuto ormai il proprio Paese.

Un’adesione dunque piena al modo europeo di concepire la libertà, che non consente eccezioni.

Di più, due inviti mirati rispettivamente: la prima rivolta ai giovani, affinchè non cadano preda di predicazioni false ed illusorie; la seconda indirizzata alle donne, affinchè impegnino tutto il loro amore e la loro dedizione familiare per educare i figli su valori di pace e di rispetto della vita.

Con un caloroso saluto rivolto alle autorità e alle altre religioni presenti.

Al termine, il Sindaco della città è stato invitato a indirizzare un suo messaggio alla platea, a quel punto stracolma (di circa 5oo persone, mediamente giovani): con parole che hanno attestato il senso civico della Comunità islamica di Parma, da sempre impegnata in un dialogo costruttivo con le Istituzioni e da sempre parte attiva entro il Forum interreligioso (il quale a sua volta è sempre stato vicino ai bisogni espressi dalla comunità musulmana).

Un bilancio quindi del tutto positivo, per questa giornata: con un messaggio inequivocabile che dovrebbe sorreggere lo sforzo al quale sono chiamati tutti i cittadini di saper vivere la propria quotidianità in un rapporto rispettoso e aperto con ‘i diversi’. Premessa e condizione per una crescente comprensione e per una convivenza serena, libera e pacifica.

Una bella pagina anche nella storia di Parma, città cosmopolita.

Luciano Mazzoni Benoni – coord. Forum interreligioso