L’Expò è un evento che, voluto dal Governo Prodi nel 2006 ed assegnato all’Italia nel 2008, dopo anni di parole ed affari tra Regione Lombardia e Comune di Milano, tra politica e finanza, ci ha piacevolmente accompagnato nei mesi caldi dell’estate e nel primo autunno 2015; e ne sentiremo parlare ancora.

Diciamo subito che è partito… perché Renzi, appena nominato a capo del Governo, ci ha giocato la sua faccia, la sua giovinezza ed un commissario unico.

 

Quali riflessioni? Sicuramente è stato un evento: non è facile mobilitare in pochi mesi più di venti milioni di persone; sicuramente ha promosso, almeno come immagine, un messaggio (Nutrire il pianeta, energie per la vita) molto significativo e reale; sicuramente ha dimostrato che anche l’Italia può avere notevoli capacità organizzative; sicuramente ha dimostrato che il mondo è grande e piccolo insieme. Ha dimostrato anche che spesso la gente si muove senza sapere perché e per cosa.

Il Padiglione Zero era molto istruttivo; non era il più ricercato. Solo pochi cassetti del “sapere” erano, infatti, aperti nella monumentale biblioteca che spettacolarmente apriva il padiglione. Molti, troppi sono i cassetti ancora chiusi. Con una carrellata nel percorso passato, presente e futuro dello sviluppo della storia umana ci diceva le potenzialità immense del creato di fronte alla bellezza ed alla pochezza della storia umana. Non ci dovrebbe nemmeno spaventare una futura popolazione di 9 miliardi sul pianeta Terra se….. E’ un tema sul quale le migliori menti dei giovani di oggi possono giocarsi la vita ed il successo vero, personale e sociale.

Ma tanti altri padiglioni parlavano una lingua molto bella, utile e significativa. Il padiglione dell’Austria ci faceva vedere come bastano pochi mq ben progettati ….per darci la sensazione di perderci in un bosco. La Germania metteva in risalto come la tecnologia può essere un servizio quotidiano, non un padrone, per l’uomo. Anche il Terzo mondo era presente con le sue speranze. E l’Italia? Ci ha dato delle immagini insuperabili delle nostre eccellenze storiche; da molte parti si notava, però, anche l’improvvisazione frutto dei tempi troppo stretti e della nostra scarsa attitudine ad una sinergica progettazione.

Sicuramente i tempi stretti della costruzione e la scarsa promozione nel mondo hanno limitato la visita, pur considerevole, di turisti e manager stranieri. Un tale evento ed un tale investimento poteva e doveva produrre di più. Ma qualcosa ha dato e …potrà dare ancora se non riprenderemo a perderci tra le parole di molti e gli affari di pochi.

Affascinante come il progetto Expò (che deve stare attento a non perdersi in una grande fiera commerciale dell’effimero), infatti, può essere anche, per una nuova Italia, il progetto del dopo Expò. Anche la ricerca è affascinante quando è un progetto vissuto nel costante confronto fra intelligenti menti umane che non hanno confine, ma potrebbe essere il solito effimero affare di lobby sempre alla ricerca …di nuovi affari..

Eugenio Caggiati