Con un’ amplissima partecipazione – quasi “tutto esaurito” all’auditorium “Mons Bonicelli” del Centro Pastorale di viale Solferino – si è svolto lunedì scorso il primo incontro di approfondimento sull’Enciclica “Laudato Si’” di Papa Francesco, con la relazione della teologa Cristina Simonelli, docente ed esperta di Patristica ma anche studiosa attenta all’attualità, tanto da firmare un’originale e articolata introduzione al Documento pontificio nell’edizione pubblicata da PIEMME.

Il ciclo di incontri è promosso da Progetto Culturale diocesano, Centro di Etica Ambientale, Cappella Universitaria, Commissione diocesana “Iustitia et Pax” e MEIC.

 

Come sottolinea nel testo lo stesso Papa Francesco – ha esordito la prof.ssa Simonelli – si tratta di un’Enciclica rivolta a tutti e non solo alla comunità cattolica, che segue innanzitutto due binari tra loro intrecciati: “il grido della terra e il grido dei poveri”. E’ esplicita nel Documento la caratteristica dell’urgenza, non secondo un approccio catastrofista ma come presa di coscienza profonda: è urgente considerare le condizioni della Terra, perché abbiamo consumato risorse e “sporcato” il pianeta enormemente di più che nel passato; ed è urgente cambiare strada per non lasciare alle generazioni presenti e future condizioni di vita peggiori di quelle che abbiamo trovato.

Interessante, secondo Simonelli, che il primo capitolo dell’Enciclica si apra con una lettura dei principali problemi sul tappeto (seppure con alcune importanti citazioni della Scrittura) e che solo nel secondo si sviluppi una riflessione biblico-teologica: non si tratta certo di una sottovalutazione di questa, ma di un metodo che vuole partire dalla realtà attuale per poi chiedersi come la Scrittura possa indicare le strade per agire secondo il volere di Dio in questa stessa realtà. E il messaggio biblico è molto esigente, perché nella Genesi all’uomo e alla donna è affidata la responsabilità di custodire il giardino, il che non li autorizza a un dominio assoluto e a uno sfruttamento senza limiti. Siamo infatti “di terra” – ricorda il Papa e sottolinea diverse volte la relatrice – e non dobbiamo mai dimenticarlo.

Altro aspetto importante dell’Enciclica è il riconoscimento della riflessione portata avanti nelle comunità cattoliche locali, a livello ecumenico e da altre religioni: vanno in questa direzione – come dei “moduli” che non si esauriscono in se stessi ma tengono aperta una prospettiva da sviluppare verso altre esperienze non citate nel testo – i riferimenti ad alcune Conferenze Episcopali, al Patriarca Ortodosso Bartolomeo I, a un maestro sufi. Risulta inoltre fondamentale e ben evidente nell’Enciclica il dialogo con le scienze e l’apporto di studiosi e studiose di economia e finanza.

In effetti, uno degli aspetti centrali e più originali della “Laudato Sì” , ha ricordato la relatrice, è la stretta correlazione tra la questione ambientale, la giustizia sociale, la qualità delle condizioni di vita delle persone e dei popoli. Senza sposare la teoria della “decrescita”, Papa Francesco ritiene infondata l’idea della “ricaduta felice” – secondo cui l’arricchimento di alcuni finirà prima o poi per avvantaggiare in diversa misura tutti – sottolineando la necessità di un rallentamento della corsa verso il consumo di beni e risorse naturali. Occorre quindi un’economia equa, rispettosa delle peculiarità di ogni popolo e territorio, che rinunci all’arricchimento dato dal commercio delle armi; occorre in definitiva accettare il limite, rispettare le differenze e le minoranze, secondo un’ottica di “ecologia integrale” che si lasci alle spalle l’assolutismo del paradigma tecnocratico.

Dalle repliche di Simonelli alle domande del pubblico, meritano di essere ripresi in particolare i riferimenti alla presenza, nell’Enciclica, di tracce della riflessione ecofemminista, in cui è centrale l’idea di “essere terra, essere corpo” e la relazione che intercorre tra sfruttamento della Terra e divario tra uomini e donne, anche nella sua declinazione di violenza dei primi sulle seconde.

L’Enciclica, ha concluso la teologa, è una sfida, che certo trova attenti tanti gruppi e tante esperienze già avviate da tempo su questi temi ma che non è scontato penetri nella coscienza di tutti i cattolici e, ancora di più, degli uomini e delle donne del nostro tempo: per questo, c’è una responsabilità, in primis della comunità cristiana, nel prendere davvero sul serio la Laudato Sì e a farne un criterio fondamentale del proprio agire.

 

Sandro Campanini