Arrivano. Arrivano sempre più numerosi, sulla costa sud dell’Europa attraversando il Mar Mediterraneo. Con la morte davanti agli occhi. Da almeno trent’anni arrivano dal Nord Africa, dal Marocco, dall’Egitto poi dai paesi in guerra dell’Africa subsahariana.

Fuggono dalla fame, dalla violenza, dai conflitti, sfidano il deserto, i maltrattamenti, la schiavitù, rischiano la vita sui barconi.

 

Fuggono, per vivere. Singole persone, famiglie, bambini, anche non accompagnati.

Hanno con sé solo la loro vita. Sono arrivati dall’Albania e dalla ex Iugoslavia, dai paesi dell’Est europeo per cercare in Europa lavoro e sicurezza.

Ora arrivano dalla Siria e dal Medioriente, devastati dalle guerre e dall’Is.

Oggi i migranti, i profughi, i rifugiati, i richiedenti asilo arrivano in Europa come possono, per mare e per terra. Perché sperano nell’Europa.

Una migrazione epocale che si intensificherà e durerà a lungo.

Verso l’Europa, la civiltà del diritto e dell’umanità

Noi ne siamo spettatori e protagonisti, ne siamo coinvolti. Poco consapevoli, non capiamo ancora cosa significhi essere una speranza per gli altri.

In altri luoghi, nel mondo, ci sono analoghe migrazioni. Dal Messico agli Stati Uniti, nel Golfo del Bengala, nel Sud Est Asiatico. Si pensa che siano 250 milioni le persone che si muoveranno dalle loro terre di origine.

L’umanità si trova di fronte a questa sfida nel mondo globale. Inedita. Siamo ragionevoli, occorre affrontarla. Ne va del futuro loro e nostro: sono in gioco i valori umani, l’economia, la convivenza, la pace. La loro vita e la nostra, un unico destino, prima lo comprenderemo e meglio affronteremo il problema.

Guardiamo all’area che ci riguarda, quella europea.

Cerchiamo di capire le cause di ciò che sta accadendo: i profughi fuggono da fame e guerre, da ingiustizie e violenza, spesso provocate da noi. In Africa, in Medioriente.

E’ la politica che ha fallito, che non ha saputo spegnere gli incendi, sostenere lo sviluppo, garantire la pace. Anzi, ha portato guerre, ha lasciato crescere violenze, non ha risposto alle domande di aiuto.

Un’ Europa politica all’altezza delle sfide deve innanzitutto promuovere politiche attive in tutta l’area. La situazione della Libia è solo un esempio della insipienza della politica europea. Se invochiamo una più forte unione politica dell’Europa è perché abbiamo verificato come la sua assenza in questi decenni ne abbia indebolito il ruolo e la sicurezza.

Cerchiamo di capire come gestire l’impatto: accogliere con saggezza e razionalità, è l’unica strada.

La Germania un po’ ha capito, ha fatto i suoi conti. Noi non siamo neppure capaci di fare quelli. Tra pochi anni la popolazione italiana ed europea sarà molto invecchiata, occorrerà pure organizzare la base produttiva e il welfare di questo continente.

Di fronte alla immigrazione epocale che ci investe, solo la politica può intervenire. Con un diritto d’asilo europeo, strutture di accoglienza e di integrazione. Siamo in grado di farlo, i numeri non sono impossibili, ma è indebolita la politica, è smarrita e frantumata la società, domina la paura. E’ questa la vera ragione dei respingimenti, dei muri che si innalzano. E dalla paura nascono mostri.

Il futuro non si costruisce sulla paura ma sulla speranza, sul coraggio.

L’Europa è cultura, diritto, democrazia. Pagati a carissimo prezzo. E’ una fonte di fiducia per i disperati, ma noi, l’Europa, non ne siamo abbastanza consapevoli. Esprimiamo paura e ostilità, anche qui da noi, a Baganzola.

Vi è, infine, una domanda radicale che ci investe, che investe ciascuno di noi: chi è mio fratello? anche il profugo che oggi arriva. La fratellanza come valore umano universale, l’uguaglianza come ragione della politica. Con i secoli che abbiamo alle spalle e la follia del novecento con i suoi cento milioni di morti, come non capire oggi che il mondo ci chiede di percorrere decisamente la via della condivisione, della giustizia, dell’unità?

C’è un uomo che indica questa strada, l’ha indicata in questi giorni all’Assemblea dell’ONU che rappresenta tutti i popoli. Lui rappresenta la Chiesa Cattolica, ma non solo. La Chiesa è con lui? E’ il suo primo dovere perché quel che dice e fa è il Vangelo. Papa Francesco ci restituisce uno sguardo sul mondo che supera la paura, dà speranza e gioia. Lo sguardo più realistico, per non peggiorare la nostra condizione umana oggi che vede orrori a non finire, guerre diffuse, disuguaglianze crescenti. Ma anche passi positivi come l’accordo con l’Iran.

La situazione internazionale richiede coraggio e responsabilità, e strategie di collaborazione, a cominciare da USA e Russia, e dall’Europa. E dall’ONU, del tutto al di sotto delle sfide.

Il problema non sono i profughi, il problema siamo noi. Sul piano politico, sul piano personale. Come vogliamo che sia il mondo di domani? E’ il presente che lo definisce.

 

Albertina Soliani